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Quella bici non è un ciclomotore, giudice annulla multe a palermitana

Cronaca

Quella bici non è un ciclomotore, giudice annulla multe a palermitana

Di Redazione

PALERMO - La quinta sezione civile del tribunale di Palermo (giudice monocratico Emanuela piazza), ha accolto l’appello di una donna, assistita dall’avvocato Vincenzo Sparti, riconoscendo come non equiparabile al ciclomotore la bicicletta elettrica dotata di un semplice pulsante di «start assist» che consente soltanto di muovere il mezzo da fermo fino alla velocità massima di 6 chilometri orari.

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Il Tribunale ha, pertanto, annullato tutti i verbali della polizia municipale di Palermo che erano stati elevati al conducente in forza dell’errata assimilazione del mezzo ad un ciclomotore da parte della polizia municipale, con multe per circa mille euro (il conducente non indossava il casco, mancanza di assicurazione).

Secondo il giudice monocratico, «la pronuncia del giudice di pace si fonda su un presupposto errato, ovvero il mezzo condotto dall’appellante fosse qualificabile come ciclomotore e pertanto soggetto alle norme del codice della strada per la circolazione dei ciclomotori».

Il consulente incaricato dal tribunale ha accertato che il veicolo in esame è munito di un dispositivo «start assist» che consente l’accensione del veicolo senza l’ausilio dei pedali e altresì il raggiungimento della velocità massima di 6 chilometri orari. Raggiunta tale velocità perde qualsiasi funzione, non consentendo, infatti, al veicolo di accelerare ulteriormente.

"Gli agenti verbalizzanti - è scritto nella sentenza di appello - si sono limitati, invece, a constatare che il veicolo viaggiasse senza l’assistenza dei pedali, senza accertare altresì la velocità di percorrenza che, ove fosse stata rilevata, non avrebbe potuto certamente superare 6 chilometri orari».

Nell’accogliere l’appello, il giudice ha annullato la sentenza del giudice di pace e i verbali emessi dalla polizia municipale e condannato il Comune di Palermo al pagamento delle spese di appello (764 euro).

"Si tratta di una importante pronuncia ottenuta in fase di appello dal Tribunale di Palermo - commenta l’avvocato Sparti - poiché viene in sostanza riconosciuto che la polizia municipale, per effetto di un’errata interpretazione delle norme (oggi corretta), ha adottato sequestri e irrogato sanzioni, e ciò è accaduto su tutto il territorio nazionale, a carico dei possessori di bici elettriche con "start assist" che, invece, non poteva adottare». 

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