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Cronaca

Mafia, i killer del clan dei barcellonesi incastrati dal Dna a sei anni dal tentato omicidio

Di Redazione

Quasi sei anni fa tentarono di uccidere un ristoratore di Merì nel Messinese. Ora i tre presunti sicari che comunque fallirono la loro missione di morte sono stati arrestati dai carabinieri della Compagnia di Barcellona Pozzo di Gotto su ordine del gip del Tribunale di Messina che ha accolto la richiesta della Dda messinese. Le manette sono scattate per tre barcellonesi accusati a vario titolo di tentato omicidio e rapina, tutti aggravati dalla circostanza di avere favorito il clan dei barcellonesi. Si tratta di Salvatore Chiofalo di 31 anni, di Santino Benvenga di 28 anni (tutti e due detenuti dal 2018 perché arrestati nell’ambito dell’operazione antimafia “Gotha 7) e di Carmelo Cannistrà di 27 anni, anche lui già in carcere perché coinvolto nell’inchiesta antidroga “Dinastia” del febbraio del 2020.

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I tre sono stati incastrati dai rilievi del Ris che hanno confermato anche le rivelazioni di alcuni pentiti che hanno fatto luce sul tentato omicidio del ristoratore commesso il 30 maggio 2015. Quella sera, tre individui si erano appostati nelle vicinanze del cancello di ingresso dell’abitazione della vittima designata, tendendogli un agguato. Mentre l’uomo stava facendo rientro nella propria abitazione a bordo della propria autovettura, era stato avvicinato da uno dei banditi che ha sparato diversi colpi di pistola per fortuna attutiti dalla carrozzeria dell’autovettura. L’imprenditore era poi riuscito a trovare riparo all’interno della sua abitazione sottraendosi all’agguato.

Alcune settimane dopo, nel luglio 2015, nell’ambito di una indagine parallela, i Carabinieri della Compagnia di Barcellona e del ROS di Messina, grazie anche alle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia, hanno trovato in un’abitazione abbandonata di Barcellona Pozzo di Gotto, un arsenale di armi e munizionamento, nella disponibilità del clan dei Barcellonesi. Tra le armi c’erano anche quelle dello stesso tipo utilizzato per il tentato omicidio. E nel casolare oltre alle armi furono trovati anche alcuni indumenti e mozziconi di sigaretta che a loro volta furono analizzati dal Reparto Investigazioni Scientifiche di Messina. Le indagini balistiche hanno poi appurato che i colpi esplosi all’indirizzo del ristoratore erano stati effettivamente sparati da una delle pistole rinvenute nel casolare abbandonato di Barcellona Pozzo di Gotto.

Dai mozziconi di sigaretta sono stati estratti i profili di Dna che furono confrontati con i dati di quelli rinvenuti sul luogo del tentato omicidio. La comparazione dei profili con quelli di alcune persone ritenute all’epoca dei fatti componenti del clan barcellonese ha permesso di accertare che nei mozziconi di sigaretta rinvenuti sul luogo del tentato omicidio c’erano tracce di Dna di Benvenga e di Cannistrà. Sugli indumenti invece c’era il Dna sia di Benvenga che di Chiofalo.

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