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Catania, quando il carcere di Bicocca era nelle mani dei clan mafiosi

Cronaca

Catania, quando il carcere di Bicocca era nelle mani dei clan mafiosi

Di Redazione

«In quel periodo vi era un altissimo grado di infiltrazione mafiosa nelle istituzioni e di corruzione nella forze dell’ordine». Lo hanno detto magistrati della Procura di Catania, incontrando i giornalisti sull'operazione Thor del Ros, riportando dichiarazioni del pentito Francesco Squillaci.

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«Squillaci - hanno detto i magistrati - racconta come loro erano sempre a conoscenza dei blitz ed avevano il favore di numerosi poliziotti, carabinieri e soprattutto della Polizia Penitenziaria. Ha raccontato anche che il carcere di Bicocca era nelle loro mani e che obbligavano il comandante della Polizia Penitenziaria ad adempiere a tutte le loro richieste».

I magistrati hanno anche ricordato la figura di un brigadiere della Polizia Penitenziaria di Bicocca ora in pensione che «ebbe la forza di opporsi a mafiosi che gli avevano chiesto un favore per un trasferimento offrendogli una grossa somma di denaro. Ha rischiato la vita - hanno aggiunto - e ha rifiutato in maniera sdegnata quei soldi in un periodo in cui la corruzione tra le forze dell’ordine era altissima». Il pentito Francesco si è autoaccusato di altri 13 omicidi per i quali non c'erano indagini in corso e per questo andrà a processo hanno spiegato dalla Procura di Catania sottolineando che ha parlato di almeno 50 omicidi, tra i più importanti della storia di Catania. Tra questi quello dell’ispettore capo della Polizia di Stato Lizzio, di Gino Ilardo, di quello degli imprenditori Vecchio e Rovetta.

«Quello di Squillaci - hanno detto i magistrati - è un caso particolare perché ha fatto già 25 anni di carcere e ha deciso di collaborare dopo un percorso molto lungo, permessi premio, collaborazioni con associazioni di vittime della mafia, collaborazioni teatrali ed incontri per rinnegare il suoi passato. I magistrati hanno definito il suo “un caso particolare”. Il sistema rieducativo funziona? Quando si parla di mafiosi - ha detto il procuratore Carmelo Zuccaro - sono casi molto rari in cui funziona. Quello di Squillaci si può considerare uno di quelli».

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