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Giustizia, il gip di Catania Nunzio: «Così Palamara danneggiò anche me»

Cronaca

Giustizia, il gip di Catania Nunzio Sarpietro: «Così Palamara danneggiò anche me»

Di Orazio Provini

CATANIA - Nel libro intervista scritto da Alessandro Sallusti “Il Sistema”, Luca Palamara, ex presidente Anm, ex componente del Csm e oggi anche ex magistrato (radiato) racconta la gestione di molti (c’è chi sostiene la maggior parte) degli incarichi verticistici degli uffici giudiziari italiana, controllati e manovrati dalle correnti dell’Anm e dai suoi interessi politico-affaristici. nelle sue pagine c’è un riferimento specifico anche a Catania.

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In particolare alla nomina del presidente del Tribunale per il quale nel 2011 erano in corsa Bruno Di Marco, poi vincitore (oggi in pensione) e Nunzio Sarpietro, attuale presidente dei Gip catanesi che impugnò al Tar del Lazio quella nomina e che nel 2014 vide accolta la richiesta di annullamento dell’incarico. Il Csm dovette riassegnare il ruolo nel 2015 e rinominò Di Marco al vertice. Così Palamara.

«Nel 2015 bisognava nominare il nuovo presidente del tribunale di Catania e Sarpietro (oggi il Gip dell’udienza preliminare del caso Gregoretti che vede imputato l’ex ministro Salvini ndr) presentò al Csm la sua candidatura. Non passò con il mio contributo decisivo, gli fu preferito un altro magistrato, Bruno Di Marco, esponente della mia corrente (Unicost ndr). Mi adoperai affinché Di Marco venisse confermato nonostante il suo legittimo ricorso al Tar. Se non sbaglio dopo quella bocciatura Sarpietro si dimise da Magistratura Indipendente, (alla cui corrente faceva riferimento)...».

Sulla questione abbiamo sentito il giudice Sarpietro: «Premesso che la mia tessera di Magistratura Indipendente c’è l’ho ancora e non mi sono mai dimesso, all’epoca ero segretario della corrente circondariale di Catania; ho appreso da questo ritaglio anticipato da qualche giornale e dal libro di Palamara del fatto che sono stato pretermesso ingiustamente dalla carica di presidente di Tribunale a Catania grazie all’illecito intervento del dott. Palamara. In realtà lui, oltre ad avermi escluso dalla vicenda catanese è stato anche il relatore che mi ha pretermesso nella carica di presidente della Corte d’appello di Torino nel 2018 (quando ero a già a Catania da anni). Sapevo che Palamara si era interessato negativamente per me solo a Torino, dove il relatore della pratica era proprio lui. Apprendo in questi giorni che si è anche interessato, a mio svantaggio e a favore di Di Marco, anche a Catania».

Continua Sarpietro: «Quello che ne esce è un quadro desolante che dimostra come una buona parte delle nomine che si fanno dei vertici degli uffici giudiziari non sono minimamente suffragate da un giudizio di merito ma solo dalle correnti. Mi chiedo come è possibile che in un Paese civile si possa confessare per iscritto di avere commesso un abuso d’ufficio e che non ci sia a oggi alcuna azione di un procuratore che persegua tali reati. Oggi si potrebbe procedere d’ufficio nei confronti di Palamara o del - o dei - soggetti beneficiari. Trovo poi singolare che quando emersero alcune indiscrezioni che riguardavano anche il tribunale di Catania, Di Marco abbia detto che con Palamara non aveva nulla a che fare. Scopriamo oggi che invece proprio Palamara si attivò affinché lui venisse rinominato presidente».

Torna a galla il ruolo delle correnti... «Le correnti hanno sempre rovinato la magistratura italiana e negli ultimi anni hanno abbattuto il requisito dell’anzianità di servizio. Il merito viene azzerato o molto ridimensionato. Io sono dell’avviso che occorrerebbe abolirle e creare un Csm con il sorteggio eliminando alla base ogni collegamento fra elettori ed eletti. Sono convinto che la riforma non sarà fatta mai, perché è nell’interesse della politica avere agganci molto forti nel Csm. Se si vuole togliere la politica dalla magistratura servirebbe fare una riforma Costituzionale».

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