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Etna, la cenere un problema di rifiuto speciale: «È stato d'emergenza»

Cronaca

Etna, la cenere un problema di rifiuto speciale: «È stato d'emergenza»

Di Francesco Vasta

CATANIA - La cenere dell'Etna sta diventando un problema molto grosso. Anche stavolta dal cielo è piovuta una grande massa di sabbia, lapilli e pulviscolo vario che ha travolto i paesi della fascia meridionale del vulcano: da Trecastagni a Pedara fino a Belpasso, Misterbianco e naturalmente Catania. Ma l’areale di distribuzione della pioggia di cenere, rilevato dall’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia - Osservatorio Etneo, sarebbe assai più ampio: sono giunte alla sede di piazza Roma segnalazioni di ricaduta di cenere da Carlentini e da Augusta. 

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«L’impatto della cenere sta diventando sempre più importante - riflette il direttore dell’Ingv Stefano Branca - e sembrerebbe esserci una tendenza all’aumento dell’intensità di queste piogge». Secondo le rilevazioni dell’istituto, si è passati dai quattro agli ottocento grammi di materiale vulcanico per metro quadrato, rilevati dallo scorso 16 febbraio, fino all’incredibile dato dei sette chili di sabbia e lapilli che hanno coperto Milo e Zafferana la scorsa domenica. Il numero sembrava essere un po’ sovrastimato, e invece le misurazioni compiute lunedì dai vulcanologi lo hanno confermato.

A incidere sull’andamento delle ricadute sono i venti che determinano la direzione del pennacchio che si alza dal Sud-est e quanto questo “si schiaccia” sulla montagna, ma di fondo c’è che l’Etna è tornata a emetterne in grande quantità.

«Questo causa danni alla vegetazione e alle coltivazioni nelle zone più colpite - ricorda il direttore dell’Ingv - ma ci sono anche i costi enormi per le amministrazioni pubbliche della ripulitura di strade e paesi, nonché dello smaltimento della sabbia che è un rifiuto speciale».

Non immediato l’impatto per la salute umana: «Il materiale delle piogge è grossolano, di dimensioni notevoli e dunque difficile da inalare. I problemi sorgono quando la cenere non viene rimossa e si polverizza per il passaggio delle auto, ad esempio». Le mascherine che utilizziamo per difenderci dal coronavirus, tornano utili anche contro questo negativo effetto secondario delle ricadute di “rina da muntagna”.

«Torniamo a sollecitare, con forza ed estrema urgenza, la Regione affinché chieda lo stato di emergenza e intanto attivi subito uomini e mezzi della protezione civile per la calamità determinata dalle cenere piovuta sui comuni a ridosso del vulcano Etna» ha affermato il deputato e segretario regionale del Pd Sicilia, Anthony Barbagallo, che rinnova la richiesta al governo regionale "chiedendo anche di prevedere un adeguamento dei ristori in favore dei comuni etnei, previsti da un emendamento presentato dal PD e approvato in V commissione all’Ars, ma non più sufficienti visto il continuo aggravarsi della situazione».

«L'attività dell’Etna prosegue da diversi giorni e già - aggiunge - in occasione dell’eruzione del 16 febbraio avevamo lanciato un appello a Musumeci. Nulla è stato ancora fatto e la cenere che continua a piovere sta creando notevoli disagi in diversi comuni che non hanno sufficienti risorse economiche, mezzi e personale per fare fronte all’emergenza. Non si capisce cosa aspetti Musumeci - conclude Barbagallo - a dichiarare lo stato di emergenza ed a garantire un adeguato ristoro ai comuni interessati».

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