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Lo sbarco dei 167 siciliani tornati da Malta. Una catanese: «Avemamo paura»

Cronaca

Lo sbarco dei 167 siciliani tornati da Malta. Una catanese: «Avevamo paura»

Di Maria Elena Quaiotti

CATANIA - «Questa è Sicilia!»: sono già in quarantena obbligatoria i 167 siciliani che ieri sera poco dopo le 20 sono sbarcati a Pozzallo. Erano partiti alle 18,30 da La Valletta dopo giorni di incognite sul loro possibile rientro in Sicilia. Un rientro prima negato, gettandoli nello sconforto, poi accordato grazie all'intervento del presidente della Regione Nello Musumeci presso l'Ambasciata italiana a Malta. Il governatore ha concesso la deroga al decreto del Mit sulle limitazioni ai collegamenti marittimi da e per la Sicilia, prevista solo per navi che portano merci, dopo aver appreso della situazione e telefonato, ieri mattina, a una delle “rimpatriate”, Roberta Martorana.

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«Voglio ringraziare – ha commentato Martorana appena prima di imbarcarsi – le tante persone che hanno smosso mari e monti per far arrivare i miei appelli, anche a nome degli altri siciliani, al presidente Musumeci. Il governatore mi ha chiamato personalmente, spiegandomi che non era stata la Regione a bloccare la nostra partenza con il catamarano di ieri sera (martedì, ndr), ma le disposizioni del Dipartimento Trasporti. Ha subito accolto la mia richiesta e si è mosso immediatamente, tanto che due ore dopo abbiamo ricevuto tutti l'autorizzazione a partire, poi confermata dall'ambasciata. Non ho dormito nottate intere, ora sono felice».

Roberta, catanese di 32 anni, un figlio di 4, Riccardo, è una dei tanti siciliani che aveva deciso di aprire un un'attività a Malta: «Una piccola panineria take away – racconta – a St Julian's. Abbiamo portato il nostro street food siciliano in quest'isola piccolissima, 316 chilometri quadri per 500 mila abitanti, ma dove il turismo è sempre stata la vera fonte di guadagno. Nonostante i prezzi di affitto alti, 100 euro al giorno più Iva per la mia attività, ho potuto vivere dignitosamente per due anni. Fino all'emergenza coronavirus, le prime attività a chiudere, ancora prima dell'imposizione, sono state ristoranti e bar. Tutto è iniziato a andar male con il calo dei flussi turistici, tanti siciliani come me hanno visto le loro speranze di un futuro per i loro figli crollare all'improvviso, il governo maltese ci ha completamente voltato le spalle. Hanno fatto allibire le dichiarazioni del loro ministro degli esteri, “chi rimane senza lavoro deve tornare a casa sua, prima i maltesi”. Come se noi non fossimo europei! La Camera di commercio italiana ha risposto a tono, ma ormai eravamo a un punto di non ritorno. A oggi (ieri, ndr) ci sono 50 casi di contagio e c'è un solo ospedale in tutta l'isola, noi ci eravamo già messi in auto quarantena».

«Gli ultimi giorni sono stati pesanti – aggiunge – avevamo le valigie pronte, pronti a partire in qualunque momento, la casa vuota, ho avuto paura di restare bloccata a Malta. Tutto ciò che faccio è per il futuro di mio figlio, ho imparato che la Sicilia non ha niente da invidiare a nessuno e vorrei non dover più lasciare la mia isola per lavorare. Ora l'importante è che l'emergenza finisca».

Le operazioni di sbarco sono state più lunghe del solito perchè ad ogni passeggero è stata controllata la temperatura corporea. «Stavano tutti bene», ha detto il medico di porto Vincenzo Morello. Prima sono sbarcati i passeggeri e poi gli autisti che trasportavano le derrate alimentari. Ora tutti andranno in quarantena obbligatoria nelle loro abitazioni e su di loro vi saranno ferrei controlli.

«Nonostante i rigidi controlli - ha però detto il sindaco di Pozzallo Roberto Ammatuna - non è semplice verificare il periodo di due settimane di quarantena non solo di chi è arrivato ieri sera ma anche dei loro familiari conviventi ed inoltre, non è nemmeno facile accertare se le abitazioni sono dotate degli spazi adatti ad ospitare con i criteri necessari l’intero nucleo familiare».

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