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Cronaca

Catania, dottoressa aggredita nel suo studio medico a Monte Po

Di Redazione

Spintoni e pugni a un medico di famiglia all’interno del suo studio, a Monte Po. A chiedere con prepotenza l’assistenza immediata della dottoressa è una paziente di sessantadue anni che, intorno alle 17,30 di lunedì, ha scavalcato la fila, facendo irruzione nella sala d’attesa dello studio fin quando, vedendo il medico accorso perché attirato dalle urla, le si è scagliata contro.

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A denunciare l’accaduto è lo Snami, il sindacato nazionale autonomo dei medici italiani, pronto a costituirsi parte civile in caso di denuncia. Per la dottoressa una prognosi di dieci giorni. «Negli studi dovremmo ricevere solo per appuntamento - afferma il medico di famiglia - ma vanno considerate sempre le visite non procrastinabili. Nel caso di non urgenza, queste vengono dopo gli appuntamenti. È una questione di educazione e rispetto delle regole, fatta eccezione per le donne incinte e per i codici bianchi e verdi del Pronto Soccorso che hanno sempre precedenza su tutti».

Una prassi di buonsenso che, ad alcuni, non va proprio giù. «La paziente che mi ha aggredito - prosegue la dottoressa - pretende sempre di entrare prima di tutti, pur non avendo urgenza. Quando è possibile l’accontento, ma resta ferma la precedenza alle donne incinte. Lunedì, tra un appuntamento e l’altro, la mia segretaria ha fatto entrare in stanza una ragazza incinta senza prenotazione. A quel punto la signora in questione pretendeva di essere ricevuta al posto della ragazza. Al mio arrivo la paziente ha iniziato a darmi spintoni e pugni fin quando sono riuscita a svincolarmi e a chiudere la porta. Ho chiamato la polizia e nel frattempo la signora continuava asbraitare. Nello studio sono rimasta con la mia segretaria e alcune pazienti, fin quando sono arrivate le forze dell’ordine».

«Non mi va che per colpa di una paziente - aggiunge - ne paghino le conseguenze tutti gli altri. Come sto? Trattengo a stento le lacrime. In trent’anni di professione non è mai accaduto un fatto del genere. Dedichiamo la nostra vita ai pazienti e veniamo pure maltrattati. Si è perso il rispetto per la professione e per la persona. Non ho tanto dolore alla spalla e al braccio, quanto all’anima, che fa davvero male».

Sul posto sono intervenuti gli agenti del commissariato Nesima che hanno identificato la paziente violenta che è stata denunciata  in stato di libertà per interruzione di pubblico servizio.

«Quanto accaduto rattrista l’intera categoria - afferma il presidente dello Snami, Francesco Pecora - bistrattata e privata della propria dignità. Risulta evidente che si è perso il rispetto dei medici: siamo di fronte a un problema di educazione sanitaria. Torni centrale il ruolo sociale del medico di famiglia. Lo Snami continua a invitare tutti i medici all’unione e non al frazionamento. Se dovesse occorrere, il sindacato si costituirà parte civile per dare un chiaro segnale che nessun medico va lasciato solo. Il compito dello Snami come sindacato è quello di denunziare, nel caso specifico, l’aggressione al medico di famiglia. Ma le istituzioni hanno il compito ben preciso di proteggere tutti i medici e di contrastare gli attacchi mediatici indiscriminati ai medici di famiglia. Se non si argina questo fenomeno con provvedimenti seri, aggressioni del genere saranno sempre più frequenti. Non vorremmo che finisse come con le violenze consumate nelle guardie mediche, che cadono nel dimenticatoio».

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