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Esami abilitazione avvocato 2020, ricorso dell'associazione praticanti

Cronaca

Esami abilitazione avvocato 2020, ricorso dell'associazione praticanti

Di Redazione

PALERMO - Pubblicati gli esiti delle prove scritte dell’esame d’abilitazione forense. La percentuale di aspiranti avvocati che avranno accesso all’esame orale è inferiore al 35%. «Un risultato - afferma il presidente dell’associazione italiana praticanti avvocati Artan Xhepa nel rendere noto il dato - al di sotto delle aspettative e che testimonia il fallimento di un sistema di verifica anacronistico».

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«Quest’anno, a causa dell’emergenza Covid, ad essere compromessa è stata anche l’uniformità della procedura di correzione degli elaborati scritti - aggiunge - infatti diverse commissioni d’esame hanno corretto da remoto, mentre in altri casi, e con una tempistica eccessivamente ridotta, la procedura è avvenuta dal vivo. Un modus operandi che ha danneggiato decine di migliaia di giovani italiani che hanno atteso il risultato per 8 mesi».

L’esame d’abilitazione forense non prevede un obbligo di motivazione. «In altre parole - spiega Artan Xhepa - si viene bocciati ma i commissari d’esame non devono neanche spiegare il perché con due righe di motivazione. Vogliamo giustizia. Per questo abbiamo dato mandato allo Studio legale Leone - Fell, specializzato nelle azioni legali contro le illegittime delle procedure abilitative e concorsuali, di presentare un ricorso straordinario al Presidente della Repubblica contro l’attuale impianto dell’esame d’abilitazione».

In particolare, verrà rilevata l’illegittimità costituzionale dell’impianto normativo che disciplina l’accesso alla professione forense per violazione dei vincoli comunitari che garantiscono il rispetto della cosiddetta libertà di stabilimento e di concorrenza e che vietano l’introduzione di ostacoli ingiustificati all’accesso al lavoro.

«Chiederemo al collegio di essere ammessi alla successiva fase orale del concorso o in subordine alla ricorrezione degli elaborati a seguito della disapplicazione delle norme contestate. Al contempo chiederemo che venga sollevata, ove ritenuto necessario, questione di legittimità costituzionale o questione pregiudiziale alla Corte di Giustizia», conclude. 

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