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Musica

Palermo perde "U Skaman", Giuseppe D'Arpa muore a 48 anni

Addio a Giuseppe D’Arpa, u Skaman: i Cheech Skaos e la Palermo alternativa tra ska, reggae e sperimentazione nata dal basso

20 Febbraio 2026, 15:44

Palermo perde "U Skaman", Giuseppe D'Arpa muore a 48 anni

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Con lui se ne va anche un pezzo di una Palermo che oggi sembra lontana. La scomparsa di Giuseppe D’Arpa, per tutti u Skaman, riporta alla memoria una stagione in cui la città era attraversata da una scena musicale alternativa curiosa, irrequieta, affamata di linguaggi nuovi.

Erano gli anni tra la fine dei Novanta e i primi Duemila. Palermo viveva una fase di fermento sotterraneo, fatto di locali improvvisati, prove dentro i box, concerti organizzati con pochi mezzi e molta voglia di esserci. Si suonava ovunque: nei centri sociali, nei pub di quartiere, nei festival che cominciavano a nascere come spazi di incontro e contaminazione. Lo ska, il reggae, il punk, l’elettronica e le sperimentazioni si mescolavano senza troppe etichette, in una città che cercava una voce diversa da quella ufficiale.

Giuseppe D’Arpa era una delle espressioni più riconoscibili di quel momento storico. Con i Cheech Skaos, fondati nel 1997 insieme al chitarrista Andrea Imperato, portò sul palco un’energia nuova, capace di trasformare ogni concerto in una festa collettiva. Non solo musica, ma corpo, movimento, ironia, improvvisazione. Una presenza che non passava inosservata e che gli valse il soprannome di Skaman, diventato presto un marchio identitario.

In quegli anni Palermo era una città dove tutto sembrava ancora possibile. Si partiva da una sala prove ricavata in un garage e ci si ritrovava a suonare nei festival cittadini, a condividere palchi con artisti nazionali e internazionali, ad ascoltare generi musicali che fino a poco prima sembravano lontanissimi. La musica era scoperta, incontro, rischio. E u Skaman incarnava perfettamente quello spirito.

I Cheech Skaos furono protagonisti di quella stagione, presenti nei principali appuntamenti musicali cittadini e capaci di parlare soprattutto a una generazione giovane, che in quei suoni trovava un modo per esprimersi e riconoscersi. Nel 2003 arrivò anche il disco d’esordio, prodotto dall’etichetta di Roy Paci, a suggellare un percorso nato dal basso e cresciuto sui palchi.

Oggi, alla notizia della sua morte, i social si sono riempiti di video sgranati, ricordi, frammenti di concerti. Non solo nostalgia, ma il bisogno di ricordare un tempo in cui la musica a Palermo era soprattutto relazione, possibilità, desiderio di esserci. Giuseppe D’Arpa è stato un’icona di quella stagione: non solo un cantante, ma il simbolo di una città che, per un momento, ha creduto davvero nella forza della propria scena culturale.