14 febbraio 2026 - Aggiornato alle 08:18
×

verso il festival

Irina Shayk co conduttrice della terza serata: ma quale Pucci, Sanremo vira sul glamour internazionale

Giovedì sarà la top model russa al fianco di Carlo Conti e Laura Pausini. E il direttore artistico, sul ritiro del comico sceglie il silenzio operativo

10 Febbraio 2026, 17:48

Irina Shayk alla guida della terza serata: Sanremo vira sul glamour internazionale dopo il caso Pucci

Una sostituzione-lampo scuote la settimana dell’Ariston: giovedì sarà la top model russa al fianco di Carlo Conti e Laura Pausini. E il direttore artistico, sul comico ritiratosi tra le polemiche, sceglie il silenzio operativo.

Seguici su

Il posto lasciato vuoto da Andrea Pucci diventa un corridoio rosso steso per Irina Shayk. Non un semplice rimpiazzo, ma un cambio di passo simbolico: dall’ironia divisiva del «politicamente scorretto» alla raffinatezza globale della moda e del cinema. È il nuovo equilibrio che Carlo Conti ha deciso di imprimere a Sanremo 2026, con una mossa secca annunciata via social: «Con me e Laura Pausini giovedì ci sarà “una delle donne più belle del mondo”, “una modella straordinaria”, “bravissima attrice”: Irina Shayk». Un messaggio asciutto, calibrato, studiato per spostare l’attenzione dal rumore alle luci di scena.

La co‑conduzione di giovedì 26 febbraio 2026 passa dunque a Irina Shayk, che affiancherà Carlo Conti e Laura Pausini. La scelta arriva dopo il ritiro di Andrea Pucci, travolto da contestazioni per vecchie battute considerate razziste e omofobe e per un clima di ostilità culminato in insulti e minacce riferiti dallo stesso comico.

Nello stesso annuncio, Conti ha definito Shayk «alla sua prima volta in tv in Italia», sottolineandone il profilo internazionale e l’attitudine scenica. Il mosaico dei volti dell’edizione resta confermato: Conti alla guida come direttore artistico e conduttore, con Laura Pausini presenza fissa per tutte e cinque le serate.

Chiamare una top model planetaria, quarantenne di ferro con una carriera in passerella che attraversa due decenni e l’ingresso nel Calendario Pirelli 2026, è una soluzione che sposta il baricentro della terza serata: dal dibattito sul limite della comicità a una narrazione di glamour e apertura internazionale. Irina Shayk non è solo immagine: negli anni si è misurata con cinema e tv, sfilate e campagne globali, costruendo una figura pop capace di parlare al pubblico generalista. Un profilo coerente con la «cura Conti», che — lo ha ribadito più volte — punta a mischiare pubblici e generazioni, preferendo «le canzoni e la qualità» al contorno rumoroso.

La rinuncia di Andrea Pucci è arrivata l’8 febbraio 2026. Nel suo messaggio il comico ha parlato di «passo indietro per rispetto del pubblico» dopo «insulti, minacce, epiteti» rivolti anche alla famiglia, ribadendo di «non aver mai odiato nessuno» e contestando etichette come «fascista, omofobo». La presa di posizione ha generato una immediata scia politica, con la premier Giorgia Meloni che gli ha espresso solidarietà e ha definito «spaventosa» la «deriva illiberale» della sinistra. La cronaca ha così superato il perimetro del Festival, costringendo Conti a un equilibrio di comunicazione: «preferisco non entrare nel merito», ha spiegato a margine, riportando il focus sull’evento.

Classe 1986, russa, tra le top model più riconoscibili al mondo, Irina Shayk ha attraversato le passerelle di maison globali e firmato campagne iconiche. È entrata nel Calendario Pirelli 2026, ulteriore consacrazione in un percorso che l’ha vista protagonista costante del fashion system. Il Corriere le ha dedicato un ritratto sui 40 anni e sullo stile «indenne al tempo».

Al di là dell’immagine, la sua narrazione pubblica intreccia la resilienza personale — l’infanzia difficile, il lavoro iniziato da giovanissima, l’approdo a Parigi senza mezzi — con la capacità di tenere insieme visibilità e misura nelle relazioni sotto i riflettori. Anche questo ha contribuito a renderla una icona pop trasversale, familiare al pubblico non specialistico.

Portare Shayk sul palco dell’Ariston significa immettere nel flusso del Festival un vocabolario visivo di respiro internazionale: abiti, tempi scenici, interazione con la macchina televisiva e con il pubblico in platea e a casa. Non è un caso che Conti abbia rimarcato il «debutto in tv in Italia»: il messaggio ai partner e agli spettatori è che Sanremo resta un hub capace di attrarre figure globali anche fuori dalla stretta filiera musicale.

La presenza stabile di Laura Pausini è il contrappeso perfetto all’innesto di Shayk. Da vincitrice 1993 a icona internazionale con 1 Grammy, 4 Latin Grammy, un Golden Globe e candidature agli Oscar e agli Emmy, Pausini assicura allo spettacolo un tono empatico e autorevole. Il suo annuncio, carico di memoria («Sanremo è il mio destino. Il mio sorriso. La mia tentazione. La mia paura»), proietta sulla conduzione un patto emotivo con il pubblico che segue la kermesse da oltre 70 anni.

Il tandem Conti–Pausini parla a platee diverse: chi cerca competenza e chi pretende spettacolo, chi ama la tradizione e chi vuole aprire le finestre sull’internazionalità. L’arrivo di Irina Shayk nella terza serata poggia su questa solida architettura: il glamour non come abbellimento, ma come linguaggio per coinvolgere il pubblico «non fan» del Festival.