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Migranti, il ministero della Difesa precisa: «Per la Marina militare imperativo salvare vite»

Cronaca

Migranti, il ministero della Difesa precisa: «Per la Marina militare imperativo salvare vite»

Di Redazione

ROMA - «La Marina Militare italiana ha nel proprio dna, come imperativo morale prima ancora che operativo, la salvaguardia della vita umana e il soccorso di chiunque si trovi in condizioni di pericolo in mare. Come sempre ha fatto e come continua giustamente a fare. Ed il soccorso del natante lo scorso 26 giugno è avvenuto secondo procedure consolidate». Lo precisa il ministero della Difesa, «a seguito della ricostruzione apparsa su un organo di stampa riguardante la vicenda di un gommone soccorso al largo delle coste libiche». 

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«Le operazioni di soccorso, per avere la maggiore efficacia possibile, come si deve quando delle vite umane sono in pericolo, devono essere pianificate e condotte in stretta coordinazione con tutti gli attori in campo e secondo studiati e consolidati protocolli e procedure che, se non rispettati, possono portare anche a un esito negativo dei soccorsi. Nel merito della vicenda va quindi precisato che, alla luce delle distanze relative in gioco al momento della segnalazione e delle caratteristiche delle due unità, non è corretto affermare che la citata nave militare italiana Durand De La Penne sarebbe arrivata prima della unità di soccorso libica, che è per sua natura più veloce e più idonea a questo tipo di soccorso», si spiega.

«Si sottolinea, comunque, che l’evento si è svolto in area di ricerca e soccorso (Sar) libica, che è internazionalmente riconosciuta, sotto la diretta responsabilità del competente Centro di Soccorso Marittimo di Tripoli (Mrcc) che ha tenuto conto della presenza di altre navi mercantili in zona, presumibilmente giudicate tuttavia meno adeguate ad intervenire e non ha chiesto alcun supporto di altri natanti nell’area (civili o militari). Il pattugliatore libico che ha effettuato il Sar - si legge nella nota - si trovava peraltro già in prontezza per questo tipo di operazioni nel porto di Al Khums. La procedura seguita è stata condotta nel rispetto dei protocolli previsti ed in linea con le responsabilità in capo alle autorità di soccorso competenti e riconosciute, oltre che con le dinamiche internazionali consolidate e questo ha permesso di concludere il salvataggio nel minor tempo possibile».

«L'operazione di ricerca e soccorso ad opera della motovedetta libica risulta essere durata nel complesso circa 9 ore, dalla partenza allo sbarco in porto di tutto il personale salvato. La Marina Militare Italiana non conosce il dettaglio delle tempistiche di arrivo in zona, individuazione del natante, predisposizione per il recupero in sicurezza, trasbordo e transito di rientro ad Al Khums. Si precisa, infine, che nell’area del soccorso, oltre a diverse navi civili, operavano anche navi militari di altre nazioni ed in particolare alcune navi, non italiane, che erano certamente più vicine dell’unità militare italiana. Anche a fronte di ciò, il Mrcc ha ritenuto più vantaggioso l’intervento della motovedetta libica per la rapida gestione dell’evento e il salvataggio del maggior numero di vite possibile», conclude.

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