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Cronaca

Brusca scarcerato, Maria Falcone: «Legge voluta da Giovanni, spero non si goda ricchezze»

Di Redazione

La scarcerazione di Giovanni Brusca, in virtù di una legge ispirata peraltro paradossalmente proprio da Giovanni Falcone, ha suscitato la reazione della politica. Come quella del segretario del Pd Enrico Letta che ha parlato «pugno nello stomaco che lascia senza respiro e ti chiedi come sia possibile. La sorella di Falcone – ha aggiunto - ricorda a tutti che quella legge applicata oggi l’ha voluta anche suo fratello, che ha consentito tanti arresti e di scardinare le attività mafiose, ma è un pugno nello stomaco».

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E infatti a caldo era stata proprio Maria Falcone a fissare i tasselli sulla questione: «Umanamente è una notizia che mi addolora, ma questa è la legge, una legge che peraltro ha voluto mio fratello e quindi va rispettata. Mi auguro solo che magistratura e le forze dell’ordine vigilino con estrema attenzione in modo da scongiurare il pericolo che torni a delinquere, visto che stiamo parlando di un soggetto che ha avuto un percorso di collaborazione con la giustizia assai tortuoso. Ogni altro commento mi pare del tutto inopportuno». «La stessa magistratura - ha spiegato Maria Falcone - in più occasioni ha espresso dubbi sulla completezza delle sue rivelazioni, soprattutto quelle relative al patrimonio che, probabilmente, non è stato tutto confiscato: non è più il tempo di mezze verità e sarebbe un insulto a Giovanni, Francesca, Vito, Antonio e Rocco che un uomo che si è macchiato di crimini orribili torni libero a godere di ricchezze sporche di sangue».

«La liberazione di Brusca, che per me avrebbe dovuto finire i suoi giorni in cella, è una cosa che umanamente ripugna. Però, quella dello Stato contro la mafia è, o almeno dovrebbe essere, una guerra e in guerra è necessario anche accettare delle cose che ripugnano. Bisogna accettare la legge anche quando è duro farlo, come in questo caso». A dirlo all’Adnkronos è Salvatore Borsellino, fratello di Paolo ucciso da Cosa nostra nella strage di via D’Amelio, commentando la scarcerazione di Giovanni Brusca che dopo 25 anni lascia il carcere per fine pena.

«Questa legislazione premiale per i collaboratori di giustizia - ricorda l’ideatore del Movimento delle agende rosse - fa parte di un pacchetto voluto da un grande stratega, Giovanni Falcone, per combattere la mafia, dentro ci sono l’ergastolo ostativo, il 41 bis. Va considerata nella sua interezza ed è indispensabile se si vuole veramente vincere questa guerra contro la criminalità organizzata».

«L'alternativa, in assenza dell’ergastolo ostativo - ha aggiunto invece Salvatore Borsellino - sarebbe stato vedere tra cinque anni questa persona libera senza neppure aver collaborato con la giustizia e senza aver permesso di assicurare alla giustizia tanti altri criminali come lui». Al pentimento di Brusca, però, Salvatore Borsellino non crede. «Anche perché la sua collaborazione con la giustizia è stata molto travagliata: in un primo tempo aveva cercato di fingere per minare le istituzioni. Non credo si sia veramente pentito, come, invece, ha fatto Gaspare Mutolo, assassino anche lui, che ha ucciso, strangolandole, 50 persone a mani nude, ma che oggi penso sia una persona veramente cambiata. Di Brusca non ho questa impressione».
Anche perché, è la tesi del fratello del giudice antimafia, «non ha raccontato neanche tutto quello che sa e che avrebbe potuto dire. Sicuramente, però, quello che ha detto è stato tanto e ha permesso di fare tanti processi, di assicurare tanti criminali come lui alla giustizia». Il ritorno in libertà di Brusca può costituire un pericolo? «E' fondamentalmente un criminale, di una persona che uccide un bambino e lo scioglie nell’acido dicendo che era come un cagnolino non ci si può fidare appieno. Ma non credo che possa costituire oggi un pericolo».

 

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