La stella della lirica Anita Rachvelishvili al gran finale del festival lirico dei Teatri di pietra: «La mia Carmen un fuoco che non si spegne»
Sabato 20 settembre 2025 ore 21, Teatro romano di Catania
Un omaggio sontuoso alla Carmen di Georges Bizet, nell’anno del centocinquantesimo anniversario dalla sua prima rappresentazione, ma anche della scomparsa del compositore. E per un evento di tale portata, una protagonista d’eccezione: la star della lirica mondiale Anita Rachvelishvilj. Cresce l'attesa per il grande gala finale del Festival Lirico dei Teatri di Pietra, che andrà in scena il 20 settembre alle ore 21 nel suggestivo scenario del Teatro romano di Catania.Icona del panorama lirico internazionale, il mezzosoprano georgiano incarna come nessun’altra la passione, la forza e la ribellione del personaggio di Carmen. In questa intervista, ci racconta cosa significa per lei interpretare un ruolo che l’ha resa celebre in tutto il mondo - e farlo, per la prima volta, in Sicilia.
Il 20 settembre Lei sarà protagonista del gala conclusivo del Festival Lirico dei Teatri di Pietra, in ampia selezione della Carmen. Che emozione prova all’idea di portare questo personaggio così iconico in uno scenario così suggestivo?
La parola giusta è “magia”. Mi hanno raccontato che il Teatro romano di Catania ha una forza evocativa straordinaria: pietra antica, cielo aperto, storia viva. In un luogo così, Carmen diventa ancora più vera. Non è solo un’opera: è un grido, un fuoco che vibra. E poterla interpretare lì, per la prima volta in Sicilia, è per me un onore e una gioia profonda.
Lei è riconosciuta come una delle più grandi interpreti di Carmen dei nostri giorni. Come ha costruito nel tempo questo personaggio, che è al tempo stesso fragile e indomito?
Carmen è una creatura libera, e come ogni spirito libero, è complessa. Quando ho debuttato il ruolo a Toronto, ero molto giovane, ma già sentivo che qualcosa in lei mi parlava in modo diretto. Negli anni, ho cercato di spogliarla dai cliché: non è solo seduzione o ribellione. È una donna che sceglie, che vive e ama senza compromessi. Ogni volta che la interpreto, cerco la verità dentro di lei - e dentro di me.
Lei ha portato Carmen nei teatri più prestigiosi del mondo: dalla Scala di Milano al Met di New York. Che cosa rende speciale questa interpretazione a Catania?
C'è qualcosa di ancestrale nei teatri antichi, soprattutto in Sicilia. Si percepisce la memoria della terra, delle voci, della tragedia e della festa. Carmen, che è già un’opera carica di simboli e contrasti, in un contesto come questo assume una potenza quasi primordiale. E poi c’è il pubblico siciliano, che vive l’opera con una passione che sento molto vicina alla mia cultura georgiana. È come se ci capissimo senza bisogno di parole.
Il Festival celebra i 150 anni dalla morte di Bizet e dalla prima rappresentazione della Carmen. Che rapporto ha con la musica di Bizet, e cosa crede renda immortale questa partitura?
La musica di Bizet è come un fiume che scorre sotto la pelle. Ogni nota di Carmen pulsa di vita vera: desiderio, paura, orgoglio, libertà. Bizet ha scritto qualcosa che supera il tempo e le mode. E paradossalmente, proprio la freddezza dell'accoglienza iniziale dell'opera ne dimostra la forza: era troppo avanti, troppo sincera per essere capita subito. Oggi è un capolavoro universale. E ogni volta che la canto, sento l’intensità di quel dono che Bizet ci ha lasciato.
La sua voce mezzosopranile è stata definita "velluto in fiamme": calda, avvolgente, ma anche capace di incenerire. Quanto di Anita c’è nella sua Carmen?
(Ride) Forse più di quanto vorrei ammettere! La mia voce è il mio corpo, è la mia storia. Io vengo da Tbilisi, una città ricca di tradizioni, ma anche di forti contrasti. Come Carmen, ho sempre voluto scegliere da sola il mio cammino, anche quando non era il più facile. Credo che il pubblico percepisca questa autenticità. Quando salgo sul palco, non interpreto un ruolo: sono io a parlare, a cantare, a vivere. E Carmen mi dà questa possibilità unica.
Al suo fianco, a Catania, ci sarà un cast internazionale e prestigioso, oltre al Coro Lirico Siciliano e all'Orchestra del Festival diretta da Constantin Rouits. Che energia si crea in un contesto corale come questo?
Meravigliosa. L’opera non è mai un assolo: è dialogo, respiro collettivo. E quando senti intorno a te musicisti e colleghi che vibrano con te sulla stessa frequenza, succede qualcosa di unico. Il cast di Catania è di altissimo livello, e la direzione di Rouits è ispirata. Il Coro Lirico Siciliano è una vera forza della natura, e porta in scena non solo la tecnica ma anche l’anima. Sarà una serata davvero travolgente.
Tra i momenti più attesi del gala, ci sarà anche l’incontro tra musica e danza, grazie alla presenza dei bailadores madrileni. Come si integra per lei questo elemento nel racconto musicale?
Perfettamente. Carmen è danza, è ritmo del corpo, è flamenco che brucia sotto la pelle. I bailadores non sono un ornamento: sono parte integrante del racconto. Ogni movimento, ogni passo, è un’eco delle passioni che esplodono nella musica. Sono felice che il Festival abbia scelto di dare così tanto spazio a questa dimensione scenica: è una Carmen totale.
Il Festival Lirico dei Teatri di Pietra è diventato un punto di riferimento per la lirica nel Mediterraneo. Cosa pensa di questo progetto e della sua filosofia?
È una gemma rara. Un festival che ha il coraggio di coniugare eccellenza artistica, bellezza paesaggistica, accessibilità e identità. Ogni dettaglio - dai cast, alla direzione artistica, alla cura per l’inclusione, come la traduzione in LIS - mostra una visione luminosa e contemporanea dell’opera. Non è solo un evento: è un atto culturale. E farne parte mi rende orgogliosa.
In una parola, cosa vorrebbe che il pubblico portasse a casa dopo il suo “incontro” con Carmen a Catania?
Verità. La verità delle emozioni. Vorrei che ognuno uscisse dal teatro con il cuore un po’ più aperto, con una scintilla dentro. Carmen è una donna che ha pagato cara la sua libertà, ma che non ha mai smesso di essere se stessa. E questa, forse, è la lezione più bella che possiamo ricevere.
Al Teatro Romano di Catania si preannuncia una serata irripetibile: un connubio tra storia, arte, bellezza e passione. Lei con la sua voce leggendaria, darà vita a una Carmen destinata a scolpire emozioni nella pietra del tempo.
Lo spero, ringrazio per questi apprezzamenti e avverto la grande aspettativa. A vincere sarà la musica. Un finale col fuoco nel cuore, per un Festival che ha già fatto la storia.