13 febbraio 2026 - Aggiornato alle 22:22
×

l'incontro

“Il pop è cultura”: Mattarella apre le porte del Quirinale a Sanremo e sancisce la nobiltà della musica leggera

Un incontro senza precedenti al Colle con Carlo Conti, Laura Pausini e i Big in gara

13 Febbraio 2026, 13:28

“Il pop è cultura”: Mattarella apre le porte del Quirinale a Sanremo e sancisce la nobiltà della musica leggera

Un incontro senza precedenti al Colle con Carlo Conti, Laura Pausini e i Big in gara: il 13 febbraio 2026 il Capo dello Stato definisce la musica pop “parte del patrimonio culturale italiano”, cita “oltre 20 milioni di italiani” che seguono il Festival e conferma il legame tra istituzioni e cultura popolare

Seguici su

Il Quirinale ha accolto il mondo di Sanremo. E c'è una frase che rimane del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella: “La musica leggera, la musica pop fa parte del patrimonio culturale italiano”. Aggiunge un dato che fotografa il fenomeno: “Vi sono oltre 20 milioni di italiani che seguono il Festival sera per sera”. Parole che non solo riconoscono il peso culturale della canzone pop, ma la iscrivono a pieno titolo tra i linguaggi che raccontano e tengono insieme una comunità nazionale.

Per la prima volta nella storia della kermesse dunque i protagonisti del Festival di SanremoCarlo Conti, direttore artistico e conduttore, la co-conduttrice Laura Pausini e i Big in gara — sono stati ricevuti ufficialmente al Colle. Non è solo una “visita d’onore”: è un atto che suggella il dialogo tra istituzioni e musica popolare, tra la liturgia repubblicana e il più grande rito mediale del Paese. L’incontro arriva alla vigilia della 76ª edizione del Festival, in programma all’Ariston dal 24 al 28 febbraio 2026, spostata più avanti nel calendario per evitare la sovrapposizione con altri grandi eventi del Paese. A rappresentare la Rai, secondo anticipazioni di agenzia, anche l’amministratore delegato Giampaolo Rossi, segno di una partecipazione istituzionale e industriale a tutto tondo.

La sottolineatura sui numeri non è casuale: al Quirinale si riconosce che la forza di Sanremo non è soltanto artistica o spettacolare, ma anche civica — un fattore di coesione capace di tenere insieme generazioni, regioni, dialetti, gusti e appartenenze, in un unico flusso di partecipazione. È una cornice che valorizza l’evento oltre la televisione, come pratica condivisa di comunità.

L’abbraccio tra Presidenza della Repubblica e Sanremo non nasce oggi. Il 7 febbraio 2023, lo stesso Mattarella fu il primo Capo dello Stato a sedere in platea all’Ariston: standing ovation, Inno di Mameli cantato da tutti con Gianni Morandi a guidare il coro, e il monologo di Roberto Benigni dedicato ai 75 anni della Costituzione, con un commosso omaggio a Bernardo Mattarella, padre del Presidente e padre costituente. Quella presenza sancì, una volta per tutte, che la “festa nazional-popolare” aveva ricevuto il suo sigillo civico. L’incontro del 13 febbraio 2026 porta quel gesto a un livello ulteriore: sposta la musica pop dentro gli spazi simbolici della Repubblica, come a dire che l’alto e il pop non sono opposti ma dialogano, e che la tradizione può rinnovarsi senza perdere gravità.

La 76ª edizione prenderà il via il 24 febbraio 2026 e si chiuderà il 28 febbraio 2026. Sul palco ritroveremo Carlo Conti, alla guida del Festival come conduttore e direttore artistico, affiancato tutte le sere da Laura Pausini. La squadra è pensata per parlare a pubblici differenti, tenendo insieme mainstream e innovazione, autorevolezza e leggerezza. Secondo anticipazioni di stampa, tra gli ospiti attesi figura una combinazione di nomi italiani e internazionali, a conferma della vocazione del Festival a farsi vetrina globale della canzone italiana.

La delegazione che ha raggiunto il Quirinale restituisce la varietà della scena pop contemporanea. Tra i primi ad arrivare Leo Gassmann, seguito dal direttore artistico Carlo Conti. Presenti, tra gli altri, Laura Pausini, Francesco Renga, Marco Masini, Malika Ayane, Fedez, Elettra Lamborghini, J-Ax, Dargen D’Amico, e band come le Bambole di Pezza. Outfit sobri per molti, con qualche guizzo di personalità — cappelleria western, occhiali fuxia, dettagli rétro — a ricordare che la diversità stilistica è parte integrante della grammatica del pop.

“È un momento importante per il Festival, per me, per tutti noi e per la discografia italiana”, ha detto Carlo Conti nelle ore che hanno preceduto l’incontro, ricordando come, nell’arco di 10-12 anni, la presenza di artisti italiani nelle classifiche di fine anno si sia ampliata in modo significativo rispetto agli internazionali. Un’evidenza corroborata dai dati FIMI e dalle classifiche ufficiali: il pop italiano vive un rinnovamento continuo che alimenta l’offerta del Festival e, insieme, ne riceve impulso.