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Coronavirus: tensioni anche nelle carceri siciliane, ancora caos al Pagliarelli

Cronaca

Coronavirus: tensioni anche nelle carceri siciliane, ancora caos al Pagliarelli

Di Redazione

Continuano le tensione scoppiate nelle carceri di tutta Italia e anche siciliane per i decreti sul coronavirus che vietano le visite nei penitenziari. I primi disordini erano già scoppiati ancora prima dell'ultimo e più stringente decreto e già ieri - da Milano a Palermo - avevano provocato un bilancio pesantissimo: 10 reclusi morti per overdose di psicofarmaci o soffocamento e decine di detenuti evasi a Foggia, di cui 23 tuttora ricercati. 

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E la notte è stata durissima anche in tante carceri dell'Isola, dopo le prime rivolte di ieri a Palermo. Nella notte a Siracusa i detenuti hanno dato alle fiamme le lenzuola e hanno danneggiato diversi arredi. La sommossa è durata un paio d’ore e vi hanno preso parte circa settanta detenuti del carcere di Cavadonna, a Siracusa. Carabinieri, poliziotti e militari della Guardia di finanza sono arrivati all’esterno della casa circondariale temendo che la situazione potesse ulteriormente degenerare e un elicottero di militari dell’Arma ha sorvolato la zona. La protesta è rientrata grazie agli agenti della polizia penitenziaria che sono riusciti a calmare gli animi. I detenuti hanno chiesto al direttore del carcere di considerare le loro richieste di colloqui con i familiari, comunque al momento sospesi in tutta Italia per decreto.

Da stamattina invece detenuti in rivolta a Palermo, al carcere Pagliarelli dove circa 400 i detenuti del reparto sud che stanno protestando e sono riusciti a salire sui tetti della struttura. I reparti della polizia Penitenziaria in assetto antisommossa stanno cercando di riprendere il controllo del reparto ormai da ore in mano ai reclusi.

Rientrata poi nella notte la protesta dei detenuti nel carcere Ucciardone di Palermo, dove nel corso della giornata di ieri si è registrato anche un tentativo di evasione. I carcerati hanno anche bruciato carte e lenzuola dalle finestre delle celle, iniziando a sbattere contro le sbarre oggetti di metallo.

Intanto in alcune carceri, secondo quanto riferisce il Sappe, i direttori hanno permesso i colloqui di persona tra detenuti e familiari, ma alla sola distanza di due metri.

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