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Musica

Siracusa riabbraccia Carmelo Zappulla: “Noi e l’amore” torna a casa, a distanza di decenni

Al Teatro Massimo di Siracusa una rimpatriata musicale tra nostalgia e ricordi di strada, due repliche per allerta meteo e il racconto di una carriera suggestiva

22 Gennaio 2026, 11:18

Siracusa riabbraccia Carmelo Zappulla: “Noi e l’amore” torna a casa, a distanza di decenni

Carmelo Zappulla

A volte basta chiudere gli occhi per rivedere tutto com’era: una strada del centro storico, le voci dei ragazzi, le canzoni che uscivano dalle radio e diventavano colonna sonora di un’intera generazione. Oggi, 22 gennaio, quel viaggio nel tempo prende la forma di un concerto: Carmelo Zappulla torna a cantare nella sua città, al Teatro Massimo di Siracusa, con il tour “Noi e l’amore”.

Un ritorno che non è soltanto una data in calendario, ma un gesto simbolico: l’artista che ha portato la sua voce lontano — fino a diventare “napoletano d’adozione” pur restando legato alle origini siciliane — rientra nel luogo da cui tutto è iniziato. E per molti siracusani non è un semplice spettacolo: è memoria viva.

Nei messaggi che circolano tra fan e concittadini, la storia si fa personale. C’è chi ricorda l’emozione di ascoltarlo da ragazzino, chi racconta di averlo visto a Catania “tempo fa” e di essersi commosso come allora. E c’è chi riporta un frammento di quotidianità che vale più di qualunque biografia ufficiale: “Abitavamo in via Dione, dietro il mercato, uno di fronte all’altro… abbiamo giocato per strada tante volte”. È in questi dettagli che il concerto di stasera assume il sapore di una rimpatriata collettiva.

Il calendario, però, ha imposto anche il suo imprevisto. L’appuntamento previsto per martedì 21 gennaio è stato rinviato per allerta meteo, trasformando la serata di oggi in una data unica con due spettacoli: uno alle 18 e uno alle 21.

Zappulla appartiene a una stagione precisa della musica popolare meridionale: quella dei primi anni Ottanta, quando una parte della canzone napoletana iniziava a cambiare pelle e a trovare nuove platee. Un’epoca fatta di successi immediati e riconoscibili, di melodie che entravano nelle case e restavano lì, pronte a riaccendersi “appena lo ascolti”. Tra i ricordi citati da chi lo ha seguito dall’inizio riaffiora anche il titolo del primo successo, da bambino: “Guagliuncello senza mamma”. Non sempre quella musica è stata amata da tutti allo stesso modo, ma anche chi dice di non averla apprezzata allora, oggi riconosce il peso di una cosa semplice: “hai sempre avuto una bella voce… e io ne sono orgoglioso”.

In questo rientro a Siracusa c’è anche la traiettoria di una vita che, oltre al palco, ha conosciuto pagine controverse e dolorose. 

Ed è forse anche per questo che un concerto “a casa” pesa di più. Perché la città non ascolta soltanto un repertorio: ascolta un uomo che torna dove era ragazzo, dove veniva chiamato per nome, dove la distanza tra artista e pubblico non è mai stata davvero un muro.

Stasera, al Teatro Massimo, l’effetto non sarà soltanto quello della nostalgia. Sarà qualcosa di più concreto: la dimostrazione che certe voci, quando sono davvero inconfondibili, attraversano i decenni e restano lì — pronte a riportarti indietro, anche solo per la durata di una canzone.

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