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La commissione regionale antimafia querela Paolo Borrometi

Cronaca

Borrometi, Fava e il caso Scicli, ecco che cosa è successo

Di Redazione

Alta tensione nel mondo dell'antimafia, con uno scontro durissimo fra Claudio Fava e Paolo Borrometi. Sullo sfondo lo scioglimento del comune di Scicli.

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Tutto parte da uno sfogo di Borrometi contro la commissione regionale Antimafia presieduta da Fava.

Questo il contenuto del post pubblicato su Facebook da Borrometi il 20 aprile:
Mi si accusa di “non aver pubblicato l’appello pro Scicli contro lo scioglimento e di aver pubblicato, invece, l’interrogazione parlamentare di Lumia”.
Falso, falsissimo.
Lo dico durante l’interrogatorio in antimafia regionale. Dico “a me sembra di averlo pubblicato”. Fava afferma nella Relazione: “nonostante una ricerca abbastanza meticolosa” l’appello non c’è.
Meticolosa? Ma cosa vuol dire per il Presidente Fava “ricerca abbastanza meticolosa”?
Provate a mettere, su Google, “appello contro lo scioglimento di Scicli”, vedrete che vi apparirà la pubblicazione del 15 marzo 2015, da me – ribadisco – pubblicato.
Io quel documento l’ho pubblicato. Ed invece nella relazione si dice “Borrometi non lo ha pubblicato”.
Perché nella relazione della Commissione presieduta da Fava si dice questa cosa palesemente non vera?

Borrometi si riferisce a un passaggio della relazione della commissione, votata all'unanimità, in cui si parla dello scioglimento del Comune di Scicli:
Il giornalista Paolo Borrometi è stato tra i più attivi nel seguire e documentare l’indagine che ha portato all’incriminazione del sindaco Susino e allo scioglimento del comune di Scicli. Abbiamo provato a ricostruire con lui quelle settimane, a partire dal significativo parallelismo che accompagna l’inchiesta sul sindaco Susino e il percorso autorizzativo dell’ACIF, fino alla già citata interrogazione del senatore Lumia, che proprio agli scritti del Borrometi fa esplicito riferimento.

La tesi della commissione è che potrebbe esserci un nesso fra lo scioglimento del Comune e la posizione contraria dell'allora sindaco Susinno all'autorizzazione all'Acif, una società che chiedeva di raccogliere i residui delle estrazioni della piattaforma petrolifera "Vega" (a più grande piattaforma petrolifera fissa realizzata nell’off-shore italiano, di proprietà al 60% di Edison e al 40% dell’Eni) in un apposito impianto, un ex-pollaio ristrutturato, per il trattamento delle scorie.
Infatti nella relazione si legge:
Proprio all’indomani di un parere negativo espresso nei confronti del progetto di ampliamento presentato dall’ACIF, l’amministrazione comunale sciclitana viene travolta da un’inchiesta giudiziaria.

Ma l'Antimafia regionale, poco prima di inserire un ampio stralcio dell'audizione del giornalista modicano, nella relazione annota ancora:
Uno degli atti politici più diretti è l’interrogazione presentata dal senatore Beppe Lumia il 2 aprile 2015 in cui si accusa perfino di negazionismo (“in loco c’è, inoltre, una pericolosissima negazione della stessa presenza mafiosa, da parte di certa società e certa stampa”) quella parte di comunità che aveva manifestato forti perplessità sulla proposta di scioglimento per mafia (tra i primi firmatari, gli ex giudici Severino Santiapichi e Salvatore Rizza e il pittore Piero Guccione). Pochi giorni dopo arriva l’auspicato decreto di scioglimento a firma dell’allora Ministro dell’Interno Angelino Alfano.

Nell'audizione a Borrometi viene contestato di non aver dato spazio a chi si opponeva allo scioglimento. «Non abbiamo trovato nulla, nonostante una ricerca abbastanza meticolosa», gli dice il presidente Fava riferendosi al manifesto-appello degli intellettuali che il direttore di LaSpia sostiene invece di aver pubblicato. «A me pare sia stato pubblicato, e noi comunque abbiamo dato più volte voce a chi non voleva sciogliere quel comune...», replica in audizione Borrometi.

In una nota a margine della relazione, a pagina 124, la commissione Antimafia scrive: «Ad ulteriore e più attenta ricerca, nessun articolo a firma del Borrometi riporta notizia del manifesto “pro Scicli” né dei sui firmatari. Benché più volte sollecitato dagli uffici di questa Commissione, il giornalista non ha prodotto copia di alcuno scritto sull’argomento».

Ed è proprio su questi aspetti che arriva la sdegnata invettiva social di Borrometi: «Falso, falsissimo», dice a Fava. Invitando i follower a cercare l'articolo, «da me pubblicato il 15 marzo 2015».

Questo è l'articolo di LaSpia in questione:
https://www.laspia.it/appello-contro-lo-scioglimento-di-scicli/

Ieri sera, però, il presidente dell'Antimafia regionale, in durissimo post su Facebook viene allo scoperto, citando un articolo di GenerazioneZero che esprime molti dubbi sulla veridicità della data dell'articolo "incriminato", dopo alcune analisi sul web.
Questa la posizione di Fava dopo aver letto la dettagliata ricostruzione del giornale ragusano.
Sono allibito, arrabbiato, offeso. Perché mentire è un vizio, ma falsificare è un reato.
Per giorni Borrometi ha accusato me e l’intera commissione antimafia di aver manipolato la verità dei fatti. E adesso scopro, leggendo l’articolo che qui sotto vi allego, che l’unica maldestra manipolazione l’avrebbe fatta lui, retrodatando a cinque anni fa un articolo che in realtà non aveva mai pubblicato.
Se davvero le cose sono andate così, siamo di fronte ad un comportamento da codice penale.
Per quanto mi riguarda, ho chiesto alla Commissione un mandato per procedere per vie giudiziarie a tutela dell’onorabilità dell’istituzione che rappresento, dei nostri funzionari, dei consulenti e dei deputati, tutti accusati dagli articoli di Borrometi di aver propalato “falsità”, tutti esposti per giorni al ludibrio sulla sua pagina facebook e su altri siti compiacenti.
Da giornalista, con quarantadue anni di mestiere alle spalle, ho già comunicato all’Ordine dei giornalisti che mi autosospendo fino a quando non verrà aperto un formale procedimento per ottenere la massima chiarezza ed ogni verità su quanto accaduto e sul comportamento di questo signore.

Non si fa attendere la controreplica, sempre via social, di Borrometi:
La dignità non ha prezzo!
Leggo un post del Presidente Claudio Fava che mi ha lasciato allibito.
Si dice infatti, in tale post, che un articolo che ho pubblicato il 15 marzo del 2015 sarebbe stato manomesso.
Io non mi sono MAI sognato di manomettere alcunché, ma ho solo richiamato nella mia nota di chiarimento (di qualche giorno fa) in risposta a quello che si diceva nella Relazione dell'Antimafia Regionale sui Rifiuti il mio precedente articolo.
Aggiungo inoltre che non ho inteso offendere nessuno, ma solo ristabilire la verità dei fatti rispetto a quello che ho letto nella Relazione, nella quale risultava, appunto, che non avessi pubblicato l’articolo sull’appello contro lo scioglimento del Comune di Scicli.
E’ evidente che procederò per le vie legali in ogni sede contro chi sta alimentando calunniose insinuazioni e sospetti nei miei confronti.
La dignità non ha prezzo.

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