il personaggio
Giovanni Caccamo fulminato sulla via di Battiato
L'artista siciliano è l’autore del brano di Patty Pravo “Opera” che sarà in gara al Festival di Sanremo
A dieci anni dal suo esordio discografico, il ragusano Giovanni Caccamo guarda al futuro partendo dalle radici: i Maestri, la parola, il sogno. Il 2026 si annuncia denso di significati, tra un nuovo album, un tour che celebra il suo percorso e l’omaggio a Franco Battiato, ma anche il ritorno a Sanremo come autore, con Opera, brano scritto per Patty Pravo.
«L’11 giugno partirà il nuovo tour con il concerto “L’alba dentro l’imbrunire”. Sarà un’occasione straordinaria per abbracciare il mio pubblico, le mie canzoni e rendere omaggio a Franco Battiato, che accompagna ogni giorno la mia creatività e la mia vita», esordisce. «L’eredità di Battiato per me si concentra in un momento che ha cambiato la mia vita. Un pomeriggio, a Milo, eravamo seduti nel suo salotto, circondati da libri e luce. Dopo un lungo silenzio mi disse: “Ricordati che c’è una sola strada per rimanere un uomo e un artista libero: scardinare la tua arte da ogni fine. Non chiederti come avere più successo o vendere più dischi, quella è una gabbia d’oro. Chiediti piuttosto cosa può farti innamorare ancora della vita, quale avventura può conquistarti. Da lì nascerà il tuo prossimo progetto”».
Il celebre verso di Battiato che prospettiva assume oggi?
«”Il mio maestro mi insegnò com’è difficile trovare l’alba dentro l’imbrunire” è una frase sublime. Riassume due concetti fondamentali: l’importanza dei Maestri, che oggi abbiamo in parte smarrito, e la capacità dei saggi di accendere una luce anche nelle stanze più buie. Su questo tema ho lavorato molto con il progetto “Parola ai giovani”, nato quattro anni fa da un appello di Andrea Camilleri, che invitava i giovani a dare vita a un nuovo umanesimo della parola. Con un pizzico di incoscienza, ho risposto con il disco “Parola”, in cui testi di Bufalino, Pasolini, Battiato, Sgalambro e Segre hanno ispirato nuove canzoni, con la partecipazione di Patti Smith e Willem Dafoe. Da lì è nato un progetto collettivo: un viaggio in università, carceri e centri di accoglienza, in Italia e nel mondo, chiedendo ai giovani “Qual è la tua parola di cambiamento?”. Questo progetto, sviluppato anche con le Nazioni Unite, Harvard e Berkeley, nasce dalla consapevolezza che non esiste futuro senza radici, solo riaccendendo un dialogo coi maestri, coi saggi è quindi anche coi nostri nonni, le nuove generazioni possono edificare un nuovo futuro possibile. Quel dialogo deve risorgere, perché l’alienazione del mondo virtuale sta schiacciando la nostra umanità».
Sui tuoi social parli anche del «coraggio di sognare»...
«Il sogno, per me, è una chiave d’accesso a un mondo parallelo: sempre disponibile, ma sempre più lontano dalla nostra quotidianità. Viviamo in una società che ci impone razionalità e performance, spingendoci a concentrarci su ciò che ci manca. Anche il mondo virtuale e i social alimentano questo meccanismo, mostrando vite perfette ma illusorie, che accrescono il senso di inadeguatezza e solitudine: pensiamo di essere connessi, ma siamo sempre più isole. Il sogno è uno strumento straordinario, alla portata di tutti, ma ci stiamo disabituando a usarlo. Oggi sogniamo solo ciò che crediamo di poter ottenere, mentre il sogno dovrebbe permetterci di immaginare mondi nuovi e prospettive diverse. Una rieducazione al sogno è, secondo me, salvifica e necessaria per aprire una nuova fase della storia dell’umanità, perché ci riporta al nostro respiro, al nostro io bambino, alle radici primordiali e all’istinto».
Quanto la Sicilia ti influenza nella scrittura?
«La Sicilia per me è una madre straordinaria, l’isola dei sogni. È una terra di grandi contraddizioni che sono il contraltare di una bellezza senza tempo, senza fine, senza confine. Sto costruendo una casa in campagna, tra Modica e Noto, vicino alla casa dei miei nonni e ogni volta che torno è come rientrare in un’energia primordiale: un abbraccio di profumi, sapori, affetto, amore e lentezza. Da adolescente quella lentezza mi stava stretta e trovai a Milano, la mia seconda casa, un tempo che era più vicino al mio sentire. Oggi è salvifica, mi riporta a un tempo più umano, mi ridà ossigeno».
In questo momento di grande difficoltà: che messaggio ti senti di lanciare ai siciliani?
«È una domanda complessa. Ci obbliga a riflettere sul rapporto tra umanità e natura. La crisi climatica, frutto di decenni di crescita incontrollata e inquinamento, ha alterato gli equilibri del pianeta. Quello che sta accadendo in Sicilia ne è una dimostrazione drammatica. Questo dolore deve imporci una riflessione immediata sulle nostre abitudini quotidiane. Non solo la politica, ma ogni singolo cittadino deve interrogarsi sull’impatto delle proprie scelte. Siamo inquilini di una casa meravigliosa, ma fragile. Sta a noi decidere se ristabilire l’equilibrio con scelte consapevoli o lasciare che la natura lo faccia con la forza, con conseguenze terribili. Per il resto, la mia vicinanza e il mio dolore sono grandi e a volte solo il silenzio può essere voce di questo sentire».
Tra le sfide del tuo 2026 c’è anche Sanremo: Patty Pravo porta in gara “Opera”, scritta e composta da te. Di che parla questa canzone?
«È una canzone nata da un sogno. Patty Pravo e Simone Folco mi hanno parlato di una visione: un palco, un’eleganza senza tempo, con Nicoletta interprete di un brano fuori dalle logiche discografiche. Ho cercato di raccontare il vissuto e la straordinarietà di Patty Pravo, una delle ultime vere dive di una generazione che ha segnato la storia della musica italiana e internazionale. È stata ed è una musa, un’ispiratrice per intere generazioni di artisti in tutto il mondo. Ho provato a sintetizzare la sua estetica, la sua personalità e la sua storia, intrecciandole anche al mio modo di vedere la vita, cucendo il brano sulla sua vocalità e sulla sua eleganza. Ho lavorato diverse settimane alla scrittura di questo pezzo che ritengo essere un pezzo Importante del mio cammino come autore. C’è inoltre una forte presenza siciliana nel progetto: Giovanni Robustelli ha realizzato un’incisione ispirata a Patty Pravo che sarà inserita nel vinile».
Hai esordito a Sanremo come cantante nel 2015: cosa diresti al Giovanni di allora?
«Gli darei un forte abbraccio. Gli direi di non avere paura, che tutto andrà bene perché tutto segue una traiettoria. Di ascoltarsi e di non tradire mai ciò che è. È l’unica strada per tendere alla felicità. E gli ricorderei di sollevare ogni tanto lo sguardo con gratitudine, di custodire lo stupore per ciò che ci circonda perché c'è sempre qualcosa per cui dire grazie e sono sempre più i motivi per cui ringraziare che per lamentarsi».