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Depuratori e fognature, in Sicilia solo 2 opere finite: la verità (e le bugie) sui commissariamenti

Cronaca

Depuratori e fognature, in Sicilia solo 2 opere finite: la verità (e le bugie) sui commissariamenti

Di Redazione

CATANIA - Superato, per fortuna senza vittime accertate, il rinculo della bomba d’acqua che s’è abbattuta su Palermo, assieme ai danni in mezzo ai detriti resta una coltre di veleni. È stato Leoluca Orlando a lanciare, a caldo, accuse pesanti: «Sul dissesto idrogeologico dal 2014 è stato commissariato il Comune che non ha alcuna competenza. Chiederemo che ci sia inchiesta della Procura per omissioni e abuso di atto d’ufficio perché non si sono fatte le opere».

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L’indice del sindaco è puntato soprattutto sul Commissario straordinario unico per la depurazione, figura di nomina nazionale introdotta nel 2015 per rispondere alle procedure d’infrazione comunitaria (una del 2012 e una del 2014) nei confronti dell’Italia per la violazione della Direttiva Ue sulle acque reflue. Orlando parla di un commissariamento «continuo e ampiamente improduttivo», una «mossa politico-affaristica frutto dello “stato di calamità istituzionale” degli anni del governo Crocetta». Il sindaco mette sul banco dei suoi imputati Vania Contrafatto (in veste di primo commissario nominato nel 2015 dal governo Renzi) proseguendo una guerra personale che sembra alimentata da una matrice freudiana-junghiana nei confronti del magistrato palermitano che già nel 2018 querelò Orlando (non è dato sapere che fine abbia fatto il fascicolo a Palermo) per altre accuse simili, ritenute «calunniose e infamanti». L’ex assessore, tornata in magistratura, nell’esposto parlava di «progetti che “sulla carta” risultavano cantierabili in realtà non lo erano».

Ed è da qui che si deve ripartire, per capire come e perché i progetti di reti fognarie e depurazione in Sicilia (1,6 miliardi il costo complessivo) sono rimasti al palo. Anche con i successivi commissari: Enrico Rolle (nominato nel 2017) e l’attuale, Maurizio Giugni, in carica dallo scorso maggio, che sulla situazione in Sicilia allarga le braccia. Questo il punto: sulle 66 opere gestite solo 2 sono completate, 13 avviate e 4 aggiudicate; i restanti 47 interventi con progettazione sono ancora più indietro: 18 conclusi o in fase di verifica, 21 in itinere e 8 da avviare.

Nell’era dell’idolatria per i commissariamenti e della santificazione del “modello Genova”, evidentemente, c’è qualcosa che non va. In un dossier di Sogesid (società in house dei ministeri dell’Ambiente e delle Infrastrutture, con capitale detenuto al 100% dal Mef), presentato negli scorsi giorni a Catania, si parla di «criticità e attività preliminari», con riferimento in particolare a «progettazione assente o carente», al «costo degli interventi spesso stimato in maniera imprecisa» e delle difficoltà nel traghettare i vecchi progetti nel nuovo Codice degli appalti.

L’esempio da manuale è proprio quello del collettore sud-orientale di Palermo, una delle opere che avrebbero potuto evitare lo scempio di mercoledì pomeriggio: un’iniziativa risalente a circa 40 anni fa, acquisito dal Commissario nel 2015 con progetto esecutivo non cantierabile da 33 milioni, ora fermo per un ricorso di Ance sul prezzario applicato nell’appalto. Stessa sorte per la rete fognaria di Castelvetrano (23,7 milioni) inchiodata in attesa della pronuncia del Tar.

«Oggi gli schemi fognari-depurativi sono stati definiti, verificati e validati», si legge nel report. In cui si accenna a un’altra «criticità» legata alla Regione, che «ad oggi non ha provveduto a definire lo strato informativo relativo alla perimetrazione degli agglomerati» necessario per «la corretta attribuzione del carico generato». Un altro problema riguarda valori attribuiti dalla sentenza della Corte di giustizia Ue a singoli comuni, «considerati agglomerati a se stanti» e invece «afferenti ad agglomerati consortili». L’esempio è nel Catanese per Aci Castello, Acicatena, Belpasso, Gravina, San Giovanni la Punta e Tremestieri. L’altro problema, risolto pagando il prezzo di un’ulteriore perdita di tempo, riguarda la necessità di accorpare lavori “polverizzati” in più progetti nell’elenco iniziale (non a caso di parlava di un’ottantina di opere, a fronte degli attuali 66) e invece poi necessariamente aggregati. Alcuni esempi? Ad Augusta erano previsti 12 interventi, che sono diventati 4; unificati i progetti a Niscemi e Scoglitti (frazione di Vittoria); accorpati quelli sull’asse Cinisi-Terrasini e Militello-Scordia.

Ma qualcosa di concreto comincia a vedersi. Ironia della sorte, nel dossier di Commissario e Sogesid, i due lavori «ultimati in fase di collaudo» sono proprio a Palermo. Il primo riguarda la “rete fognaria nella via Ripellino e Carmine dalla via Polara e via Messina montagne, dalla via Ponticello e il collettore fognario misto dalla via Palmerino al Fondo Badami”, il secondo è la “fognatura a sistema separato nella via Valenza del quartiere Villagrazia”. Per entrambi i lavori «la consegna è prevista entro la fine di luglio». E poi i cantieri avviati. Secondo il report, cinque riguardano sempre Palermo: un collettore a sistema misto (fra le vie Palmerino Molara, Ponticello Oneto e Paruta fino a Fondo Badami), le reti fognarie di Sferracavallo e del quartiere Marinella, la fognatura a sistema separato nel quartiere Villagrazia, l’adeguamento e potenziamento dell’impianto di depurazione di Acque dei Corsari. Fra gli altri lavori in corso: l’adeguamento dei depuratori di Castelvetrano (a servizio del centro abitato e delle frazioni di Triscina e Selinunte), Cefalù e Trabia; la realizzazione di una rete di acque nere da collegare all’impianto di depurazione a Campobello di Mazara; il collettore fognario di Misilmeri; il completamento dei collettori a Carini; l’adeguamento depuratore e il completamento della rete fognaria a Valderice; il completamento della rete fognaria nelle zone periferiche di Marsala.

Eppur si muove, dunque. Fra i cantieri definiti «in fase di avvio» ci sono un altro intervento a Castelvetrano (rete fognaria di Triscina e collettamento al depuratore), il completamento della rete fognaria di Marsala, il collettamento di due frazioni di Mazara del Vallo al depuratore, l’adeguamento dell’impianto a servizio dei comuni di Sant’Agata di Militello e Acquedolci.
Adesso manca il colpo d’ali. Anche per questo il commissario Giugni, una decina di giorni fa, ha incontrato Nello Musumeci a Palermo, chiedendo al governatore «un lavoro in sinergia con la Regione per accelerare l’ottenimento dei pareri per gli interventi di depurazione oggetto della condanna di Corte di Giustizia europea in Sicilia per il cattivo trattamento delle acque reflue in aree urbane». Nella riunione, a cui era presente anche il subcommissario Riccardo Costanza, si è fatto il punto su tutti gli interventi nell’Isola. E s’è affrontato il tema della collaborazione tra le due istituzioni «sullo sviluppo di due pratiche che possono portare importanti benefici ambientali»: il riutilizzo irriguo delle acque reflue trattate e la gestione razionale con il possibile riuso dei fanghi di depurazione.

Anche perché sulla Sicilia incombono altre due procedure d’infrazione comunitaria. La prima è sempre del 2014: 168 agglomerati in contenzioso, di cui 131 non conformi corrispondenti a 179 interventi; fra questi appena 4 aggiudicati e 175 non aggiudicati (71 non definiti, 104 definiti o parzialmente definiti). La seconda infrazione, risalente al 2017, coinvolge 33 agglomerati siciliani: 30 non conformi per altrettanti interventi necessari, tutti non ancora aggiudicati e solo in 8 casi definiti o parzialmente definiti.

Non si finisce mai. Quello della Sicilia contro i mostri ambientali partoriti dalla sua inerzia sembra un videogame dove a ogni livello si riparte da zero. Ma, fra ritardi atavici e brutte sorprese, c’è poco da giocare. E la realtà, purtroppo, supera la fantasia.

Twitter: @MarioBarresi

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