La polemica
Caliò: «L'Opera di Antonello vada a Napoli, Messina non è pronta»
Parla l'artista messinese, che lancia la provocazione: «Il nostro Museo attira pochi fruitori, meglio dove potrà essere vista dai più»
di Simone Caliò*
È stata un’ottima notizia quella che lo Stato Italiano abbia comprato da Sotheby’s, prima dell’asta pubblica, un’opera dei suoi massimi esponenti pittorici al mondo, la tavoletta bifronte con Ecce Homo di Antonello da Messina.
Antonello da Messina è nato a Messina nel 1430 e morto a Messina nel 1479, ma il suo Genio è universale e appartiene a tutti, messinesi e non.
È motivo di orgoglio da siciliano vedere un’opera di Antonello al Louvre o al Prado e nei più importanti musei del mondo e leggere la didascalia con scritto: “da Messina” è sempre un’emozione.
È un’emozione ricordare che Antonello è colui che ha portato la pittura ad olio in Italia attingendo dai fiamminghi, emozionante è nel guardare i suoi quadri, la luce che sprigiona da essi e inevitabilmente ricorda quando profondamente messinese fosse Antonello. Perché quella luce è la luce di Messina e i colori sono i nostri… e questo è rimasto immutato nei secoli.
Trovo sterile la polemica su dove andrà la preziosa tavoletta, (tra le altre cose è proprio una tavoletta devozionale da viaggio, quindi fatta per stare in ogni dove) l’importante appunto è che l’Italia abbia investito in arte e bellezza, dove andrà è secondario.
Si è detto o a Napoli o a Messina o agli Uffizi. Credo che Napoli possa essere un’ottima collocazione perché il Museo Nazionale di Capodimonte ha svariate opere di Colantonio di cui Antonello fu allievo e la Campania non ha degli Antonello, in più il museo di Capodimonte è molto frequentato da turisti rispetto al nostro.
Il Mume di Messina ha due opere del nostro Artista di cui una straordinaria come il Polittico di San Gregorio, ha due preziosissimi Caravaggio e nonostante ciò abbiamo pochissimi visitatori, quindi non credo che aggiungere un Antonello alla pinacoteca già vasta possa attrarre più fruitori o procurare più pubblicità.
Il problema è culturale e strutturale, di competenze e di merchandising. Oggi tutti i Musei internazionali sono luoghi culturali di scambio continuo, luoghi creativi con all’interno bookshops coffeeshops, ristoranti, luoghi dove l’antico dialoga con il contemporaneo. Bisognerebbe che si investisse di più in promozione, in comunicazione, e in mostre importanti collaterali. Gli spazi vuoti della ex Filanda Barbera- Mellinghoff del Mume di Messina sono stati da poco occupati da una mostra permanente sul terremoto di Messina del 1908, sicuramente un’ottima idea, ma che di certo non incentiva lo scambio. L’attuazione di una calendarizzazione di mostre temporanee e contemporanee avrebbe valorizzato forse meglio lo spazio creando più attrattiva.
Degli ottocentomila croceristi che annualmente passano da Messina quanti vanno a visitare il Mume, considerando i soli 16 Mila paganti del nostro Museo nel 2023?
A Messina sia il Comune che la Regione non investono sulla cultura. E qualora dovessimo fare una retrospettiva su Antonello quali spazi avrebbero già adibiti alle mostre il Comune o il Museo Regionale di Messina?
*Artista messinese