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Musica

Sanremo, tutti i generi del Festival dalla ballad al rock e la "strana coppia" Fedez-Masini

Prevalenti i temi dell'amore, guerra, intelligenza artificiale, labirinti della mente e critica dell'Italia, con la struggente "Stella Stellina" di Ermal Meta

26 Gennaio 2026, 19:38

Sanremo, tutti i generi del Festival dalla ballad al rock e la "strana coppia" Fedez-Masini

L'assurdità della guerra. L'intelligenza artificiale. I labirinti della mente. La critica sociale verso l'Italia. Il bouquet canoro di fiori di Sanremo, il quinto da direttore artistico per Carlo Conti, dopo l'edizione record dello scorso anno e la tripletta 2015-2017, è variegato sia come temi che come generi musicali anche se le ballad più o meno romantiche sono davvero molte. Ma c'è spazio per urban pop, rap, indie, cantautorato, country, rock. Tanti i temi dunque, quasi nessuno troppo leggero o banale ma quello più "necessario" arriva forse dalla Stella Stellina di ERMAL META musicata anche da Dardust con sonorità medio-orientali e dedicata a una dei tanti bambini uccisi a Gaza. «Dalla collina si attende primavera ma non c'è quel che c'era, non ci sei più tu». Struggente il finale alla De André: «Come le farfalle, hai vissuto solo un giorno».

Sorprendente l’elettro pop di DITONELLAPIAGA che ritorna a Sanremo dopo la partecipazione con Rettore con le cose che la infastidiscono dalla moda di Milano allo snob romano, dal politico al pranzo salutare. Emozionante la lettera di SERENA BRANCALE alla mamma perduta: «e se ti portassi via da quelle stelle, per cancellare il tuo addio dalla mia pelle». Convince la ballad struggente e urlata di EDDIE BROCK: «Ma se lo sai che scegli sempre quello che ti farà male, e resti sola dentro un letto da rifare, perché è più facile farti spogliare, che spogliarti il cuore». Funziona anche quest’anno la strana coppia MARCO MASINI E FEDEZ. Il rap di quest’ultimo non risparmia chi lo attacca: «La gente pudica giudica, che brutta gente che frequenta Fedez ma ci si dimentica che Giuda se la faceva con gente per bene». E la voce di Masini esplode perché «i mostri non stanno solo sotto al letto». MICHELE BRAVI racconta chi si sente inadeguato: «Dovresti vergognarti che dopo anni non la smetti di mancarmi». L’amore la fa da padrone anche negli Animali Notturni di MALIKA AYANE, così diversa dal solito: "Quando mi guardi fai voragini, e io non mi difendo più. Fuori è pieno di persone" ma «nessuno ci capirà mai».

Fotografa la realtà dell’Italia il giovane SAYF che esordisce con un ritmo forsennato che entra nella testa con il suo «Tu mi piaci tanto» e strizza l’occhio a Max Gazzè parlando anche di disastri naturali ("L'Emilia che si allaga, e la Liguria pure") e citando Tenco ("morto qui vicino") e Berlusconi ("come ha detto un imprenditore, l’Italia è il paese che amo"). Più tagliente verso l’Italietta il country inaspettato di J-AX: «Sto paese lo capisci da un cantiere, cinque dicono che fare, uno solo che lo fa». L’urban rap di NAYT canta il dramma della distanza social: «Prima che tu faccia un post prima che controlli i like». Tema simile ma in toni e modi totalmente diversi per DARGEN D’AMICO: «Ho letto che certe cose non puoi farle con l’AI, la pelle dà un effetto eccezionale». RAF torna sul palco dell’Ariston a cantare una storia d’amore degli anni '80 nel mondo di oggi dove «Niente è sicuro, tutto è controverso». Tra i big c'è PATTY PRAVO: «siamo delle opere d’arte» e «siamo santi e peccatori, naviganti e sognatori, un pò satelliti, filosofi del niente». Come la Divina all’11/a partecipazione c'è anche FRANCESCO RENGA che parla di una sua evoluzione: «Ma a volte capita che sorride anche una lacrima» e «fra tutti i miei dettagli sei tu il meglio di me». Una ballad dolce come un cielo rosa di «zucchero filato» che fa brillare MARA SATTEI: «La voce tua nei giorni tristi, guarisce il mio disordine».

Grida l’amore ma anche la ricerca della serenità LEO GASSMANN: «Se ci vedremo tra vent'anni, avremo ancora voglia di spaccarci il cuore a metà. Ma la verità è che fare la pace è più naturale». L’innamoramento raccontato anche da LEVANTE: «Cerco la mia postura, divento la paura, mi trema anche la gola, la voce non mi trova». TREDICI PIETRO mixa rap e ritornello cantato per il suo «Uomo che cade»: «Chiudimi la porta in faccia, se rivedermi piangere un pò ti rilassa. Dimmi che hai troppe cose da dire, fogli da bruciare».

Nel flusso di coscienza di ENRICO NIGIOTTI la bellissima immagine: «C'è bisogno di dolore per un pò di felicità, lo pensiamo sempre tutti che sia meglio qualcun altro e non vediamo dietro al vecchio i capelli da ragazzo». Ritmi latini e samba per SAMURAI JAY che parla del profumo di una persona amata «sulla mia pelle non passa mai». La favola della vita nella canzone di ARISA: «C'era una volta l’oceano, io navigavo con te, c'era la luna nel cielo, una notte che non ho paura nemmeno di me». E cita Lucio Corsi: «Chiudi gli occhi amore o ti presto gli occhiali da sole».

CHIELLO racconta l’agonia di un amore di cui non è rimasto niente, «solo una scheggia di noi due». Una tarantella che mira al tormentone per LDA E AKA 7EVEN: «Ti ho dedicato poesie clandestine, io che ti inseguo mentre te ne vai neanche le onde agitate stanotte sanno dove sei». Pop Rock e tanta sorellanza per le BAMBOLE DI PEZZA, ragazze con «una chitarra e una tempesta» e donne «guardate male» dalla gente: «Resta con me in questi tempi di odio, tu resta con me anche se tutto questo ci cambierà». Bello il cantautorato di FULMINACCI tra il «vento della metro», «semafori e cantieri»: «Spero di essere il migliore dei tuoi sbagli, ci credi o no?».

Tra gli esordienti della 76/a edizione TOMMASO PARADISO che dedica la sua canzone ai romantici: «Vorrei avere un pianoforte in tasca, solo per ricordarmi di noi». Debutta con un labirinto di pensieri ossessivi in urban pop il rapper LUCHÈ: «È che sei bella, come una bugia detta per non piangere». SAL DA VINCI festeggia il suo ritorno a Sanremo dopo 17 anni con i toni neomelodici: «Perché un amore non è amore per la vita, se non ha affrontato la più ripida salita». Già tormentone. Fa ballare muovendo il boom boom anche ELETTRA LAMBORGHINI che omaggia Raffaella Carrà: «Viva l’amore amore amore amore che si fa». Infine c'è anche una rapina: quella deliziosamente indie di MARIA ANTONIETTA E COLOMBRE: «Che cosa credi? Credo che la felicità ce la prendiamo e basta». Del resto è un diritto di tutti, dicono, solo per il fatto di essere vivi: «Ma se abbiamo sete, abbiamo fame o siamo soli la colpa non è nostra, non siamo dei coglioni».