Il "Don Giovanni" con finale a sorpresa e con Beatrice Venezi sul podio al Massimo Bellini
L'opera, firmata per la regia da Davide Garattini Raimondi, schiera un cast vocale d’eccellenza con il baritono austriaco Markus Werba, protagonista della scena internazionale e tra i maggiori interpreti del capolavoro di Mozart
Il Don Giovanni di Mozar al Bellini di Catania e il direttore d'orchestra Beatrice Venezi
Non è la luce mediterranea della Spagna settecentesca, ma il livido bagliore azzurro di una metropoli degli anni Trenta a segnare l’ambiente dove si consuma la vicenda di un mito senza tempo, quello di Don Giovanni, impenitente seduttore, eroe del libero pensiero, principio e fine di ogni umana hybris.
Al Teatro Massimo Bellini – da stasera (ore 20.30) e in replica sino a sabato 15 marzo – va in scena “Don Giovanni” il capolavoro di Mozart e di Da Ponte nello storico allestimento del 2008 siglato da una coppia d’assi del teatro italiano, il compianto scenografo Ezio Frigerio e la costumista Franca Squarciapino. In occasione della prima, la celebre costumista salirà sul palcoscenico per ricevere dal sovrintendente Giovanni Cultrera di Montesano il Premio “Teatro Massimo Bellini”, un riconoscimento agli alti meriti artistici che costellano la sua lunga carriera internazionale culminata nell’Oscar del 1991 per il film “Cyrano” di Rappeneau con Depardieu.
“Don Giovanni” ha la regia di Davide Garattini Raimondi e schiera un cast vocale d’eccellenza con il baritono austriaco Markus Werba, protagonista della scena internazionale e tra i maggiori interpreti del Don Giovanni, e due stelle siciliane di prima grandezza, il soprano Desirée Rancatore (Donna Anna) e il mezzosoprano Josè Maria Lo Monaco (Donna Elvira). Dopo le “Nozze di Figaro” della scorsa stagione, a dirigere l’Orchestra del Bellini torna sul podio il maestro Beatrice Venezi per il secondo capitolo della Trilogia di Mozart/Da Ponte chiusa da “Così fan tutte”.
«È il mio primo “Don Giovanni” - dichiara Venezi - Come nelle “Nozze di Figaro”, ho voluto dare un’impronta tardo barocca, attraverso un lavoro di cesello, di cura dell’articolazione da parte degli archi e con una leggerezza nel suono che favorisce una lettura filologica in Italia poco frequentata. Facciamo la versione di Praga con l’aggiunta della prima aria di Don Ottavio nel Primo atto e quella di Donna Elvira nel Secondo, scelta ormai canonica. Teniamo la conclusione moraleggiante del sestetto perché obbedisce ai canoni del tempo e perché musicalmente va a riequilibrare quella che è stata definita la ‘prima serie dodecafonica’ della storia, cioè il momento della discesa agli inferi di Don Giovanni, lo Sturm Und Drang di Mozart».
Dramma giocoso di prodigiosa complessità, “Don Giovanni” è dialettica continua fra alto e basso, dramma e commedia, tragico e ilare, nobile e popolano, mentre il dissoluto protagonista è mito eterno, simbolo dello sforzo titanico dell’uomo di opporsi alle convenzioni morali e religiose.
«D’intesa con il regista Garattini, abbiamo voluto seguire una linea che va dall’origine seriosa del mito rintracciabile nel burlador de Sevilla di Tirso de Molina, passando per la Commedia dell’Arte, Molière e Goldoni. Abitualmente associamo Don Giovanni all’idea del seduttore, dello sciupafemmine, ma il personaggio è estremamente complesso e anche la linea musicale esprime tale varietà». Impareggiabile per la caratterizzazione dei personaggi, l’opera mozartiana offre una ricca declinazione psicologica dell’animo umano. «C’è la componente seria e drammatica, con Donna Anna e Don Ottavio, c’è la comicità di Leporello, in cui insistono ragioni di emancipazione sociale, mentre il tragicomico sul filo dell’ironia appartiene a Don Giovanni libero pensatore che sfida ogni autorità fino alla morte. E poi donna Elvira, l’irriducibile innamorata, così come i contadini Masetto e Zerlina, espressione di gioioso, popolare buonsenso. Differenti mondi sociali, culturali e psicologici si intrecciano».
Colto in flagrante dal Commendatore, padre di una delle sue vittime, Don Giovanni è costretto a ucciderlo e da quel momento ha inizio la sua irridente giostra verso la morte e la punizione, scandita dalla coazione a ripetere e dal gioco ossessivo della seduzione. «Da Ponte ha felicemente insistito sull’idea del libertinaggio, forse per celebrare l’amico Casanova, ma la musica di Mozart, a partire da quella eloquente ouverture, ha tutto, il buio e la luce, l’alto e il basso, nella circolarità della storia di un eroe fiero e tracotante votato allo scacco da forze sovrannaturali rappresentate dal Commendatore. Ma il finale qui è a sorpresa…».