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“Se resteremo uguali”, il nuovo singolo di Lucia, giovane e brillante cantautrice siciliana

L'intervista

Grazia Calanna

14 Aprile 2025, 17:19

LUCIA-Se-Resteremo-Uguali

“Se resteremo uguali” è il titolo del nuovo singolo di Lucia, giovane cantautrice siciliana, dall’inconfondibile voce cristallina, che, come nel suo stile, porge una intima riflessione incardinata sui legami affettivi, sul valore delle radici e sul fluire del tempo. Il brano è già disponibile in rotazione radiofonica e su tutte le piattaforme digitali. Per l’occasione l’abbiamo intervistata.

Qual è la tua definizione di musica?

«La musica è il linguaggio tangibile dell’anima, è vibrazione ed emozione, incontro in forma sonora tra diverse sensibilità. È la colonna sonora dell’esistenza, è compagna di viaggio, formidabile alleata sia nei momenti grande introspezione, sia quando è necessaria la forza e l’energia della condivisione».

In un tempo assillato da violenza e non ascolto cosa sogna possa fare la musica?

«Essendo la musica forma d’arte e frutto del talento umano ha in sé la capacità di arrivare a persone distanti tra loro, di attraversare confini, di raggiungere angoli di mondo anche sperduti per trasmettere messaggi capaci anche di risvegliare coscienze, di farci riflettere, di aprire spiragli di luce anche in luoghi e cuori afflitti dalla rassegnazione. La musica per sua natura ci ricorda che la bellezza esiste, nonostante tutto, ha il potere di risollevare l’umore ma è anche una grande maestra quando c’è da raccontare verità scomode».

Quali i tuoi artisti di riferimento?

«Grazie ai miei genitori, ho avuto la fortuna di crescere circondata da vinili di ogni genere. Di conseguenza, i miei punti di riferimento sono molteplici e ne scopro e ne aggiungo sempre di nuovi. Sono una divoratrice di musica e mi affascinano parecchio cose come la contaminazione culturale che origina nuovo sound, la continua metamorfosi di grandi star internazionali, l’energia della dance che mi ha accompagnato nell’adolescenza ma anche l’inarrivabile poesia sociale dei nostri grandi cantautori e di recente ho trovato interessante anche la visione del mondo dalla lente di alcuni trapper».

Qual è la tua idea rispetto il panorama discografico contemporaneo? Cosa, potendo, muteresti?

«Sono un’indipendente e ho la fortuna di collaborare con un team di persone che stimo prima di tutto per la loro umanità, ancor prima che per la loro professionalità. Insieme portiamo avanti la mia musica con autenticità, senza compromessi, rispettando i tempi e i modi che sento più adatti a me. Mi piacerebbe vedere più coraggio nel settore musicale, più spazio per voci e produzioni originali. Tuttavia, molti preferiscono affidarsi agli algoritmi per ottenere risultati facili e immediati. La musica, per me, è arte e merita di essere trattata come tale, con rispetto e profondità. Purtroppo, per molti, è solo business: un prodotto da consumo rapido. E con il prodotto vengono spremuti anche gli artisti, soprattutto i più giovani, catapultati nella fama senza il tempo di costruire una vera identità artistica. La frenesia del sistema impone ritmi serrati e decisioni imposte dall’alto, lasciando poco spazio alla libertà creativa. Finché, inevitabilmente, il corpo e la mente cedono sotto il peso di tutto questo stress. È il paradosso di un’industria che esige costantemente nuovo talento, ma che finisce per bruciarlo troppo in fretta».

Quali e per quali ragioni, i temi a te più cari?

«Probabilmente la ricerca dell’identità, la natura umana nelle sue contraddizioni, il coraggio di lottare per la propria libertà. L’amore in tutte le sue sfaccettature, a cominciare da quello per me stessa e anche per le mie imperfezioni che mi rendono unica, i valori che mi ha trasmesso la mia famiglia. E ho anche dato spazio alla nostalgia, quella dolce e struggente che accompagna chi come me ha conosciuto e perduto persone straordinarie».

Quali emozioni provi quando scrivi e canti?

«Scrivere e cantare è un modo per prendermi cura di me e talvolta è anche un processo catartico. Traduco in note e parole l’entusiasmo, il dolore inevitabile, la speranza, i sogni e i ricordi. Ogni canzone, per certi versi è come una pagina di diario, un’istantanea del mondo che mi circonda, una confessione intinta nelle emozioni che provo, di quelle che mio malgrado ho dovuto attraversare e sto attraversando nel mio cammino di crescita personale».

Nel tuo percorso cantautorale quanto conta l'istinto?

«Imprescindibile. È la scintilla da cui inizia a prendere forma una melodia vera. È ciò che consente alle parole di sgorgare senza filtro e di trovare il perfetto incastro con le note».

Qual è la tua peculiarità artistica e quale immagini sia la caratteristica più magnetica per i tuoi ascoltatori?

«La sincerità, la spontaneità. Mi è capitato di presentarmi sul palco o in tv struccata perché in quel momento mi sentivo bene così. Non ho paura di mostrarmi per come sono. E soprattutto, non ho paura di mostrarmi vulnerabile o di dire che può anche capitarmi di balbettare. Ho imparato a mettere a nudo le mie emozioni senza paura del giudizio altrui. E credo che tutto questo si rifletta sulla mia musica e stia creando connessioni profonde con mi ascolta».