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il giallo

Tony Dallara, l'incidente domestico, la riabilitazione e un presunto virus polmonare: mistero sull’addio

Una voce che ha spostato l’asse della canzone italiana e un epilogo che apre interrogativi: gli ultimi giorni del cantante raccontati dalla famiglia

Redazione La Sicilia

20 Gennaio 2026, 18:22

Tony Dallara, l’ultimo acuto: dal trionfo di “Romantica” al mistero dell’addio

Il 16 gennaio scorso, a Milano, è morto a 89 anni Tony Dallara (all’anagrafe Antonio Lardera). La notizia arriva come un contrappunto amaro a una carriera che ha fatto irrompere nella melodia italiana un’energia nuova, quella degli “Urlatori”. Ma sul suo addio si affacciano subito domande: un incidente domestico con la frattura del femore, un’operazione, la riabilitazione, e poi — secondo i familiari — un “virus polmonare” che precipita tutto. La figlia, Lisa Lardera, parla di “assistenza non ottimale” durante le festività. Un racconto che non toglie nulla alla statura dell’artista, ma impone di ricostruire con cura i fatti e la sua eredità.

Un pioniere della modernità: dagli esordi con I Campioni alle hit da classifica

Nato a Campobasso nel 1936, cresciuto a Milano, Tony Dallara porta in dote un timbro potente e una fisicità da frontman quando la canzone italiana è ancora dominata dalla tradizione. Inizia tra piccoli complessi cittadini, quindi l’incontro decisivo con I Campioni — la band che, tra i suoi passaggi, vedrà transitare anche un giovane Lucio Battisti — e il contratto con la casa discografica Music. È il 1958 quando incide “Come prima”: un’esplosione. Il 45 giri supera le 300 mila copie vendute, imprimendo nell’immaginario collettivo una nuova postura vocale, sospesa tra melodia e il primo rombo del rock’n’roll americano. Dallara diventa il volto — e soprattutto l’urlo — di una frattura stilistica che accomuna nomi come Mina e Adriano Celentano: è la stagione degli “Urlatori”, che cambiano per sempre la grammatica dell’interpretazione pop italiana. 

Il coronamento arriva a Sanremo nel 1960: “Romantica”, in abbinata con Renato Rascel, conquista il Festival e, nello stesso anno, centra anche Canzonissima. Dallara piazzerà un bis a Canzonissima nel 1961 con “Bambina, bambina”, mentre a Sanremo porta “Un uomo vivo”. Nel 1964 torna all’Ariston in doppia esecuzione con Ben E. King su “Come potrei dimenticarti”, approdando in finale. Nella sequenza brillano anche “Ti dirò”, “La novia”, “Ghiaccio bollente”, “Non partir” e “Cinzia”, brani che scolpiscono un repertorio in cui la forza dell’accento, l’attacco sul fiato e l’uso del registro alto modulano un’estetica inedita per l’epoca.

Pittore per scelta, cantante per destino: l’altra vita di Dallara

Non c’è solo la musica. Negli anni Settanta Tony Dallara rallenta la presenza sulle scene e si dedica alla pittura, trovando attenzioni autorevoli: Dino Buzzati sostiene una sua personale già nel 1960 alla Galleria Cairola di Milano; negli anni, l’artista intreccia relazioni e dialoghi con figure come Andy Warhol, Lucio Fontana, Roberto Crippa, Enrico Baj. Dal revival degli Anni Ottanta in poi torna spesso sul palco, soprattutto d’estate, riaccendendo i classici con apparizioni televisive e tournée. Nel 2001 il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi lo nomina Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana, riconoscendo il contributo dato alla diffusione della canzone italiana. 

La malattia, il coma, poi il ritorno alla voce

Negli ultimi tempi la salute si fa fragile. Tra 2024 e 2025 i resoconti giornalistici parlano di “problemi di salute” e di un lungo periodo di coma — circostanze che non gli impediscono, una volta rimessosi, di tornare in tv. Nell’autunno 2024, a Domenica In, Dallara sorprende pubblico e conduttrice cantando di nuovo “Romantica”, “Come prima” e “Ti dirò”. È un momento di pura memoria collettiva: il carisma è intatto, la voce, pur più scura, ritrova i suoi luoghi. È l’ennesima conferma di un legame affettivo tra interprete e Paese che resiste alle stagioni. 

L’incidente domestico e la caduta: la frattura del femore

La ricostruzione dell’ultimo mese parte da un episodio circoscritto ma cruciale: secondo i familiari, Tony Dallara subisce un incidente domestico e si rompe il femore a dicembre. Viene sottoposto a intervento chirurgico, con un decorso inizialmente descritto come “in ripresa”. Fino a qui, una traiettoria purtroppo comune a molti anziani: la frattura del femore resta tra gli eventi più a rischio per complicanze, non solo ortopediche. 

La riabilitazione e il presunto “virus polmonare”: il racconto della famiglia

Il passaggio successivo è quello che apre alle domande. Trasferito in una struttura riabilitativa, Dallara, secondo quanto riferito dalla figlia Lisa in collegamento con il programma “Storie Italiane” (condotto da Eleonora Daniele su Rai 1), avrebbe contratto un “virus polmonare”. Da quel momento, il quadro respiratorio precipita “nel giro di pochissimo tempo”. Il termine “virus” viene usato dai familiari, ma al momento non risultano pubblicati bollettini clinici o referti che specifichino il patogeno coinvolto o la sede esatta del contagio. È quindi corretto riportare l’informazione come un elemento del loro racconto, in attesa di eventuali riscontri ufficiali. 

“Ha 89 anni”: l’accusa sull’assistenza e la richiesta di chiarezza

Sempre a “Storie Italiane”, la figlia e la moglie Patrizia descrivono un’assistenza “non ottimale” durante le feste natalizie. Frasi come “Ha 89 anni”, riferite ai medici in corsia, vengono definite “ferite” dalla famiglia. È un punto delicato: non c’è, al momento, un atto formale depositato, ma le familiari dicono di voler “valutare” eventuali azioni legali. Sullo sfondo, un tema sistemico: la gestione dei pazienti anziani nelle fasi post-acute, tra ospedale e riabilitazione, dove il rischio di infezioni respiratorie e complicanze è noto e richiede protocolli stringenti di prevenzione e monitoraggio. Anche qui, l’unica versione finora disponibile è quella dei congiunti, rilanciata da più testate, in assenza di repliche ufficiali delle strutture coinvolte. Prudenza, dunque, ma attenzione alta. 

Il ricovero finale e la morte a Milano

Nelle ore successive al peggioramento, il cantante viene ricoverato a Milano. Muore il 16 gennaio 2026 per un “problema respiratorio”, come riferiscono le cronache, all’età di 89 anni. Le agenzie e i principali quotidiani confermano luogo e data del decesso, incorniciandoli in una biografia che ha attraversato sette decenni di costume italiano.