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Mattarella concede la grazia al cameraman di Vittoria condannato ingiustamente per droga a Caracas

Cronaca

Mattarella concede la grazia al cameraman di Vittoria condannato ingiustamente per droga a Caracas

Di Redazione

«Amarù, lei è un uomo libero. Prenda le sue cose a se ne torni a casa». All’inizio Fulvio, 39 anni, gli ultimi 8 trascorsi in carcere (e altri 11 ancora da scontare), pensava che in quella stanza al secondo piano del carcere di via Garibaldi stessero scherzando. E infatti agli agenti che lo accompagnando lo ha chiesto più volte. «Ma che state dicendo, state scherzando?».

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«No Amarù, lei è stato graziato dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Lei è un uomo libero».

Poi la telefonata all’amico Seby, il tutor della cooperativa Tempora di Noto con cui ha partecipato al progetto di reinserimento sociale che prevedeva il coinvolgimento dei detenuti del carcere netino in attività turistiche. E poi quella a casa, a Vittoria, a papà Graziano e mamma Silvana: mai da quel lontano 9 novembre 2011 hanno pensato che il loro unico figlio fosse un trafficante di droga e che dal Venezuela stesse tornando in Italia con un 1 chilo e 100 grammi di cocaina. Mai. Hanno chiesto più volte attraverso i legali la revisione del processo, definito “assurdo” ed in cui lui stesso, in Venezuela, “non si sarebbe potuto difendere come si deve”. Poi l’idea, una mail da spedire direttamente al presidente Sergio Mattarella.

«Fulvio - gli ha detto un giorno papà Graziano - a me non costa nulla scrivere una mail». E bene ha fatto: suo figlio è stato graziato ed è tornato un uomo libero. Non dimentica i momenti difficili, si confida e si racconta con la voglia di chi vuole riprendere in mano la sua vita. A dire il vero in quale modo lo stava già facendo: da quando era arrivato al carcere di Noto aveva cominciato a lavorare il legno e ha partecipato anche al progetto di reinserimento sociale. Aiutava nella gestione del Complesso Museale del Barocco, grazie al progetto condiviso dal Comune di Noto e dalla casa circondariale di via Garibaldi in collaborazione con la cooperativa Tempora.

9 Novembre 2011

Fulvio è in Venezuela, nello stato di Vargas e sta per rientrare in Italia. Lo sta per fare - così come spiegò all’epoca il padre - per andare a prelevare alcuni contanti: in Venezuela non se ne possono tenere troppi e così lui torna in Italia per prelevare. «Ero in aeroporto - racconta - quando un amico mi costringe, più o meno senza darmi altre alternative, a partire con un altro zaino. Mi hanno fatto capire, con le cattive, che non potevo oppormi. Mi dicono di stare tranquillo, passo il check-in ma poi comincia l’incubo: vengo fermato, arrestato e passo 20 giorni in un sottoscala. Vado a processo: in 3 mesi si celebrano tutti e tre i gradi di giudizio. Vengo condannato: 19 anni per traffico internazionale di droga». Un macigno, a 31 anni e con una fidanza che ti sta aspettando. Comincia l’incubo, comincia una nuova vita.

Il ritorno in Italia

«Dopo 2 anni e 8 mesi riesco a tornare in Italia - prosegue Fulvio - ed arrivo a Rebibbia, dove resto per una settimana. Poi vengo trasferito a Civitavecchia. E’ vero, sono in carcere, ma le condizioni in cella non sono quelle del Venezuela». La storia d’amore si interrompe.

Aprile 2017, il ritorno in Sicilia

Passano altri tre anni e Fulvio rientra nella sua Sicilia. E’ aprile 2017. A Noto si ambienta praticamente subito, l’aria di casa gli dà forza e volontà. Ottiene anche il cosiddetto Articolo 21 che gli permette di lavorare anche all’esterno e lui, che si è sempre professato innocente, comincia a lavorare il legno e diventa anche custode. Nell’agosto 2018 parte il progetto per coinvolgere i detenuti ospiti del carcere di Noto nella gestione del Complesso Museale del Barocco. Un’idea dell’Amministrazione guidata dal sindaco Corrado Bonfanti e messa in atto attraverso la cooperativa Tempora. Fulvio diventa prima custode, poi guida turistica. Racconta la storia di Noto attraverso le famiglie nobiliari di un tempo: accoglie i turisti, mostra il sorriso di chi sa di aver subito una ingiustizia.

La vita in carcere

«Scontato dire che non è stato semplice - ammette Fulvio - perché chi non vive queste esperienze non può minimamente nemmeno immaginarlo cosa possa dire vivere tra quattro mura, avere pochi contatti con l’esterno ed aspettare solo il giorno delle visite. Io, però, non riuscivo a viverli in pieno quei giorni: stavo male all’idea di mamma e papà che dovevano venirmi a trovare in carcere».

Quel malessere è diventato la chiave di volta: Fulvio partecipa ai progetti proposti dalla casa circondariale netina, parla agli studenti di legalità e racconta la sua storia. Poi diventa custode e guida turistica: al Complesso Museale del Barocco, grazie al progetto spiegato prima, accoglie i turisti e racconta la ricostruzione di Noto dopo il terremoto del 1693.

«La giornata si spezzava - prosegue - ma la vita era sempre la stessa. Fredda. Per fortuna ho trovato un ambiente molto corretto: sono stato bravo a far emergere la mia personalità: educato e riservato, forse anche un po’ troppo. Ecco perché in carcere alla notizia della grazia ricevuta in tanti erano contenti per me».

Marzo 2019, l’email di papà Giacomo

«L’anno scorso papà decide di scrivere al presidente della Repubblica - continua il racconto Fulvio - e compila un format attraverso internet. Mi dice che non gli sarebbe costato nulla mettersi al computer e raccontare la mia vicenda. Si confronta con i legali, descrive i fatti, ribadisce non solo come io sia stato incastrato ma anche di come non abbia potuto difendermi davanti ai giudici. Il tempo passa, viene convocato anche in Prefettura a Ragusa. La cosa sembra mettersi bene». Ed infatti così è.

18 giugno 2020

E’ un pomeriggio come gli altri dentro il carcere di Noto. Fulvio tiene in ordine la sua cella. Tante riviste, soprattutto su motori e tecnologia. Poi viene prelevato dagli agenti e accompagnato in direzione. Sono attimi interminabili perché non capisce cosa gli sta succedendo. Poi quella frase. «Lei è un uomo libero - mi dicono - ed io non riesco a crederci. Mi blocco. Chiedo se fosse uno scherzo, ho la pelle d’oca. Mi passano davanti tutti i singoli giorni da quel 9 novembre 2011. Penso a mamma e papà. Chiamo Seby, preparo la valigia, torno a casa. Torno alla vita».

E adesso? «Devo recuperare il tempo perduto», dice senza troppi giri di parole. Fulvio è tornato a casa a Vittoria ma non dimentica Noto. Il progetto turistico lo ha visto coinvolto anche nelle attività dell’Info Point della città Barocca e lui stesso spera di poter dare un seguito a quanto fatto fino ad adesso.

«Mi piacerebbe continuare a Noto ma vediamo come si mette la situazione. Penso che nella semplicità ci siano le cose migliori e adesso non voglio dare nulla per scontato. Sono una persona consapevole, cambiata. I valori dei miei genitori e la loro forza d’animo: da qui ripartirò». E il suo stato su Whatsapp la dice lunga. “Home sweet home & free”, ovvero (a) “Casa dolce casa & libero”, 8 anni dopo.

Intanto oggi Fulvio è andato al mare dopo tanti anni: «E' stata bellissimo, ho davvero capito di essere un uomo libero».



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