Il viaggio tormentato
Apre a Gela il museo dei relitti greci: una nave nella nave, il porto ritrovato
Il mercantile arcaico e la sua “casa” hanno affrontato mille peripezie
Chi entra ha l’impressione di salire a bordo. Le linee interne, le rampe, le terrazze che si aprono come ponti: tutto nel nuovo Museo dei Relitti Greci di Gela richiama l’idea di una grande nave da crociera ancorata a terra. Ma è la copertura lignea, preziosa e calda nel color miele, a catturare lo sguardo: una carena rovesciata che sembra guardare verso il mare da cui proviene la protagonista assoluta dell’esposizione, la nave greca arcaica naufragata a Bulala oltre duemila anni fa.
Oggi quel relitto, lungo 17 metri, il più antico al mondo nel suo genere, trova finalmente casa. E la sua storia, tormentata e affascinante, sembra essa stessa un romanzo di mare. Partita dall’Attica, la triremi aveva toccato porti del Mediterraneo caricando e scaricando merci, prima di ripartire dalla ricca colonia greca di Gela. Qui il suo viaggio si interruppe bruscamente: un naufragio, un fondale sabbioso, il silenzio. Bisognerà attendere l’estate del 1988 perché i resti riemergano dai fondali di Bulala. Da allora, il percorso verso il museo è stato quasi più avventuroso del viaggio originario: 5 campagne di scavo, vent’anni per recuperare i pezzi, il trasferimento nel 2008 a Portsmouth, nel laboratorio del Mary Rose Institute, specializzato nel restauro dei legni bagnati. E poi, al rientro in Italia nel 2013, l’attesa infinita. La nave c’era, chiusa in casse di legno, il museo no.
La storia dell’edificio non è stata meno accidentata. I primi fondi arrivano nel 2000 dal Ministero della Cultura grazie ai proventi del Lotto ma vengono stornati, poi reinseriti. È un caso quasi unico in Sicilia: un’opera progettata direttamente da una Soprintendenza e finanziata interamente dall’assessorato ai Beni culturali, con oltre 5 milioni di euro del POR 2000-2006. Ma i lavori non partono, per ricorsi al TAR e al CGA, che nel 2020, in piena pandemia, si concludono nel 2023. Un furto di cavi di rame dell’impianto elettrico provoca un ulteriore ritardo, poi sanato con nuovi fondi. Una storia travagliata, certo, ma che oggi consegna alla Sicilia un polo culturale di respiro mediterraneo. Superato l’ampio androne destinato ad accogliere reception, biglietteria e area ristoro, si entra nella grande sala iperclimatizzata che ospita il relitto. È uno spazio pensato per proteggere legni di duemila anni fa e, in futuro, accogliere anche gli altri due relitti scoperti anch’essi a Bulala. Per ora solo il secondo è stato recuperato ed è in fase di restauro.
Tre colori dominano l’allestimento: il grigio quasi nero del pavimento, il bianco delle pareti, il miele caldo della copertura lignea. Attorno alla nave, vetrine con reperti, pannelli didattici, una sala virtuale che farà rivivere il momento del naufragio, la vita di bordo, la ricostruzione del relitto e le fasi del recupero. Dal primo piano una terrazza si affaccia sulla sala della nave; al secondo, gli uffici di direzione godono di una vista doppia: da un lato il mare, dall’altro la vegetazione fitta di Bosco Littorio. Il museo dei relitti greci ha spazi di lettura e per conferenze. Un assaggio del potenziale c’è già stato: nell’estate 2023, quando pochi pezzi del relitto furono esposti in un prefabbricato davanti al museo di Bosco Littorio. In tre mesi arrivarono 45 mila visitatori. Un entusiasmo che fa sperare in un circuito virtuoso di turismo archeologico e culturale. Chi arriverà a Bosco Littorio troverà un museo immerso in un’area naturalistica di pregio e, di fronte, un centro di restauro dei legni bagnati che sta lavorando al secondo relitto. E nel mare, silenzioso e paziente, attende ancora il terzo.