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Pescatori siciliani liberati, Di Maio: «Nessuno scambio coi libici»

Cronaca

Pescatori siciliani liberati, Di Maio: «Nessuno scambio coi libici»

Di Redazione

ROMA - «Sono molto felice che i pescatori siano rientrati in Italia». Lo ha detto il ministro degli Esteri Luigi Di Maio a "Che tempo che fa", commentando il rientro a Mazara del Vallo dei 18 pescatori siciliani rapiti in Libia oltre cento giorni fa dalle milizie del generale Haftar.

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In questi momenti si parla tanto di questo scambio o di un eventuale riscatto pagato per la liberazione dei siciliani. «Non abbiamo ceduto nulla in cambio», ha però sottolineato il titolare della Farnesina, «abbiamo ripreso relazioni che già avevamo» di fronte alla richiesta di riprendere le relazioni. 

«All’inizio Haftar chiedeva di liberare quattro detenuti libici, incriminati in secondo grado per traffico di essere umani. Non era accettabile, gli è stato detto, c'è stata una lunga discussione», ha spiegato Di Maio.

Eppure sono in tanti ora a chiedere al governo chiarezza su eventuali accordi presi con il generale libico, anche perché  quella che sembrava una indiscrezione giornalistica dei quotidiani libici vicini a Khalifa Haftar, adesso prende corpo perché a raccontarlo sono gli stessi testimoni.

Ascoltati dagli uomini del Ros dei Carabinieri nella Caserma dei carabinieri di Mazara del Vallo (Trapani) su delega della Procura capitolina, hanno raccontato di avere sentito durante la prigionia di uno "scambio tra prigionieri". Lo raccontano anche ai giornalisti che stazionano davanti alla caserma. "Abbiamo sentito parlare in carcere di uno scambio di prigionieri tra noi e alcuni detenuti libici ma non abbiamo saputo altro. Ne parlavano i detenuti ma i carcerieri non ci dicevano niente. Ci facevano segnale che non dipendeva da loro ma da quelli più in alto di loro e indicavano le stellette militari", ha detto Pietro Marrone, il comandante del peschereccio "Medinea" uscendo dalla caserma dove è stato interrogato per quasi tre ore dai Carabinieri del Ros sui tre mesi di prigionia in Libia.

«All’inizio pensavamo che fosse un sequestro normale - dice - poi abbiamo capito che la cosa era diversa, forse era più una questione politica. Dicevano solo che era una questione Italia-Libia, Italia-Libia, Italia-Libia". E lo ripete per tre volte consecutive. A pochi passi da lui c'è un altro pescatore, che deve ancora essere ascoltato dai Carabinieri. Si chiama Giovanni Bonomo ed era sulla nave Antartide. "Dopo circa un mese di prigionia in Libia i carcerieri ci hanno detto che la Libia chiedeva uno scambio di prigionieri tra noi e quattro detenuti libici».

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