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Operazione Overtrade: le vittime del racket non collaborano, scattano le denunce

Cronaca

Operazione Overtrade: le vittime del racket non collaborano, scattano le denunce

Di Redazione

CATANIA - Nell’operazione "Ovetrade" dei carabinieri di Catania, che hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare per 38 indagati, nei casi di estorsione «le parti offese non hanno collaborato». Lo ha detto il procuratore Carmelo Zuccaro sottolineano «il dato negativo registrato tra le vittime del racket» e invece «ringraziando l’Arma per l’ottimo lavoro fatto». Per la maggior parte di quelli che hanno detto di avere pagato perché «conoscevano lo spessore criminale del gruppo» non scatterà la denuncia perché manca la prova delle minacce, ma due titolari di un’impresa per la raccolta di rifiuti solidi urbani della provincia etnea, in base a delle intercettazioni agli atti dell’inchiesta e alle dichiarazioni di un pentito, sono indagati per false dichiarazioni ai Pm.

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Le estorsioni avevano come centro "operativo" soprattutto i paesi di Mascalucia e Nicolosi. Tra le intercettazioni le dichiarazioni dei vertici del gruppo in cui si sottolinea la loro "supremazia" criminale nella zona: «Il paese è dei paesani...», affermano riferendosi a un’estorsione avviata da un clan di Catania. E parlando tra loro delle vittime non esitavano a minacciare «di rompergli le corna» o di «doverlo ammazzare se non si comprano la cassetta».

Ma il mercato economicamente più conveniente è considerato quello del traffico e dello spaccio di droga che, secondo stime dei carabinieri, fattura al capo del gruppo «decine di migliaia di euro al mese». Al telefono per parlarne usavano un linguaggio criptico con riferimento alle auto: una «Audi Q5» se si trattava di cocaina e una «Fiat 500» nel caso di marijuana.

L’esponente di spicco del gruppo è Salvatore Mazzaglia, elemento di elevato spessore criminale e in passato transitato dal clan Pulvirenti a quello Santapaola-Ercolano che rimprovera un giovane che voleva uscire con la sua ragazza invece di "lavorare": «Il territorio bisogna presidiarlo, ci devono vedere tutti e sempre», gli contesta. Salvatore Mazzaglia, arrestato in precedenza, è cognato di Piero Puglisi, genero del capomafia deceduto Giuseppe Pulvirenti 'U Mappassotù, per averne sposato la sorella, Angelina Puglisi, finita agli arresti domiciliari.

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