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Catania, la "fratellanza" tra mafia e massoneria: 20 anni a Aldo Ercolano

Cronaca

Catania, la "fratellanza" tra mafia e massoneria: 20 anni a Aldo Ercolano

Di Redazione

Venti anni di reclusione per Aldo Ercolano, sei anni e otto mesi per Giuseppe Finocchiaro e tre anni per Antonio Drago. Assoluzione, invece, per Francesco e Carmelo Rapisarda, perché il fatto non sussiste.

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Questa la sentenza emessa dal Tribunale di Catania, presieduto da Maria Grazia Caserta, nei confronti degli imputati nel processo su mafia e massoneria scaturito dall’inchiesta denominata "Brotherhood" della Guardia di finanza.

Francesco Rapisarda "sovrano" della Gran Loggia massonica Federico II era stato arrestato insieme con il fratello e altre quattro persone tra cui proprio Aldo Ercolano reggente della famiglia mafiosa Santapaola-Ercolano. L'indagine dei finanzieri aveva ricostruito gli affari del clan in alcune aste giudiziarie manovrate proprio da Ercolano. I giudici hanno assolto anche Antonino Finocchiaro, Christian Puglisi e Adamo Tiezzi.

L’operazione antimafia “Brotherhood”, dall’inglese fratellanza aveva portato agli arresti di 6 persone del clan Santapaola-Ercolano accusate di associazione a delinquere di stampo mafioso, estorsione e turbata libertà degli incanti tra essi anche esponenti della massoneria locale, qualche funzionario di banca e due avvocati del Foro di Catania. 

Diversi gli episodi estorsivi ricostruiti nel corso delle indagini, posti in essere, con metodo mafioso, nei confronti dei titolari di due locali di ristorazione uno dei quali nel centro storico di Catania. A minacciare e riscuotere - secondo l'accusa - a volte andava personalmente Aldo Ercolano, con la collaborazione del suo uomo di fiducia Giuseppe Finocchiaro, 38 anni, anche lui tra gli arrestati. Ci si occupava anche di recupero crediti, attività, questa, svolta dalla famiglia mafiosa, dietro compenso, per conto di soggetti terzi, come pure l’attività di intimidazione mafiosa finalizzata all’aggiudicazione di aste giudiziarie o a favorire l’assegnazione di pubbliche gare in favore di imprenditori “amici”.

In particolare erano alcuni “fratelli massoni” che chiedevano a Sebastiano Cavallaro, “primo diacono” della “Gran Loggia massonica Federico II di intercedere per ottenere vantaggi. Le indagini hanno pure permesso di riscontrare l’altra attività tipica delle organizzazioni mafiose, ossia il pagamento del cosiddetto “stipendio” agli affiliati detenuti e ai loro familiari.
 E Cavallaro sarebbe stato il punto di contatto fra mafia e massoneria che svolgeva un ruolo di collettore tra richieste illecite di imprenditori massoni e il clan.

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