16 febbraio 2026 - Aggiornato alle 12:17
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l'intervista

Accoglienza da star per Miriam Leone e Gabriele Muccino: «In questo cinema facevamo le assemblee d’Istituto...»

L’attrice e il regista ieri ad Acireale e Catania per presentare il film “Le cose non dette”. «Abbiamo voluto essere qui anche per stare vicino a questa gente colpita dal ciclone»

12 Febbraio 2026, 10:40

13 Febbraio 2026, 17:15

Accoglienza da star per Miriam Leone e Gabriele Muccino: «In questo cinema facevamo le assemblee d’Istituto...»

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Tra i leoni di Sicilia ruggisce Miriam. Torna nella sua Acireale a presentare il nuovo film ed è subito batticuore, applausi, abbracci con amiche, compagne di classe, conoscenti, fan. Occhi magnetici e denti di perla che si affacciano da grandi sorrisi, davvero bellissima, spigliata e gentile, Miriam Leone saluta il pubblico di casa con il regista Gabriele Muccino, accompagnato dalla moglie Angelica Russo, costumista, (anche a Catania al cinema Ariston e all’EPlanet) prima della proiezione di “Le cose non dette” e disponibilissima si sottopone al rito di decine e decine di selfie e foto.

Sul palco sfilano i ricordi: «In questo cinema facevamo le assemblee d’Istituto - racconta - Torno qui dove sono stata piccolina a sognare di fare il cinema. Qui ho visto “L’ultimo bacio”». Muccino chiosa: «Ma questo è nuovo cinema Paradiso!». «Questo sogno era lontano - riprende Miriam - per me è un’emozione forte essere qui con un maestro del cinema. Ci tenevo a salutarvi, ad abbracciarvi tutti».

Il film, in vetta al botteghino anche nello scorso weekend, ha nel cast Stefano Accorsi, Claudio Santamaria, Carolina Crescentini, Beatrice Savignani e Margherita Pantaleo. Un film emozionante, intenso e amaro che scava nelle ombre di personaggi fragili e imperfetti, terribilmente umani. Miriam Leone interpreta Elisa, una giornalista brillante, sposata con Carlo, docente universitario e scrittore in crisi creativa. La coppia attraversa un momento difficile, e parte per il Marocco con gli amici Anna e Paolo e la loro figlia adolescente.

Chi è la sua Elisa? E cosa le è piaciuto del suo personaggio?

«Sono molto grata a questo ruolo. Ricevo ogni giorno tanti messaggi da parte di chi ha visto il film, persone che mi raccontano le loro esperienze e le loro riflessioni su questo personaggio. Credo che rappresenti resilienza e una sorta di positività, nonostante tutto, nonostante a un certo punto la vediamo andare in mille pezzi».

Quanti segreti, quante cose non dette. Tutti fragili e vigliacchi?

«Il film ci lascia molte domande sulla nostra imperfetta umanità, sulle nostra paura di perdere tutto, sui rapporti tra noi adulti e le nuove generazioni, sulla distanza che si crea quando si vive nella menzogna, nel mare torbido delle cose non dette dove un granello può diventare una valanga che travolge tutto. Su quanto sia difficile essere onesti con noi stessi e quanto a volte vorremmo tutto e il contrario di tutto. Su quanto sia importante prendere davvero in mano la propria vita».

Com’è stato il set con Muccino?

«È un regista che mette al centro gli attori, è viscerale e molto tecnico insieme nell’uso delle macchine da presa, monta il mondo intorno a te per non perdersi nemmeno un’emozione, una goccia di sudore… Una gioia per me fare parte di un gruppo di attori davvero straordinari e lavorare con lui. Complice anche una Tangeri che ci ha accolto per settimane e dove abbiamo potuto vivere un’avventura artistica e umana indimenticabile».

La sua protagonista non ha figli, per una donna è ancora una condizione che non viene socialmente accettata?

«⁠Credo che sulla maternità ruotino ancora tanti tabù, e che essere donna sia una conquista spesso faticosa e continua. La conquista di libertà da ruoli e condizioni prestabilite da altri sono recenti, per questo il lavoro culturale su questo e altri argomenti che riguardano la donna è sempre importante e necessario. Bisogna avere e lasciare la libertà di scelta, bisogna poterne parlare ed essere informati. Credo serva più comprensione e meno giudizio. E più sostegno».

Nel film è forte il tema della maternità.

«Della genitorialità, della distanza tra generazioni, della mancanza di dialogo, di comunicazione. Se non si dicono le cose vere, poi la comunicazione si rompe».

Sarà sul set ancora con Muccino per “Gucci - Fine dei giochi” la serie Sky in cui interpreta la Reggiani.

«È una gioia lavorare di nuovo con Muccino in un ruolo sfaccettato come quello di Patrizia Reggiani che ha segnato un’epoca, nel bene e nel male».

La Sicilia è stata martoriata dal ciclone Harry, poi è arrivata la frana di Niscemi: due tragedie nell’indifferenza? C’è una questione meridionale?

«⁠Noi siamo un’isola, e spesso può capitare di sentirsi isolati, distanti in qualche modo. Ma questa distanza geografica deve comunque farci sentire parte di una comunità. Siamo venuti qui con il tour promozionale del film anche per partecipare a questo momento della comunità e portare la nostra vicinanza con il nostro mestiere. Il resto tocca alle istituzioni, che speriamo accolgano gli appelli di chi si è sentito abbandonato».

Cosa porta sempre con sé della Sicilia?

«⁠Ho una nota vocale sul telefono che ho registrato nel mare dove sono cresciuta e che ascolto con gli auricolari nei momenti in cui è più difficile stare lontano da casa. Ho anche creato un brand di skincare ispirato e dedicato alla mia terra, vulcanica, unica».

Che cos’è per lei la Sicilia? Cosa ama e cosa non sopporta?

«La Sicilia è un’isola continentale e in lei le contraddizioni dell’umanità spesso si fanno più evidenti. Amo i profumi, l’ospitalità, la natura e la cultura incredibile che convivono in un triangolo magico. Di contro soffro quando vedo spazzatura buttata per strada o incuria verso le meraviglie che tutto il mondo ci invidia. Anche qui servirebbero sostegno, impegno e investimenti nell’educazione. In Sicilia torno sempre, per me è casa. Vivo in questo triangolo magico dove ci sono tutti gli elementi. E’ l’energia che mi muove tutti i giorni».