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Come mantenere le distanze a scuola? Parlano gli insegnanti: «Ci vuole la bacchetta magica»

Cronaca

Come mantenere le distanze a scuola? Parlano gli insegnanti: «Ci vuole la bacchetta magica»

Di Alfredo Zermo

CATANIA - Distanze, aule dislocate, flessibilità, didattica laboratoriale. Eh già. Ma fin quando spazi e risorse umane, che finora sono stati gli unici e preziosi ingranaggi del “motore scuola”, rimangono invariati, come si fa ad affrontare il rientro in aula, a settembre, garantendo la piena applicazione delle linee guida ministeriali e un pseudo ritorno alla normalità?

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«Ci vorrebbe la bacchetta magica - ironizza, e nemmeno tanto, Claudia Grassi, insegnante di Italiano al Circolo didattico “Mario Rapisardi” di Catania - Non si rientrerà in serenità, ancor meno nelle scuole primarie. Come si fa a chiedere ai bambini di stare distanti? In particolar modo alle elementari, il contatto costituisce per un buon 60% il terreno per la messa in atto di un proficuo processo di apprendimento, che si rafforza tramite la vicinanza fisica. E i bambini, durante la ricreazione, dovranno essere “ingabbiati” o potranno ancora consumare la merenda in una dimensione sociale di condivisione, di allentamento del controllo, di scambio e di gioco? Il contatto è il terreno fertile su cui potere costruire un eccellente percorso di apprendimento. Senza, tutto diventa più complicato».

Da Roma sono arrivati alcuni segnali, ma nella periferia e nella trincea della scuola pubblica restano molte le perplessità, tante quanto le riposte a questioni pratiche alle quali nessuna delle linee guida ministeriali ha ancora saputo rispondere.
«Lunedì ci sarà l’incontro con la dirigente - prosegue la docente Grassi - per discutere sull’applicazione delle linee guida ministeriali. Saggiamente, si cerca il confronto con chi lavora ogni giorno a stretto contatto con i bambini per capire se e in che modo tutto ciò sia applicabile. Mi viene in mente un altro interrogativo: come gestire l’andata in bagno? Nelle scuole non esistono bagni in aula e nell’arco di venti minuti su una popolazione scolastica di circa 800 alunni, incrociarsi nei corridoi è inevitabile. Come auspicato dal Ministero, si stava pensando di richiedere spazi a strutture pubbliche o private nel circondario, ma ciò creerebbe difficoltà logistiche ai docenti, chiamati poi a fare la spola da un posto a un altro, col rischio di lasciare scoperta l’aula fin quando si arriva».

Dunque, che fare? «Insistere sulla riduzione drastica, decisiva e permanente del numero di alunni per classi. Ma per quelle che sono formate, la turnazione è inconciliabile con la vita lavorativa di un adulto. D’inverno, comunque, staremo con la finestra chiusa. I banchi torneranno a ospitare un solo alunno ed è qui che i nodi vengono al pettine: la soluzione alla mancanza di spazi e risorse umane non la può fornire la scuola. Ecco perché mi sto procurando una bacchetta magica… ».

Si dovrà, quindi, chiudere un occhio? «Si stanno investendo i dirigenti di grandi responsabilità. È facile dare indicazioni, ma organizzarsi secondo le linee guida ministeriali con la consapevolezza che non ci sono i numeri per farlo è molto complicato. In questi ultimi mesi, il governo avrebbe dovuto impiegare energie per puntare su assunzioni e sulla ristrutturazione di edifici, piuttosto che tappare buchi con ipotesi di plexiglass e mascherine. Settembre sarà un banco di prova per tutti, durante cui, in modo particolare, si giocherà la partita ministeriale». Se fosse stato un film, la colonna sonora sarebbe toccata a Wake me up when september ends dei Green Day, il cui titolo significa letteralmente “Svegliami quando settembre è finito”… .

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