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In Sicilia dopo il caro aerei c'è il caro navi: scatta la protesta degli autotrasportatori

Cronaca

In Sicilia dopo il caro aerei c'è il caro navi: scatta la protesta degli autotrasportatori

Di Redazione

PALERMO - E' scattata stamane la protesta degli autotrasportatori siciliani contro il caro navi: come annunciato, sono stati bloccati i porti e sono dunque previsti disagi. La protesta era stata annunciata da Mariano Ferro, leader dei Forconi, movimento che nel gennaio del 2012 paralizzò l’economia che viaggiava sui Tir in Sicilia. In una nota UN.I.COOP. Sicilia dice che sarà presente al fianco degli autotrasportatori dell’Aitras nel corso delle manifestazioni di protesta previste nei porti siciliani. A Catania gli aderenti alle varie associazioni di categoria e del movimento dei Forconi, che hanno indetto la manifestazione, stanno presidiando l’ingresso Darsena del porto, vicino la zona del Faro Biscari. Non si registrano, al momento, rallentamenti nella circolazione stradale e nell’ingresso al porto.

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Dal primo gennaio 2020 sul comparto dell’autotrasporto si è infatti abbattuta una stangata che corrisponde a un amento di circa il 25% sul costo del trasporto via mare. Tutto nasce da una comunicazione dell’IMO (International Maritime Organization) che ha imposto le nuove regole, effettive a livello mondiale, per ridurre l’inquinamento marittimo: il combustibile impiegato nelle navi (bunker) dovrà essere costituito da olio combustibile con livelli di zolfo pari allo 0,5%. Livello che oggi è al 3,5%.
Per adeguarsi a questa richiesta i vettori marittimi possono installare uno scrubber che abbatta le emissioni o convertire la propria flotta al GNL (Gas Naturale Liquefatto). Entrambe le alternative comportano investimenti ingenti e le compagnie marittime hanno annunciato un aumento tra il 20 e il 30 per cento sul prezzo dei trasporti da e per Italia, Sicilia, Sardegna e Malta.

Sia Grimaldi sia Tirrenia hanno già inviato i nuovi listini 2020 ai propri clienti, ma c’è chi, Grandi Navi Veloci per esempio, ha applicato già a dicembre. Aumenti che, naturalmente, non colpiranno solo gli autotrasportatori ma anche, e in vari modi, gli utenti finali sia nell’acquisto dei beni di consumo sia nei pedaggi dei traghetti.

«Si tratta di un aumento che varia a seconda della lunghezza delle tratte – ha precisato Claudio Donati, segretario nazionale di Assotir - e che oscilla da 3 a 14 euro/metro lineare. Una mazzata giustificata dalla lotta all’inquinamento - peraltro doverosa – imposta da organismi sovranazionali per l’acquisto carburanti meno inquinanti o di macchinari in grado di filtrare il carburante tradizionale. Ma tutto questo non può essere pagato dai trasportatori. Gli investimenti degli armatori – ha tuonato Donati - vanno pagati dagli armatori non dagli autotrasportatori. In più sembra che tutti abbiano dimenticato le conseguenze alle quali si va incontro. Primo fra tutte c’è il serio rischio che molte aziende dell’autotrasporto potrebbero chiudere; ma non bisogna assolutamente sottovalutare che una quota consistente di operatori tornerà a viaggiare su strada vanificando, quindi, tutti gli sforzi fatti per spostare il traffico merci dalla strada al mare con i relativi incentivi pubblici».

Di fronte a un simile scenario la misura Marebonus perderebbe qualunque significato. Gli autotrasportatori si trovano di fronte a una specie di tela di Penelope: si smontano con una mano (privata) le azioni di incentivazione verso l’uso del mare prodotti con l’altra mano, quella pubblica. Se non si può parlare di cartello degli armatori poco ci manca.

Questa situazione ha implicazioni pesantissime, innanzitutto su Catania e la Sicilia in generale che è obbligata a far passare via mare il trasporto merci. «La sede logistica siciliana è proprio Catania - precisa Santo Zuccaro, presidente provinciale di Assotir Catania -, solo qui approdano tutte le grosse compagnie di navigazione. Sono diverse centinaia le imprese dell’autotrasporto siciliano che utilizzano le autostrade del mare e che ora, su una tratta pagata fino a oggi 1.000 euro dovranno pagare 1.250 euro. È la cosa più facile del mondo fare un investimento e farlo pagare ai clienti».

Il silenzio sull’autotrasporto si sente, purtroppo, a 360° ben sapendo che è a rischio il futuro di molti bilanci e, quindi, di molte aziende. «Assotir chiede alla politica, al governo, alle istituzioni di intervenire - chiosa Donati - perché con questo aumento viene introdotto un peso sul sistema economico che modifica tutte le dinamiche. Non si può rimanere inerti davanti a questo, e se si rimane insensibili vuol dire che si è complici».

Aumenti anche per i treni

Dal primo gennaio 2020 anche i treni regionali sono più cari del 10%. Vita dura quindi per i pendolari siciliani che scelgono le ferrovie per la mobilità interna. Una costante negli ultimi anni, anche se Trenitalia sta rinnovando la “flotta” e il numero dei passeggeri sulla rete regionale è in aumento (un milione in più dal 2018 al 2019). Incremento quest’ultimo legato tra l’altro a strade sempre più disastrate, che hanno “dirottato” tanti pendolari sui treni. Emblematico il caso della Palermo-Agrigento, dove i lavori eterni sulla statale 121 e i numerosi semafori lungo il tracciato fanno schizzare oltre le due ore il tempo di percorrenza tra le due città. Fatto sta che il costo dei biglitti regionali è aumentato del 10%.

«Le nuove tariffe - ha spiegato l’assessore ai Trasporti Marco Falcone - sono inevitabili. Nel 2019 infatti abbiamo scongiurato un aumento del 7%. Oggi, a fronte di un miglioramento del servizio e lavori alla rete ferroviaria, il 10% in più credo sia sopportabile dall'utenza». E poi, ha aggiunyo Falcone, «ci sarà una riduzione del 55% sulla Caltagirone-Catania e del 30% sulla Palermo-Trapani via Castelvetrano. Ricordo che in Sicilia il costo di Trenitalia è inferiore rispetto ad altre regioni». L’assessore lega l’aumento delle tariffe pure alla nuova “flotta”: «Avere treni moderni e veloci significa maggiore puntualità. Oltre al materiale rotabile servono interventi sulla rete e stiamo pressando Rfi affinché faccia i lavori previsti. Contiamo di ridurre i ritardi eliminando pure 35 passaggi a livello, 21 salteranno in forza di una delibera di Giunta e 14 nell'ambito del raddoppio ferroviario da Bicocca a Catenanuova». 

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