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Migranti, la tendopoli di Vizzini diventa caso nazionale. Salvini: «La chiuderemo come il Cara»

Cronaca

Migranti, la tendopoli di Vizzini diventa caso nazionale. Salvini: «La chiuderemo come il Cara»

Di Redazione

CATANIA - Neanche il confronto di ieri mattina in Prefettura, presenti i sindaci della zona, ha sortito un effetto diverso dal comitato per la sicurezza e l’ordine pubblico del giorno prima, al termine del quale il primo cittadino di Vizzini, Vito Cortese, aveva parlato di «in incontro dall'esito annunciato». La tendopoli per accogliere i migranti si farà, nell’ex deposito dell’Aeronautica, così come stabilito dal governo nazionale, che ha dato disposizione alla Croce Rossa per l’allestimento.

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Anche ieri il prefetto Claudio Sammartino ha ribadito ai sindaci le rassicurazioni già fornite a Cortese. Le stesse trapelate dal Viminale, fonti del quale lunedì hanno parlato di struttura «che può ospitare alcune centinaia di migranti» (massimo 300 secondo quanto rivelato dai deputati nazionali e regionali del M5S). Una tendopoli che «sarà utilizzata per la quarantena dei migranti solo in caso di emergenza se non dovessero esserci più posti disponibili» negli altri centri sparsi sul territorio. Una «struttura analoga» è inoltre «in corso di realizzazione in un’altra regione», ricordano da Roma.

Ma nemmeno il faccia a faccia col prefetto, che ha confermato un significativo presidio di forze dell’ordine ed esercito per controllare  il sito, che sarà videosorvegliato, rassicura i sindaci. «Delusione», è la parola che emerge dopo l’incontro a Catania.

E il caso della tendopoli diventa nazionale. Con Giorgia Meloni che attacca il governo, che «ha ordinato di allestire una tendopoli, che servirà a ospitare centinaia di migranti in quarantena, in una ex area militare di Vizzini», il tutto «senza preavviso e senza alcun confronto con i Comuni della zona né con la Regione Siciliana», scrive la leader di Fratelli d’Italia su Facebook. Concludendo: «Ora basta, la furia immigrazionista di questo governo è ormai completamente cieca».

E Salvini, commentando l'ipotesi di un massiccio trasferimento di migranti nella provincia di Catania, ha detto: «Ho già chiuso il mega centro di Mineo come promesso, se riaprono un centro lo chiuderemo di nuovo». 

Intanto domani, dalle 10, si terranno un sit-in e un flash mob a Vizzini. Ad annunciarlo i coordinatori regionale e provinciale di Fratelli d'Italia, Salvo Pogliese e Alberto Cardillo. Tra gli organizzatori locali dell'evento il consigliere comunale di Fdi a Vizzini, Gaetano Agosta e il coordinamento dei circoli Fdi del Calatino. Alla manifestazione sarà presente anche il vicepresidente del Senato Ignazio La Russa, oltre alla deputazione regionale, esponenti della deputazione nazionale, europea e l'assessore regionale Manlio Messina. «In maniera assolutamente composta e riguardosa di tutte le prescrizioni di legge, manifesteremo apertamente il dissenso di un popolo, che al di là degli schieramenti politici, è stanco di essere trattato da Roma e dall'unione europea come una sorta di grande campo profughi. La tendopoli di Vizzini - spiegano gli esponenti di FdI- è l'ultimo grave atto di questa assurda visione. Tutto ciò è aggravato dalla emergenza sanitaria in corso e dalle continue fughe di soggetti potenzialmente pericolosi per la salute e l'ordine pubblico, come visto a Porto Empedocle».

Alla manifestazione parteciperà anche la Lega. «In una terra dove i servizi e le infrastrutture per i siciliani vanno a rilento è davvero paradossale che una mega tendopoli per migranti venga messa in piedi in pochissimi giorni. Ci stanno rifilando la nuova edizione del Cara di Mineo con contorno di virus», ha detto il segretario regionale della Lega in Sicilia Stefano Candiani.

Anche le categorie produttive sono in stato d’allarme. «La tendopoli a Vizzini - ricorda Giovanni Selvaggi, presidente di Confagricoltura Catania - rappresenta un fatto grave specie alla luce dell’assenza di qualsivoglia concertazione. Già questo territorio paga lo scotto del Cara di Mineo, una struttura enorme che ha lasciato macerie con gravi fatti di sangue, perdita irreversibile di posti di lavoro che si erano creati, continui furti e razzie nelle campagne circostanti. Non vogliamo che il Calatino ripiombi in quella stessa identica situazione».

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