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In Sicilia dopo l'antimafia di facciata c'è l'anticorruzione di facciata

Cronaca

In Sicilia dopo l'antimafia di facciata c'è l'anticorruzione di facciata

Di Redazione

PALERMO - Se lo Stato in un certo qual modo è riuscito a reagire alla pericolosa antimafia di facciata, ora fare bene a guardarsi dall'anticorruzione di facciata. E' l'allarme che si evince dalla relazione del procuratore regionale della Corte dei conti, Gianluca Albo, presentata oggi. La relazione è stata pubblicata stamani dopo la decisione di annullare l’inaugurazione dell’anno giudiziario della magistratura contabile per l’emergenza coronavirus.

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 «La definizione, in primo grado, del cosiddetto processo Montante - ha scritto Albo - ha dato un importante segnale di reazione dello Stato al sistema dell’antimafia di facciata che si era insidiosamente accreditata nelle istituzioni che spesso ingenuamente, ma non sempre ingenuamente, si erano fatte "coccolare" da tensioni metagiuridiche sapientemente camuffate dalla, purtroppo diffusa, cultura dei simboli e delle solenni affermazioni di principio».

Ma per Albo «purtroppo, in Sicilia si è ben lontani da una presa di coscienza del ruolo primario affidato all’amministrazione nel contrasto alla corruzione; la tendenza delle amministrazioni è di rimuovere l’obbligo anti-corruzione concreto preferendo, sovente, l’anti-corruzione di facciata, quest’ultima affidata alla convegnistica di settore, dichiarazioni di intenti e sterili invettive intrise di logica gattopardesca».

Per il procuratore, «risulta ancora distante dai moderni canoni di buona amministrazione e da risultati efficaci di sana gestione finanziaria, l’arcaico sistema di vigilanza della burocrazia regionale sugli enti regionali, ove la vigilanza formale della Regione finisce per legittimare il consolidamento di prassi arbitrarie e privilegi autogestiti dagli enti che compongono la galassia degli enti vigilati dalla Regione».

Altro punto critico «è costituito dalla violazione del sistema premiale e delle performance ancora oggi in Sicilia spesso incurante degli obblighi di predeterminazione e specificità degli obiettivi a cui ricondurre le indennità di risultato erogabili solo e nella misura in cui l’obiettivo sia stato realmente raggiunto».

Anche nel 2019, segnala Albo, «sono risultati fuori controllo gli Iacp dell’isola, «oggetto di numerose indagini, contestazioni di responsabilità amministrativa per plurime ed eterogenee fattispecie espressive di una singolare intolleranza gestionale alla legge e ai vincoli da essa imposti». «Si registra ancora la massima disattenzione delle amministrazioni nel recupero dei propri crediti con titubanze esecutive e disponibilità attendiste incompatibili con l’interesse creditorio comune - prosegue il procuratore - Emblematica, oltre che molto grave, la vicenda che ha riguardato un ex dirigente regionale il quale, proprio di recente, ha ottenuto dalla Regione il pagamento di oltre 30 mila euro per spettanze da rapporto di lavoro nonostante fosse già, e da anni, debitore della Regione medesima per oltre 650 mila euro a seguito di condanna per danno all’Erario mai onorata».

Per il procuratore Albo «è invece, l'intervento della pubblica amministrazione al suo interno che deve essere sistematico e credibile su un piano di prevenzione reale e convinto contrasto alla mala gestio».

«L'amministrazione non può essere vittima di se stessa per buonismo e reciproca, complice, comprensione tra organi di indirizzo politico e organi di gestione - insiste il procuratore della Corte dei conti - e non può reagire alla corruzione e alla mala gestio affidandosi alla retorica di stile o confidando nell’intervento giudiziario per deresponsabilizzarsi.

«Il sistema moderno di contrasto alla corruzione si fonda su un sistema integrato di tutele - conclude - ove la tutela giudiziaria è solo eventuale rispetto alla tutela principale affidata all’amministrazione medesima tenuta non solo ad auto-tutelarsi per evitare i fenomeni di mala gestio ma, ove accertati, a creare immediata soluzione di continuità». 

Sistema collaudato

«Le felici indagini portate a termine nel 2019 da alcune Procure dell’isola - scrive ancora Albo scrive nella sua relazione - hanno dimostrato la non episodicità delle condotte delittuose in pregiudizio della pubblica amministrazione e l’esistenza di un sistema collaudato di corruzione e infiltrazione nell’azione amministrativa da parte di portatori qualificati di interessi extrafunzionali illeciti in grado di pregiudicare in concreto la concorrenza e la corretta allocazione delle risorse pubbliche».

«Si pensi alle indagini sull'Anas, sul cosiddetto sistema Siracusa, sulla gestione delle fonti energetiche alternative, sulle grandi frodi alla comunità europea - aggiunge Albo - È un momento storico importante nelle scelte di politica giudiziaria in Sicilia e per la Sicilia, che va affrontato con la consapevolezza non solo della peculiarità tecnica dell’accertamento del delitto contro la P.a ma, soprattutto, della necessità di una diversa sensibilità culturale nelle indagini, prima, e, quindi, nella successiva fase della valutazione giudiziale della prova».

Per il procuratore regionale della Corte dei Conti, Gianluca Albo, serve «un passo in avanti per corroborare il sistema anti-corruzione nell’isola, la nostra Sicilia, dove sempre più frequentemente si ripetono solenni esortazioni "a voltare pagina"». Ma, osserva, «non bastano le dichiarazioni di intenti, e non basta più neanche cambiare pagina, a mio avviso - scrive Albo nella relazione al nuovo anno giudiziario della Corte dei Conti - bisogna "cambiare libro" per pensare diversamente, per amministrare diversamente, per servire diversamente lo Stato, tutti». 

I numeri

Dalla relazione emerge che ammonta a 14,21 milioni di euro il valore complessivo delle condanne con rito ordinario comminate in Sicilia dalla Corte dei conti nel 2019, a seguito di richieste di risarcimento, per reati amministrativi, per 64,82 milioni di euro, con un incidenza dunque del 22%. Percentuale che sale al 56% se si considerano anche le sentenze emesse con rito abbreviato.

E’ pari a 2,85 milioni di euro invece l'ammontare delle somme che sono state recuperate per cassa per reati amministrativi di cui è occupata la Corte dei conti nel 2019. In particolare, 2,09 milioni sono stati recuperati in fase di esecuzione delle sentenze di condanna, e 27.931,09 euro per recuperi su ordinanze di condanna. Le riparazioni spontanee, segnala il procuratore, hanno determinato la restituzione di 538.011,22 euro: 364.227,07 euro a seguito di attività istruttoria e 173.784,15 euro per invito a dedurre. Dai giudizi abbreviati sono stati recuperati 190.268,05 euro.

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