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Cronaca

La Regione silura Humanitas: via all'iter di revoca

Di Mario Barresi

Catania - La bomba a orologeria è piazzata in due pagine scritte su carta intestata dell’assessorato regionale alla Salute. Data: 13 maggio 2020. Il dipartimento per la Pianificazione strategica ha notificato a “Humanitas Centro Catanese di Oncologica Spa” la «comunicazione di avvio del procedimento di annullamento in autotutela» del decreto del dirigente generale n. 262 del 25 marzo scorso, nel quale - fra l’altro - si autorizzavano, nella nuova sede di Misterbianco, 20 posti letto accreditati di Neurochirugia e 20 di Ortopedia.

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Il dietrofront della Regione
La nota del dirigente generale Mario La Rocca è una clamorosa marcia indietro a meno di due mesi dal via libera al colosso nazionale di cura e ricerca oncologica. Il decreto del 25 marzo stabilisce «l’idoneità all’apertura ed all’esercizio», nella nuova sede di in contrada Cubba a Misterbianco, di 158 posti letto: 88 del dipartimento oncologico, già accreditati e provenienti dalla struttura di Catania; 70 di nuova assegnazione: 10 di Ortopedia (ma afferenti al dipartimento principale, che da 88 passa a 98 posti), più altri 60 extra-oncologici (20 di Ortopedia, 20 di Neurochirurgia e 20 di Riabilitazione funzionale).
Ma l’ultimo verdetto dell’assessorato è tranchant: l’autorizzazione a Humanitas «ad un più approfondito esame», ora «confligge con la programmazione ospedaliera vigente, validata dal Ministero della Salute».

La guerra della sanità privata
C’è un prequel. Lo scorso 30 aprile, infatti, alcuni big della sanità privata catanese (Iom, Casa di cura Musumeci Gecas, Istituto Clinico Vidimura, J. F. Kennedy, Cenacolo Cristo Re, Mater Dei, Centro Catanese di Medicina e Chirurgia, Case di Cura Gibiino e Carmide) inviano all’assessorato alla Salute una lunga istanza in cui si chiede il «ritiro in autotutela» del decreto, «con riserva d’impugnazione davanti al Giudice amministrativo». I competitor di Humanitas denunciano i «profili di criticità» e le presunte «illegittimità» dei posti di Neurochirugia («un nuovo reparto, in aggiunta a quelli esistenti» sarebbe «privo di qualunque funzionalità con la programmazione nazionale e regionale oltre che incompatibile col fabbisogno»), di Ortopedia (si cita il caso di Iom, che s’è visto «respingere analoga istanza di ampliamento della sua struttura»), ma anche dei 20 posti Riabilitazione, che però la Regione non contesta a Humanitas. Nell’istanza c’è anche un altro elemento poi fatto proprio nella nota dell’assessorato: la «violazione» dell’intesa con Aiop Sicilia, “sindacato” della sanità privata, firmata il 28 giugno 2018. Un atto che «non prevedeva due ulteriori punti di erogazione di ortopedia e di neurochirurgia», discipline che «per espresso riconoscimento» dell’assessorato «si trovano in condizioni di sovradimensiomento».


Humanitas: «Danno per i siciliani»
Ma Humanitas, ovviamente, non ci sta. Sollecitata da La Sicilia, l’azienda ricorda che la comunicazione della Regione «di rivalutare gli atti autorizzativi per le specialità aggiuntive di Ortopedia e Neurochirurgia» (che «fa seguito a un esposto presentato da alcune cliniche private»), «a oltre un mese dall’avvio delle attività, rischia di ripercuotersi in primis sui pazienti siciliani, che si vedranno negare un’importante offerta di cura, con conseguenti “viaggi della speranza” verso il Nord».
Poi si entra nel merito. «È stata la Regione stessa a chiedere, con un accordo e un decreto, l’attivazione delle due specialità, individuandole fra quelle che più spingono i pazienti siciliani a ricorrere a cure extra-Regione. In virtù di questa richiesta, Humanitas ha investito oltre 100 milioni di euro, coerenti con le specifiche regionali previste nell’accordo». Rivendicando un contesto d’eccellenza: «Humanitas Istituto Clinico Catanese è nuovo polo ospedaliero con 178 posti letto, realizzato secondo le più recenti normative in ambito energetico, di sicurezza e antisismiche. Una caratteristica, quest’ultima, che a oggi sul territorio possono vantare solo pochissime strutture, quali l’ospedale pubblico San Marco. I reparti sono dotati di tecnologie e strumentazioni di ultima generazione e di équipe di alta competenza e specializzazione». Nella messa in mora dell’assessorato si danno 30 giorni al gruppo privato per inviare «eventuali controdeduzioni». Qual è la prossima mossa? «Chiederemo quanto prima - anticipa Humanitas - un incontro alla Regione, per chiarire i contenuti della comunicazione e identificare la migliore modalità per salvaguardare le esigenze di cura dei cittadini ed evitare il danno patrimoniale per l’Istituzione». Come dire: se volete la guerra, che guerra sia.
Twitter: @MarioBarresi

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