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Gregoretti, Palamara non sarà sentito, decisione su Salvini il 14 maggio

Cronaca

Gregoretti, Palamara non sarà sentito, decisione su Salvini il 14 maggio

Di Redazione

Ha una data definitiva l’udienza preliminare a Catania sul caso Gregoretti: il prossimo 14 maggio. Quel giorno il Gup Nunzio Sarpietro leggerà, nell’aula bunker di Bicocca, la sua decisione sulla richiesta di rinvio a giudizio per sequestro di persona per l’allora ministro dell’Interno Matteo Salvini per i ritardi nello sbarco, nel luglio del 2019, di 131 migranti dalla nave della Guardia costiera italiana nel porto di Augusta, nel Siracusano. Due le strade percorribili: un decreto di rinvio a giudizio, con la fissazione della prima udienza dell’eventuale processo, o una sentenza di non luogo a procedere.

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A rendere noto il calendario è stato lo stesso Gup Sarpietro che ha fissato due date per la discussione in aula per pubblico ministero, parti civili e difesa: il 10 e il 23 aprile prossimi. Lo ha fatto dopo avere letto il provvedimento con il quale ha dichiarato inammissibili le audizioni di alcuni ufficiali della Capitaneria di porto e dell’ex presidente dell’Anm ed ex consigliere del Csm Luca Palamara. L’audizione di quest’ultimo era stata chiesta dall’avvocato Corrado Giuliano in rappresentanza di una delle parti civili, l’associzione AccoglieRete.

Il penalista aveva sostenuto che sarebbe stato utile sentirlo per «fare chiarezza» su «uno spazio grigio, una preoccupante zona d’ombra» e «del clima nel quale si sono consumate le fasi del procedimento». La difesa di Salvini, con l'avvocato Giulia Bongiorno, si era opposta: «di Palamara non si sta parlando per come si dovrebbe», ma «in questo processo non possiamo fare un altro processo che probabilmente ci sarà, ma in un’altra sede». La decisione è stata adottata dal Gup Sarpietro dopo una camera di consiglio a conclusione della deposizione, come testimone, dell’ambasciatore Maurizio Massari, in qualità di rappresentante permanente dell’Italia all’Unione Europea. Secondo i legali di parte civile l’ambasciatore avrebbe detto di "non avere mai pensato di subordinare gli sbarchi alla ridistribuzione» e che «prima dell’Accordo di Malta si valutava la situazione caso per caso» con tempi non prevedibili, non certi. E questo, hanno sostenuto le parti civili, portava "profughi, migranti, famiglie e bambini a soffrire bloccati per lungo tempo su una nave senza alcun motivo valido». Diversa la lettura data della deposizione dell’ambasciatore da Salvini e dall’avvocato Bongiorno: «Massari - ha detto l’ex ministro dell’Interno - ha ricordato la realtà, le politiche sull'immigrazione che erano le stesse prima, durante e dopo» . Per la penalista «la testimonianza è stata particolarmente efficace perchè ha chiarito che c'è stata continuità politica tra il Conte uno e Conte due e tra Salvini e Lamorgese» e che "il caso Gregoretti si colloca in maniera coerente con quella che era la linea del governo nel sollecitare l’Europa».

Salvini, che il 20 marzo dovrà comparire davanti al Gup di Palermo per la richiesta di rinvio a giudizio per i ritardi nello sbarco di 147 migranti dalla Open Arms nell’Agrigentino, ha lanciato l’allarme sbarchi: «se continueranno con i ritmi di gennaio e febbraio rischiamo di superare quota 120.00 arrivi nel 2021». E ritiene che «il governo Draghi si dovrà impegnare e concentrare sul controllo di chi entra e di chi esce in Italia, perché all’emergenza economica si somma quella sanitaria».
Sulle differenze di vedute e le diverse sensibilità sul tema all’interno della maggioranza e del governo, come tra la ministra Lamorgese e il sottosegretario Molteni, il leader della Lega si è detto certo che «risolveremo tutto con il presidente Draghi, da persone serie e concrete». Sulle Procure siciliane che indagano sulle Ong ha osservato che «siamo solo all’inizio», perché, ha spiegato, «ci sono tanti fascicoli aperti che parlano di traffico di esseri umani organizzato a pagamento», ma puntualizzando che «lascio ai giudici il loro lavoro e non mi permetto di sostituirmi a loro». 

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