Massimo Bellini
La lirica torna al Sangiorgi con "Il quinto Moschettiere" e "Le nozze dell'orso"
Due opere da camera in prima esecuzione assoluta firmate da Matteo Musumeci, Vincenzo De Vivo, Joe Schittino e Alessandro Idonea, tra ironia, sperimentazione e nuovo dialogo tra tradizione e contemporaneo
da sinistra Matteo Musumeci, Vincenzo De Vivo
Il Teatro Massimo Bellini investe nel futuro del teatro musicale commissionando due nuove opere da camera, pronte per il debutto in prima assoluta: “Il quinto moschettiere”, moderno spin-off che rende omaggio agli eroici guasconi di Dumas padre, e “Le nozze dell’orso”, tratto da due esilaranti atti unici di Čechov.
Si tratta di uno dei capitoli più significativi del 2026 per l’ente lirico etneo, che affianca così alle produzioni sinfoniche, corali e agli oratori — commissionati nell’ultimo lustro dall’attuale governance ad autorevoli compositori contemporanei — una nuova linea dedicata all’opera da camera.
Con questo progetto la lirica torna al Teatro Sangiorgi, seconda sala del Bellini e storico gioiello liberty di via Sangiuliano, che affianca il monumentale edificio di Piazza Bellini.
Un palcoscenico dal forte valore identitario, oggi chiamato ad accogliere la sperimentazione e i linguaggi del presente.
Sono in pieno svolgimento le prove de “Il quinto moschettiere”, struttura in un prologo, otto scene ed un epilogo, in cartellone il 17, 18 e 19 febbraio, rispettivamente alle 20:30, 17:30 e 11:00.
Lo spettacolo segna una nuova collaborazione tra il compositore Matteo Musumeci e il librettista Vincenzo De Vivo, impegnati a rileggere con sguardo contemporaneo l’universo narrativo dumasiano.
Ne scaturisce una vicenda brillante e sorprendente, che attraversa la partitura intrecciando azione, travestimenti, ironia e una riflessione attuale sul tema dell’identità.
Il progetto si inserisce nel solco della missione del Bellini: promuovere nuove creazioni capaci di dialogare con la tradizione e, al contempo, di parlare con efficacia allo spettatore di oggi.
Come sottolinea il sovrintendente Giovanni Cultrera di Montesano: «Commissionare Il quinto moschettiere e Le nozze dell’orso ha significato per il Bellini scegliere il rischio fertile della creazione, quello che mette in gioco idee, linguaggi e visioni del nostro tempo. L’ente riafferma con decisione il proprio ruolo di centro di produzione e di committenza, consapevole che la vitalità del teatro musicale passa anche dalla capacità di investire nella creatività contemporanea, adottando una linea culturale che unisce qualità artistica, rigore progettuale e attenzione al pubblico. Il Bellini intende perciò essere non solo custode della tradizione, ma luogo attivo di sperimentazione e rinnovamento. In particolare, nel lavoro di Musumeci e De Vivo convivono leggerezza e profondità, memoria e invenzione, privilegiando il piacere del racconto. E il Massimo catanese vuole continuare a essere uno spazio dove le storie prendono forma oggi, parlando al presente, confermando la propria vocazione ad essere laboratorio creativo e luogo di futuro. Orchestra e Coro sono dell’ente lirico etneo, sul podio è impegnato Domenico Schiano Lo Moriello, mentre la regia è affidata a Davide Garattini Raimondi, chiamato a dare forma scenica ad una novità assoluta che gioca consapevolmente con i codici del teatro musicale. Figura centrale è Mademoiselle Françoise Montauban de Jarjayes, dama della Regina che si cela sotto l’identità del paggio Oscar, con il mezzosoprano Albane Carrère, chiamata a un ruolo di grande versatilità vocale e scenica. Il baritono Italo Proferisce è Athos, il tenore Ivan Tanushi veste i panni di Porthos e il basso Ugo Guagliardo quello di Aramis. L’allestimento si avvale delle scene e delle luci di Paolo Vitale e dei costumi di Giovanna Giorgianni.
Arguta la nota di Musumeci e De Vivo: “I tre moschettieri, come si sa, erano … quattro. Il loro motto è celebre: “tutti per uno e uno per tutti”. Nel 1628 cade l’ultima roccaforte degli Ugonotti ribelli, la Rochelle. Poco dopo, il glorioso quartetto si è sciolto. Là dove finisce il primo dei romanzi che Alexandre Dumas padre dedica ai Moschettieri, comincia la nostra opera. La storia che raccontiamo è completamente inventata senza l’autorizzazione del grande scrittore francese, che non merita quindi alcun rimprovero.” E veramente originale è il sequel immaginato. A Parigi, nel primo Seicento, la pace seguita alla sconfitta degli Ugonotti ha reso inattivi i Moschettieri del Re. Athos, Porthos e Aramis, ormai pronti a separarsi mentre D’Artagnan rimane in servizio, vengono coinvolti in una nuova missione in soccorso della Regina Anna, che necessita di un difensore segreto capace di agire con discrezione. L’attenzione dei tre cade su un giovane e abilissimo paggio, Oscar, che dimostra superbo coraggio in uno scontro con le guardie del Cardinale Richelieu. Gran tiratore di fioretto, veloce come un fulmine nella corsa, coraggioso fino alla temerarietà, questo autentico prodigio ha però una strana somiglianza con una delle dame di corte. E riserva, infatti, una sorpresa non solo per i moschettieri ma anche per gli spettatori. “Il misterioso paggio - svelano Musumeci e De Vivo - nasconde infatti un segreto: è in realtà Françoise de Jarjayes, dama di corte cresciuta come un soldato, che ha assunto un’identità maschile per servire la Regina. Riconosciuto il suo valore, Athos, Porthos e Aramis la accolgono come quinto Moschettiere, destinato a restare nell’ombra ma a cambiare il corso della storia. E cent’anni più tardi un’altra fanciulla, discendente ancora di Françoise, difenderà un’altra sovrana in pericolo: vestirà la divisa di soldato e sarà conosciuta come Lady Oscar. Polifonisti e compositori francesi di musica strumentale del Seicento avrebbero fornito alla narrazione un’adeguata colonna sonora. Noi, invece, abbiamo guardato senza pudore alle strutture dell’opera buffa italiana e agli artifici dell’operetta offenbachiana, ma anche al musical e alla canzone, per parlare direttamente al pubblico del nostro tempo.” Lo conferma il regista Davide Garattini Raimondi: “Il quinto moschettiere è uno spin-off teatrale che riporta in scena l’universo di Dumas come mito vivo e attuale. I moschettieri vengono riletti non come eroi idealizzati, ma come figure umane, fragili e profondamente fisiche. Lo spettacolo introduce un nuovo personaggio che rompe gli equilibri del gruppo e ne mette in discussione l’identità. Questo “quinto” non è solo un’aggiunta narrativa, ma una funzione necessaria in un mondo che sta cambiando. Athos, Aramis e Porthos incarnano memoria, ambizione ed eccesso, uniti da una lealtà assoluta. La vicenda si colloca in un momento di transizione, quando le grandi imprese comuni stanno finendo. Il quinto moschettiere agisce nell’ombra, tra potere visibile e invisibile, dove gli altri non possono più arrivare. La regia suggerisce che questa figura possa essere una donna, capace di sovvertire i ruoli senza clamore. Nasce così una nuova idea di eroismo, silenziosa e non celebrata, fondata su intelligenza e fedeltà. Lo spettacolo afferma il potere del teatro e delle storie di rinnovarsi, ricordando che nessuno si salva da solo.
Gli autori di questa novità non hanno bisogno di presentazioni. Compositore catanese di rilievo internazionale, Matteo Musumeci è autore di opere liriche, sinfoniche e di musica di scena eseguite in Europa, America e Asia. Le sue partiture sono state commissionate ed eseguite da importanti teatri e istituzioni musicali, tra cui il Massimo Bellini, La Fenice, il Verdi di Trieste. La sua scrittura coniuga tradizione e linguaggi contemporanei, con particolare attenzione alla dimensione teatrale.
Librettista e autore di teatro, Vincenzo De Vivo collabora da anni con compositori e istituzioni musicali internazionali, firmando testi che si distinguono per intelligenza drammaturgica, ironia e capacità di dialogare con il repertorio storico in chiave attuale.
Il secondo appuntamento con il ciclo “Opere da camera” propone Le nozze dell’orso e si rifà a due straordinarie commedie di Anton Čechov, gli atti unici La proposta di matrimonio e L’orso, qui rivisitati dal compositore Joe Schittino su libretto di Alessandro Idonea.
Un gioco di ironia e desiderio trasforma la quotidianità in un teatro dell’assurdo, pervaso di una comicità grottesca e irresistibile, in cui i voti nuziali sbocciano tra paradossi, malintesi e piccole manie.
Sul podio Domenico Famà (13, 14 e 15 marzo). A firmare la regia è ancora Davide Garattini Raimondi.