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L'«isolitudine» come estremo antivirus, tutte le misure per blindare la Sicilia

Cronaca

L'«isolitudine» come estremo antivirus, tutte le misure per blindare la Sicilia

Di Mario Barresi

CATANIA - E adesso si chiude tutta la Sicilia: l’“isolutidine” come estremo antivirus. Nello Musumeci, dopo aver invocato «l’intervento dell’Esercito» per «contrastare gli arrivi dal Nord Italia», compie l’ultimo passo - quello definitivo - nella strategia di contenimento del coronavirus “d’importazione”. Oggi stesso, dopo una domenica scandita dal fitto scambio di telefonate e mail, il ministero dei Trasporti ha firmato iln decreto analogo a quello già in vigore da sabato per blindare la Sardegna.

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Stop a tutti i collegamenti

«Abbiamo raggiunto un’intesa con il ministro e attendiamo un decreto che adotti ulteriori provvedimenti restrittivi per chi vuol venire in Sicilia», aveva ammesso Musumeci ieri, annunciando di «aspettare la firma, da un momento all’altro del provvedimento che avrà validità fino al 3 aprile».

La richiesta è stata firmata nella notte da Paola De Micheli, dal momento che l’assessore Marco Falcone (dopo averla limata per tutto il giorno con il governatore) l’ha trasmessa ieri pomeriggio al capo di gabinetto del Mit, Alberto Stanganelli. La bozza girava già da un paio di giorni, ma , dopo alcuni passaggi diplomatici, ora ci sono le condizioni per trasformarla in atto ufficiale.

I punti del decreto “blinda-Sicilia”  sono quattro. Primo: sospendere tutti i collegamenti aerei (nazionali e internazionali) mantenendo soltanto due tratte al giorno di andata e ritorno per Catania e Palermo su Roma Fiumicino. Secondo: sospendere tutti i «collegamenti automobilisti interregionale», ovvero il trasporto di passeggeri su autobus e pullman. Terzo: sospendere «tutti i servizi marittimi per il trasporto dei passeggeri» (navi e aliscafi), «garantendo esclusivamente il trasporto merci», comunque sempre rispettando le deroghe previste dal decreto del premier Giuseppe Conte dello scorso 8 marzo ( e cioè «salvo che per gli spostamenti motivati da comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessita ovvero spostamenti per motivi di salute»), e «previa autorizzazione del Presidente della Regione»; saranno inoltre «possibili - si legge nella bozza concordata dalla Regione col Mit - gli spostamenti per i passeggeri da Villa San Giovanni a Messina, ma solo per comprovate esigenze di lavoro o di salute». Quarto: mantenere un solo treno “Intercity” al giorno per collegare Roma con la Sicilia.

Una quinta richiesta, complementare alle altre, è stata inoltrata al ministero della Salute: prevedere «necessari controlli sanitari alla partenza» sia per i passeggeri in arrivo con aerei e treni, sia per i conducenti dei mezzi di trasporto merci.

«Esercito per chi arriva»

Magari può sembrare eccessivo che, nella trincea siciliana della guerra ai “cervelli in fuga” (con biglietto di ritorno), Musumeci invochi i militari. Non è una boutade televisiva, perché il governatore - prima dell’esternazione a Mezz’ora in più di ieri pomeriggio - ha parlato della necessità di «maggiori controlli» con il ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese. Una telefonata sabato mattina, a cui sono seguiti contatti con i prefetti siciliani, ma anche con alcuni ufficiali dell’Esercito.

Premessa necessaria: in uno Stato democratico la polizia fa la polizia e i militari fanno i militari. Di solito funziona così. E le deroghe a questa separazione di competenze non promettono nulla di buono. «L'Esercito in strada evoca brutte cose», mette in guardia Michele Emiliano. Il governatore della Puglia minimizza: «Non è che per sgombrare una piazzetta da chi beve una birra servono i militari». In linea con Musumeci, invece, è Jole Santelli, governatrice della Calabria, che si spinge oltre le richieste del collega: «Credo che vadano coinvolti il Viminale e l’esercito anche per altre incombenze e non solo di controllo».

Ma c’è da precisare un altro punto: l’Esercito, nell’emergenza Covid-19, è già stato messo a disposizione dei prefetti, al pari delle forze di polizia, dal dpcm dell’8 marzo. «Non si tratta di mettere i carri armati sulle strade - chiarisce infatti Musumeci - ma di dare una mano a polizia e carabinieri, nello scoraggiare gli arrivi dal Centro-Nord, ma anche da altri Paesi del Mediterraneo, visto che la Sicilia è una regione di frontiera». E specifica: «Ci sono già centinaia di soldati nella disponibilità dei prefetti per l'operazione “Strade sicure". Si tratta solo di modificare gli assetti e di destinare una parte di questi uomini ai controlli nei punti di arrivo». Un muro che la Regione ha già eretto con i propri mezzi. «È chiaro che, insieme al nostro personale sanitario e ai volontari, agli arrivi nei porti, negli aeroporti e nello Stretto di Messina - ricorda il governatore - serve avere anche uomini in divisa. Ieri mattina (venerdì per chi legge, ndr) ho parlato con il ministro dell'Interno, in quanto i volontari della Croce Rossa e le guardie del Corpo forestale regionale non possono assolutamente bastare. C'è sempre lo sciocco, il furbo, quello che si sente invulnerabile. E tutto questo mette a rischio il sacrificio che cinque milioni di persone stanno facendo in Sicilia».

Per Musumeci quella contro i potenziali “untori” (studenti e lavoratori siciliani che tornano a casa) è diventata una guerra santa: 31mila, fino a ieri, i censiti nel portale della Regione. «Ma quante altre migliaia sono entrate sull’Isola - si chiede - senza avvertire la stessa responsabilità e la stessa prudenza?». Non lo sapremo mai.

Twitter: @MarioBarresi

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