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Cronaca

Il prete di Enna, gli abusi e il vescovo: «Mai offerto soldi per il silenzio, anzi me li hanno chiesti»

Di Redazione

ENNA - Mentre dopo il Gip anche il Tribunale del Riesame ha rigettato la richiesta di scarcerazione per don Giuseppe Rugolo, il sacerdote di Enna arrestato il 27 aprile scorso a Ferrara, dopo l’inchiesta della Procura di Enna, con l’accusa di violenza sessuale aggravata a danni di minori, i legali del vescovo della Diocesi di Piazza Armerina mons. Rosario Gisana, fanno alcune precisazioni sulla posizione dell'alto prelato tirato in ballo in questa storia soprattutto per i suoi silenzi.

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Come detto, questa mattina il Tribunale del Riesame ha dichiarato inammissibile la richiesta di scarcerazione presentata dai difensori, Antonino Lizio e Denis Lovison. Per cui Rugolo resta ai domiciliari nel seminario di Ferrara, città dove era stato trasferito nell’ottobre del 2019 dal vescovo di Piazza Armerina.

Oggi intanto i legali del vescovo,  Gabriele Cantaro e Maria Teresa Montalbano, hanno diffuso un comunicato per ribadire che «la ricerca della verità e della giustizia, la tutela delle vittime di ogni eventuale reato e la custodia della comunità dei credenti che ne stanno condividendo la sofferenza sono sempre state e restano le priorità di mons. Gisana, animato dal desiderio che la Chiesa assicuri sempre la massima trasparenza sul proprio operato». 

Nel comunicato si chiarisce anche la posizione del vescovo, accusato di omissioni dalla famiglia del giovane che ha denunciatoi presunti abusi di don Giuseppe Rugolo: «Sin dalla prima richiesta di colloquio da parte della famiglia, fatta pervenire al Vescovo da parte di un sacerdote della Diocesi nell’agosto 2016 - viene spiegato -  Mons. Gisana si è immediatamente dichiarato disponibile ad ogni forma di ascolto e valutazione», dicono gli avvocati Montalbano e Cantaro che ribadiscono inoltre con fermezza che «nessuna offerta di denaro è stata effettuata dal Vescovo al giovane coinvolto, così come ancora falsamente si continua ad insinuare, mentre numerose sono state al contrario le pressioni ricevute da Mons. Gisana da parte dell’avvocato della famiglia per ottenere del denaro».

«Mons. Gisana - concludono gli avvocati - ha operato sempre in modo chiaro e per il bene delle persone coinvolte, consegnando immediatamente tutti i documenti alla Procura della Repubblica di Enna, nel cui operato il Vescovo continua a confidare, esprimendo la propria massima fiducia nei percorsi della giustizia». 

Dopo la denuncia all’autorità ecclesiastica della giovane vittima e le conclusioni del Tribunale ecclesiastico, gli atti erano stati inviati in Vaticano, alla Congregazione della Fede, che aveva dichiarato la propria incompetenza perché le violenze sarebbero avvenute quando Rugolo era seminarista. 

 

La replica

«Le gravi inesattezze e i generici riferimenti contenuti nel comunicato stampa, diramato dalla diocesi di Piazza Armerina, che contiene oltre le dichiarazioni del Vescovo Rosario Gisana anche quelle dei due legali Gabriele Cantaro e Maria Teresa Montalbano, mi impongono, mio malgrado, di replicare affermando che, essendo stata nominata dalla vittima solo per quanto attiene alla vicenda penale, non ho mai intrattenuto rapporti con la Diocesi di Piazza Armerina e, meno che mai, con il Vescovo Gisana». Lo dice in una nota l’avvocato Eleanna Parasiliti Molica , legale del giovamne che ha denunciato don Giuseppe Rugolo, il sacerdote arrestato il 27 aprile scorso con l’accusa di violenza sessuale aggravata ai danni di minori.

«A fronte delle gravi risultanze processuali che emergono dell’ordinanza firmata dal Gip - prosegue il legale -, un diverso contegno della diocesi sarebbe stato utile nel cammino di riabilitazione dell’immagine. Non seguirò, certo, la diocesi e i suoi difensori sul terreno delle provocazioni. La vittima e la sua famiglia annunciano che intraprenderanno tutte le azioni volte a censurare il contenuto diffamatorio e calunnioso contenuto nella nota della diocesi». 

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