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Ritorno a scuola, le paure dei presidi sicilia: «Non sappiamo cosa fare»

Cronaca

Ritorno a scuola, le paure dei presidi siciliani: «Non sappiamo cosa fare»

Di Gianluca Reale

CATANIA - Garantire il distanziamento, trovare spazi idonei, personale aggiuntivo che diventa indispensabile, sistemare gli spazi in soli due mesi. E, soprattutto, riuscire a garantire una didattica di base uguale per tutti. Le linee guida per la riapertura delle scuole alla prova pratica in molti casi sembrano irrealizzabili. Nelle scuole dirigenti scolastici e docenti stanno cercando di capire bene, formulano ipotesi operative che spesso si scontrano con la realtà.

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«Alcuni problemi saranno meglio esposti nella riunione della task force di martedì prossimo», anticipa Maurizio Franzò, presidente della Anp, l’Associazione nazionale presidi, in Sicilia. I punti controversi riguardano edilizia, spazi, arredi, personale e trasporti. In primo luogo, spiega Franzò, «gli enti locali sono chiamati a trovare ambienti idonei dove allocare gli studenti in “esubero”» e «sarà necessaria una massiccia revisione degli arredi poiché se si usano i banchi bisogna lasciare 80 centimetri tra banco e banco per le vie di fuga e i banchi biposto sono inutilizzabili». In secondo luogo, prosegue il dirigente, «il Ministero, e quindi l’Ufficio scolastico regionale, deve rivedere gli organici per la vigilanza e la sorveglianza degli studenti che non sono allocati nelle classi, ma in altri ambienti dove assisteranno a distanza, ma non a casa, alla lezione fatta in aula; sarà perciò necessaria una equa e corretta distribuzione delle risorse messe in campo, ovvero il miliardo di euro destinato alla scuola»; in più, rammenta il presidente dell’Anp, l’Ufficio scolastico regionale «dovrà definire cosa fare con il personale classificato "fragile" e che non potrebbe operare in presenza».

Infine, c’è il “nodo” delle competenze della Regione per quanto riguarda il «sistema dei trasporti dei pendolari»: dovendosi differenziare «gli ingressi con orario 8-13 per metà istituto e 9-14 per l’altra metà», il sistema dei trasporti dovrà garantire «l'aumento delle corse». Questi sono i primi e immediati interventi su cui i tre principali attori del sistema scuola «devono trovare risposte nei prossimi due mesi».

Il resto è in pratica a carico dei dirigenti scolastici. Che in questi giorni si fanno domande, spesso senza trovare risposte. «Ci stiamo riunendo quasi ogni giorno per fare ipotesi operative sulle linee guida, ma ognuna ci pone davanti a pochi pro e molti contro», spiega Gabriella Chisari, dirigente scolastico del liceo scientifico Galileo Galilei di Catania, 2.100 studenti. «Sono piuttosto preoccupata, ho chiesto al collegio docenti e al consiglio d’istituto di dare pareri e suggerimenti perché in questa “rivoluzione copernicana” della scuola entra in gioco anche la didattica. E c’è il problema di come assicurare una didattica di qualità».

Ci sono alcuni problemi pratici molto evidenti. Ad esempio, la ricreazione si dovrà fare in classe, «ma potremo mai tenere i ragazzi legati alla sedia? E poi all’uscita da scuola come si eviteranno gli assembramenti fuori, ci sarà qualcuno che controlla? E poi, anche volendo separare alcuni ambienti, per esempio l’aula magna, davvero l’ente locale che ha la competenza sulle scuole di tutta la provincia sarà in grado di darci risposte in tempo?».

«Noi ci faremo trovare pronti - commenta Elisa Colella, dirigente scolastico del liceo classico Mario Cutelli di Catania - ma le linee guida sono una summa di tante indicazioni già avute prima, tanto valeva dirci: fate come vi pare. Sono arrivate tardivamente e ci aspettavamo qualcosa in più. Forse qualche indicazione in più arriverà, ma prima di tutto dal ministero devono dirci quante ore per ogni curriculo dobbiamo decurtare. Devono dircelo per ogni indirizzo e deve essere uguale in tutto il territorio nazionale. Altrimenti – aggiunge Colella – lasciando tutto all’autonomia di ogni istituto si rischia di creare scuole “diverse” e invece bisogna garantire un’offerta formativa di base uguale in tutto il paese. Siamo pur sempre la scuola pubblica».

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