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Cronaca

«Ve le do io le Cayman», D'Urso pronto a svelare all'Antimafia la spy story del mattone

Di Mario Barresi

Quando, domani pomeriggio, Tuccio D’Urso sarà di fronte all’Antimafia regionale, che gli chiederà conto e ragione di quella storia delle «isole Cayman», lui non si tirerà certo indietro. L’ex dirigente regionale anti-fannulloni non è certo il tipo da scena muta. Anzi, i riflettori della commissione presieduta da Claudio Fava (domani alle 14 l’audizione) saranno anche il palcoscenico migliore per togliersi qualche sfizio. «Ho chiesto che la mia testimonianza sia trasmessa in diretta streaming», rivela l’“Ingegnere”, chiamato in causa per una sua uscita sul Centro direzionale della Regione a Palermo. «Gli attacchi? Non voglio pensare che avvengano perché la Regione non pagherà più affitti oggi per 60 milioni, in parte intascati da anonimi possessori della maggioranza del fondo immobiliare a cui la Regione versa 40 milioni di affitti l’anno, protetti dall’anonimato azionario delle Isole Cayman, e in parte da noti proprietari immobiliari siciliani», disse D’Urso, subito convocato in Antimafia.

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«Il riferimento alle Cayman è una suggestione, tutti si sono impressionati per il luogo geografico, ma la storia degli scandali immobiliare della Regione è tutt’altro che sconosciuta», la riflessione dell’ex dirigente dell’Energia. Che in queste ore sta collezionando tutti i ritagli delle inchieste sulle vecchie operazioni immobiliari della Regione. La spy-story del mattone, con Spi (Sicilia Patrimonio Immobiliare) al centro di una intricata rete politico-finanziaria. Che non porta alle Cayman, ma in un intreccio di società e fondi globalizzati dietro ai quali, secondo D’Urso, «ci sono tutti gli interessi di chi non vuole che si realizzi il centro direzionale e prova a infangarmi proprio a pochi giorni dalla fine della gara internazionale per la progettazione di un’opera che libererà la Regione dalla schiavitù di affitti faraonici e affaristi vari».

 

La vicenda ruota attorno alla Spi, partecipata dalla Regione al 75%. Ci fu anche un’indagine della Procura di Palermo, nel 2018, sulla vicenda che D’Urso riassumerà, con altri particolari, all’Antimafia. Sul «contenuto specifico di atti e fatti oggetto dell’audizione», l’ex dirigente mantiene il riserbo «per il rispetto istituzionale dovuto alla commissione».

 

Ma alcuni elementi sono già noti. A partire dall’affare, in epoca Cuffaro, dei 33 immobili della Regione venduti nel 2007 a prezzi sottostimati (in tutto circa 200 milioni) al fondo Fiprs della ex Pirelli Re e poi subito riaffittati alla stessa Regione a canoni salatissimi (oltre 20 milioni l’anno).

 

Nel 2017 il governo Crocetta provò il “tornaindietro”. Con l’ipotesi di ricomprare quegli immobili. Ma i soci dell’ex fondo Pirelli Re nel frattempo cambiano veste: diventano Trinacria Capital e da Sicily Investments. Come scriveva la Corte dei conti nel 2008, Trinacria Capital e Sicily Investiments erano «partecipate congiuntamente per il 60% dal fondo Rreef global opportunities Fund II, amministrato dalla Deutsche Bank e per il 40% da Pirelli Re». E, attraverso i consulenti di Pwc, la trama si sposta altrove, sul fondo Global Opportunities, gestito da Deutsche Bank attraverso una piramide societaria che parte dallo Stato americano del Delaware, transita da Malta e infine approda in Lussemburgo. Il 25% di Spi è di Ezio Bigotti (immobiliarista al centro di numerosi processi e inchieste giudiziarie) protagonista del contenzioso con la Regione sul contratto per il censimento dei beni regionali per la modica somma di 80 milioni, soltanto per il lavoro svolto fra il 2007 e il 2009. Soldi andati alla cordata di Bigotti che faceva alla fine capo alla F.B., che sta per Finanziaria Bigotti, a sua volta detenuta per il 45% dalla Lady Mary II con sede in Lussemburgo.

 

Ma D’Urso proverà a parlare anche di sé. E dell’«attentato alla Costituzione» che secondo lui ci sarebbe dietro la bocciatura - lo scorso agosto, all’Ars, con voto segreto - della “leggina” chiesta dal governo regionale per derogare il limite dell’età massima dei dirigenti e permettere all’ingegnere di restare al suo posto.

 

Il presidente Gianfranco Miccichè ha annunciato querela contro D’Urso che ha parlato di «ben noti trucchetti di false votazioni». E l’ex dirigente, oggi braccio destro di Nello Musumeci commissario delegato dal governo sul Covid per i lavori sugli ospedali siciliani, rilancia: «Sarò io a denunciare Miccichè, perché quel voto, con un evidente falsificazione, ha violato un principio della nostra Costituzione, la libera espressione del voto di un parlamentare».

 

Il riferimento è alle accuse già lanciate su un “pianista” grillino che avrebbe votato (contro la legge salva-D’Urso) al posto di Francesco Cappello, ufficialmente «assente per congedo». Ma le rivelazioni di D’Urso riguarderanno anche «chi sta dietro quelli che mi attaccano, dalle trasmissioni tv alla deputata Marianna Caronia». Birra e pop-corn, buio in sala. Domani ne vedremo delle belle.

Twitter: @MarioBarresi

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