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Coronavirus: test negativo per il cinese ricoverato a Siracusa ma dilaga la psicosi

Cronaca

Coronavirus: test negativo per il cinese ricoverato a Siracusa ma dilaga la psicosi

Di Redazione

SIRACUSA - «L'esame del tampone rinofaringeo a cui è stato sottoposto un paziente di nazionalità cinese, ricoverato in osservazione a Siracusa, ha dato esito negativo al Coronavirus». Lo dice l’assessore regionale alla Salute, Ruggero Razza che ha seguito l’evolversi del caso in stretto contatto con la direzione dell’Asp di Siracusa e con il dipartimento dell’Assessorato che coordina le attività.

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Nei confronti dell’uomo in via precauzionale era stata immediatamente attivata la procedura ministeriale prevista ed a seguito dell’esito del tampone è stato già dimesso. Quest’ultimo esame è stato effettuato dal laboratorio del Policlinico di Catania che è in possesso del test specifico per il Covid-19.

Così come previsto dalle linee guida del Ministero della Salute, adottate dell’Assessorato regionale della Salute, va specificato «che il paziente era stato visitato in tutta sicurezza da un infettivologo, posto in osservazione e sottoposto a tutti gli esami previsti che lo avevano già fatto classificare come un non caso, l’ulteriore conferma è giunta anche dall’esame del tampone». 

Secondo alcune indiscrezioni pare che il cinese, residente a Siracusa dove lavora, fosse rientrato in città dalla Cina dove si era recato per le celebrazioni del Capodanno cinese. Dopo aver festeggiato con i familiari in una città a oltre 2.000 chilometri di distanza dalla regione di Hubei (primo focolaio dell'epidemia), l'uomo sarebbe rientrato in Italia via Francoforte. Una volta a Siracusa, l'uomo avrebbe accusato una forte tosse che lo avrebbe preoccupato e indotto a chiedere aiuto ai medici dell'ospedale Umberto I che, come detto, dopo tutti gli accertamenti lo hanno dimesso in quanto risultato negativo al test sul coronavirus.

Ma la notizia del caso sospetto di Siracusa questa mattina è diventato l’argomento forte del momento, soprattutto sui social. Le prime notizie erano preoccupanti, con il passare delle ore le ansie stanno lasciando il posto alla tranquillità. Sentimenti contrastanti in cui si passa dalle facce allarmate e dalle scritte “attenzione” a commenti più meditati. «Non seminiamo paure - si legge in un commento su Facebook - adesso ogni volta che sta male un cinese, dobbiamo farci prendere dalla psicosi?». 

Ed è proprio la psicosi quella che ormai da giorni si sta propagando in Italia molto più velocemente di qualsiasi virus,  alimentata da fuorvianti informazioni che circolano sui social ed in alcuni casi anche sui media.  Gli effetti di questa psicosi si stanno riverberando soprattutto su negozi e e ristoranti cinesi con diverse persone che confessando candidamente di tenersi a debita distanza dalle attività commerciali gestite da orientali con gli affari che vanno a picco e il rischio di licenziamenti degli italiani che inquesti esercizi lavorano. Per non parlare di quelli che allontanano persino un eventuale compagno di classe o amico di origini cinesi o di quelli che si mettono inutilmente la mascherina in presenza di cinesi. 

Insomma, la psicosi da coronavirus, nonostante appelli ed inviti delle autorità sanitarie, sembra risparmiare poche persone e sembra sconfinare sempre di più nel razzismo.

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