Società
Cioccolato di Modica, Leonardo Sciascia fu il precursore della tutela Igp
La professoressa Grazia Dormiente racconta alcuni aneddoti che coinvolgono anche il grande scrittore siciliano
Lo scrittore Leonardo Sciascia
"Il cioccolato di Modica Igp rappresenta una peculiarità rispetto a tutti gli altri cioccolati italiani non solo per la forma, per il colore, per la composizione e il gusto, ma soprattutto per l'attaccamento ad una tradizione che resiste attraverso il tempo. I produttori di cioccolato di Modica Igp difendono tale peculiarità perché custodi di una tradizione secolare che si è tramandata in forma non scritta da padre in figlio accomunando culture e popoli, distanze incolmabili e abissi temporali". Lo dice la studiosa Grazia Dormiente che, al cioccolato in questione, ha dedicato una parte significativa della sua vita professionale. Impegnata in attività di ricerca, la stessa attività che ha contribuito, e non poco, a garantire il riconoscimento Igp.

"Nonostante il progresso industriale abbia cambiato radicalmente il modo di produrre cioccolato e grandi industrie dominino i mercati internazionali - spiega Dormiente - il cioccolato modicano sfugge alle logiche di produzione di massa e industrializzazione, affidandosi alle sapienti mani di artigiani che lavorano nei loro laboratori sparsi in tutta la città. Il museo del cioccolato a Modica, inaugurato nel 2014, traduce il viaggio a ritroso nel tempo per svelare i segreti di una storia tanto affascinante quanto antica. Nello spazioso salone del Museo del Cioccolato intitolato a Ranieri III di Monaco - targa svelata nel 2017 in occasione della visita del principe Alberto II di Monaco (nella foto sopra) - i pannelli documentari-bibliografici narrano “Il cioccolato di Modica nelle carte dei Grimaldi – 1746/1915” e diventano soglia essenziale per certificare l’origine settecentesca del cioccolato di Modica all’insegna delle fantastiche immersioni nella storia del bruno nettare degli dei, veicolata dalle fonti archivistiche grimaldiane, da cui promana la settecentesca consuetudine elitaria del consumo di cioccolato e la generazionale maestria di artigiani capaci di tutelare i segreti dell’inimitabile cioccolato modicano, indiscusso protagonista dell’inedito memoriale che attesta la presenza di cioccolatieri a Modica sin dal 1746" (nella foto sotto Donna Ermira, fabbrica di cioccolato "La soledad di Oaxaca", Messico - Foto di Massimo De Giuseppe).

Ma c'è di più. Ed è ancora la professoressa Dormiente a metterlo in evidenza. Stavolta, l'attenzione è rivolta a uno dei grandi scrittori siciliani del Novecento. "All’indimenticato Leonardo Sciascia, precursore della tutela Igp al cioccolato di Modica - spiega - sono dedicate le Gallerie artistiche, dove figurali cioccolati e pannelli dipinti con liquido cioccolato rievocano le pietre ricamate della città. Scalpellini, giovani studenti del Liceo Artistico “T. Campailla” e artisti modicani - quali Elisa Corallo, Salvatore Cicero, Enrico Candiano, Antonio Licitra e Piero Puglisi - hanno materializzato lo spirito fondante del cioccolato come ispiratore d’arte. Il Cioccolato di Modica di inarrivabile sapore, per dirla con Leonardo Sciascia, avvolge, seduce e, rievocando storie di indimenticati lasciti, rivela un patrimonio di gesti e di saperi che si è sedimentato grazie alla genialità di maestri cioccolatieri che già nel Settecento a Modica, capitale dell’omonima e potente Contea, manipolavano il mitico “cibo degli dei”. A fecondo indicatore temporale e di costume assurge, perciò, l’esito della ricerca archivistica, che ha concorso a liberare dal polveroso oblio, non solo i nomi di cioccolatieri attivi a Modica a partire dal 1746, ma anche ingredienti, computi di peso e misura, unitamente al lessico inerente oggetti, attrezzi ed utensili, con cui il cioccolatiere, appunto, amalgamava cacao amaro, zucchero e spezie: inginocchiato ed impugnando il litico pestello, ripeteva sulla valata ra ciucculatti (pietroso spianatoio in figura di mezzaluna) la gestualità di ispanica filiazione, interiorizzata da generazioni, che al fattore tempo hanno consegnato i segreti della loro artigianalità. Si è diffuso così l’inedito capitolo sull’intrigante cioccolato modicano che prima inebriò elites locali e gerarchie ecclesiastiche e che successivamente conquistò la convivialità delle borghesie cittadine fino a campeggiare nella familiarità di consumo dell’attuale società e nell’immaginario collettivo, come mirabile ispiratore di arti, letteratura, teatro, cinema ed anche degli allettanti connubi tra cibo e cultura territoriale" (sotto Salvatore Di Lorenzo all'opera nel dammusu ro ciucculattaru - foto di Giuseppe Leone).

"I maestri cioccolatieri e i pasticceri di Modica, depositari di una lunga e certificata tradizione - chiarisce ancora Dormiente - continuano ancora oggi, a lavorare il cacao “a freddo”, evitando il processo di concaggio al fine di conservare l’integrità dei suoi ingredienti e le qualità salutistiche in sintonia con la più aggiornata ricerca medico-scientifica che segnala il leggendario cioccolato modicano tra le eccellenze dolciarie. A poter raccontare la goduria che il granuloso cioccolato di Modica, alla vigilia del meritato riconoscimento Igp, riversa e suscita non servono tanto le parole quanto il gioco festoso dei sensi e del gusto che la terra del cioccolato artigianale, riesce dolcemente ad orchestrare. Nella città di pietre barocche e di luminosi percorsi storici ed enogastronomici il cioccolato è scoperta, festa, sorpresa e naturalmente piacere e tanta golosità. Il museo del cioccolato nasce a Modica con lo scopo di tutelare e mantenere il patrimonio dei saperi legati alla secolare e documentata storia cioccolatiera della città. Esso rappresenta il luogo dell’immaginario collettivo armonizzato con la dolce tematica. Il fecondo legame tra il cioccolato, attrattore turistico - culturale, e il territorio, significativo catasto dei beni paesaggistici, artistici e antropologici, ha sollecitato i responsabili museali a puntare sui servizi di fruizione, sui laboratori sensoriali e sulla storica gestualità di manipolazione, riproposta nella sezione del “dammusu ro ciucculattaru”, evocante l’originaria postura del cioccolatiere modicano, custode dell’ispanica impronta pervenuta nella Contea di Modica almeno fin dalla prima metà del Settecento". Insomma, una visita a Modica per gustare il bruno nettare degli dei diventa, a questo punto, d'obbligo.