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IL LUTTO

Da avvocato nel Padrino a colonnello di Apocalypse Now, scompare a 95 anni un mito del cinema americano Anni '70

Morto Robert Duvall. Con lui se ne va uno degli attori che ha incarnato meglio di chiunque altro lo spirito della New Hollywood

16 Febbraio 2026, 19:34

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Da avvocato nel Padrino a colonnello di Apocalypse Now, scompare a 95 anni un mito del cinema americano Anni '70

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Robert Duvall si è spento all'età di 95 anni. Ad annunciarlo è stata la moglie Luciana con un post sui social. Con lui se ne va uno degli attori più autentici e sfaccettati del cinema americano, un uomo che ha incarnato meglio di chiunque altro lo spirito della New Hollywood degli anni '70.


Un'eredità scolpita nella pietra

Non era bello nel senso convenzionale del termine, ma aveva una presenza fisica silenziosa e magnetica che lo rendeva impossibile da ignorare. Nato a San Diego il 5 gennaio 1931 da un ammiraglio della Marina e da un'attrice dilettante, Duvall portava nelle vene sangue francese, tedesco e britannico. Vantava persino una discendenza da George Washington e dal generale confederato Robert E. Lee, personaggio che avrebbe poi interpretato sul grande schermo nel 2003.


La gavetta, la guerra, il palcoscenico

Cresciuto in una famiglia di rigida disciplina militare e religiosa, Duvall scoprì presto la passione per la recitazione. Nel 1952 debuttò a teatro al Gateway Playhouse di Long Island, dove conobbe il regista Ulu Grosbard, suo mentore per tutta la vita. Si perfezionò alla scuola di Sanford Meisner a New York, dividendo un appartamento con due giovani sconosciuti destinati alla gloria: Dustin Hoffman e Gene Hackman. Di quest'ultimo avrebbe sempre ricordato la generosità nei momenti difficili con affetto commosso.

Nel 1953 interruppe tutto per arruolarsi: servì due anni nell'esercito, con una parentesi in Corea. Tornato, si buttò di nuovo nel teatro prima di essere notato dal cinema. La sua prima apparizione sullo schermo risale al 1956, accanto a Paul Newman, ma dovette aspettare il 1962 per una parte davvero memorabile: il ragazzo con problemi mentali in Il buio oltre la siepe, accanto a Gregory Peck.


L'era d'oro: da Coppola a Peckinpah

Furono gli anni '70 a consacrarlo definitivamente. Francis Ford Coppola lo volle come Tom Hagen — il freddo e leale consigliere della famiglia Corleone — ne Il Padrino (1972), ruolo che gli valse la prima di sei candidature all'Oscar. Tornò con Coppola ne La conversazione e poi in Apocalypse Now (1979), dove nei panni del colonnello Kilgore pronunciò una delle battute più iconiche della storia del cinema, quella sull'odore del napalm al mattino.

Ma Duvall non fu mai "l'attore di Coppola e basta". Lavorò con Robert Altman (MASH), Sam Peckinpah, Sidney Lumet, Monte Hellman. Nel 1979 Il Grande Santini lo riportò tra i finalisti dell'Oscar, nel 1981 vinse la Coppa Volpi a Venezia con L'assoluzione. Arrivò infine la statuetta, nel 1984, per Tender Mercies di Bruce Beresford.


Un uomo fuori dal coro

Paradossalmente, dopo i massimi riconoscimenti, Duvall scelse di fare un passo indietro dai riflettori. Preferì la televisione — citava la serie Colomba solitaria come la sua interpretazione del cuore — e si dedicò sempre più alla produzione e alla regia, ottenendo un'ulteriore nomination all'Oscar nel 1997 con L'apostolo, film da lui stesso diretto.

Si definiva un attore naturalista, erede di Spencer Tracy più che dell'Actor's Studio. Repubblicano convinto in una Hollywood di tradizione democratica, sostenne McCain, i Bush, e inizialmente Trump, dal quale prese poi le distanze con parole dure. Tutt'altro che un uomo di sistema.

Insieme all'ultima moglie Luciana Pedraza, argentina, sposata nel 2004, si era a lungo dedicato ad attività benefiche in Argentina — scuole, case, dispensari per i più poveri — paese che amava profondamente e dove tornava ogni volta che poteva. Di Buenos Aires parlava come del posto più bello del mondo.


Ci sono attori che fanno film. E poi c'è chi, come Robert Duvall, diventa i personaggi che porta sullo schermo, lasciando ogni volta qualcosa di irreversibilmente vero.