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Cronaca

Mafia, l'operazione Sipario svela le infiltrazioni del clan Cappello a Catania: 7 arresti

Di Redazione

CATANIA - L'operazione Sipario della Guardia di Finanza di Catania porta in carcere per mafia 7 persone e svela le attività estorsive oltre che le infiltrazioni nel tessuto economico della città del clan Cappello. Le indagini sono state  coordinate dalla Procura della Repubblica di Catania - Direzione Distrettuale Antimafia - e affidate ai militari del Comando Provinciale della Guardia di finanza di Catania che su delega del Gip hanno dato esecuzione a un’ordinanza del Giudice per le indagini preliminari di Catania nei confronti di 22 soggetti, indagati, a vario titolo, per associazione a delinquere di tipo mafioso, estorsioni aggravate dal metodo mafioso, corruzione, falso in atto pubblico, trasferimento fraudolento di valori, bancarotta fraudolenta, riciclaggio, autoriciclaggio, corruzione elettorale, intralcio alla giustizia aggravato dal metodo mafioso.

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È stato inoltre disposto il sequestro preventivo dell’intero patrimonio di tre società aventi sede a Catania, operanti nella gestione di noti bar e ristoranti nel centro della città, per un valore di circa 5 milioni di euro.

Le indagini condotte dalle unità specializzate del GICO di Catania, hanno consentito di monitorare l’attività di Orazio Buda particolarmente legato al gruppo di Privitera Orazio, esponente di vertice del clan Cappello/Carateddi. Per il clan, Buda si è tra l'altro costantemente impegnato nel reimpiego del denaro provento di delitti in attività commerciali affermate sul territorio e fittiziamente intestate a soggetti terzi al fine di schermare la riconducibilità.

Le indagini hanno permesso di accertare come Buda abbia porato a compimennto numerosissime estorsioni a privati cittadini, imprenditori catanesi operanti nei settori dei trasporti e nei confronti di un noto e premiato pittore siciliano, dal quale Buda pretendeva opere e quadri che poi regalava  a pubblici funzionari per tessere rapporti relazionali utili alle attività illecite; altre opere, sempre estorte, erano invece state destinate ad arredare alcuni degli esercizi commerciali riconducibili allo stesso Buda.

Nell’ambito delle indagini è inoltre emersa la condotta corruttiva ed elettoraledi Mauro Massari, Vice Brigadiere della Guardia di finanza, in servizio presso la Compagnia di Augusta, nonché attuale vice presidente della VI Circoscrizione del comune di Catania; Massari, candidatosi alle amministrative dell’anno 2018 per il rinnovo del Consiglio comunale di Catania e dei relativi consigli circoscrizionali (eletto in seguito con oltre 965 preferenze nella circoscrizione di Librino, San Giorgio, San Giuseppe La Rena, Zia Lisa e Villaggio Sant’Agata), avrebbe stretto con Buda, di cui conosceva pienamente l’elevata caratura criminale, un patto elettorale per il quale lo stesso Buda si impegnava a sostenerne la candidatura ottenendo in cambio da  Massari vari favori come anche soffiate su eventuali indagini in corso. Massari avrebbe anche promesso soddisfare la pressante richiesta del Buda di ottenere, in favore di una società a quest’ultimo gradita, un subappalto (per l’importo di circa 6.0000.000 di euro) presso il Porto di Augusta per la demolizione di una piattaforma ferrosa, garantendo la sua intermediazione nell’esercizio delle funzioni e mediante l’utilizzo della macchina di servizio; ancora, su precisa richiesta del Buda, Massari ha promesso di danneggiare un piccolo imprenditore attraverso l’utilizzo dei suoi poteri di vicebrigadiere.

Ma Buda si è reso responsabile di ulteriori condotte di corruzione elettorale con altri esponenti politici locali. Le indagini hanno inoltre fatto emergere il coinvolgimento di altri pubblici ufficiali e, nel dettaglio, di tre appartenenti alla Polizia Municipale di Catania, Giuseppe Longhitano, Attilio Topazio e Francesco Campisi, i quali avrebbero redatto false relazioni di servizio finalizzate a garantire la sussistenza dei requisiti richiesti dalla normativa di settore per garantire l’assegnazione di alloggi popolari da parte dell’IACP in favore di stretti congiunti del Buda.


Per tutte queste attività illecite, il Gip ha disposto misure personali restrittive nei confronti di 22 soggetti (di cui 2 destinatari di custodia cautelare in carcere, 5 destinatari degli arresti domiciliari, 3 dell’obbligo di presentarsi alla polizia giudiziaria e 12 della misura interdittiva del divieto di esercizio dell’attività commerciale.

Sono state inoltre sottoposte a sequestro quote sociali, beni mobili, immobili e conti correnti di tre società aventi sedi a Catania (ROYALS, SPECIALE BOYS e 9 CEREALI), attive nella gestione di noti bar e ristoranti nel capoluogo, fittiziamente intestate ai numerosi “prestanome” di Buda per eludere le indagini patrimoniali nei confronti dello stesso esponente dell’associazione criminale.


Ecco l’elenco dei soggetti destinatari dell’ordinanza:

 
misure cautelari personali in carcere:

 
BUDA ORAZIO

 
MASSARI MAURO

 
misura cautelare degli arresti domiciliari:

 
CASTORINA GIUSEPPE

 
LA ROSA MAURIZIO

 
CAMPISI FRANCESCO

 
LONGHITANO GIUSEPPE

 
TOPAZIO ATTILIO

 
misura cautelare dell’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria:

 
FAMA’ FABIO

 
FAMA’ SANTO GIOVANNI

 
VITA ANTONIO

 
misura interdittiva dell’attività imprenditoriale:

 
BUDA SANTO ALESSIO SANTO

 
BUSINSKIENE IRENA

 
CARLINO FRANCESCO

 
COCO VINCENZA

 
FISICHELLA PIETRO BENEDETTO SEBASTIANO

 
GERBINO ROSARIO

 
GREGORIO MONICA

 
MARLETTA ROSARIO

 
PAPA CRISTIAN

 
PRIVITERA ANGELA

 
TOSCANO FORTUNATA

 
CARUSO MONICA

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