cinema in lutto
Ci lascia a 71 anni l'attore anti-eroe che cambiò la grammatica della risata
Il mondo dello spettacolo piange la scomparsa di Robert Carradine: ha combattuto una battaglia durata quasi vent'anni contro il disturbo bipolare
Il mondo dello spettacolo piange la scomparsa di Robert Carradine, morto a 71 anni dopo una "valente" e prolungata battaglia durata quasi vent'anni contro il disturbo bipolare. La notizia, iniziata a circolare dal 23 febbraio 2026, ha scosso profondamente Hollywood non solo per la perdita di un interprete trasversale, ma anche per le drammatiche circostanze dell'addio, riportato da diverse testate americane come un suicidio. Di fronte a questo inimmaginabile dolore, la famiglia Carradine ha scelto la via del coraggio civico: usare la propria dolorosa visibilità per combattere fermamente lo stigma sulla salute mentale, trasformando un lutto privato in un potente appello affinchè chiunque soffra possa cercare aiuto senza vergogna.
Figlio minore del leggendario attore John Carradine e fratello di David e Keith, Robert apparteneva a una vera e propria dinastia hollywoodiana, ma non ha mai cercato di imporsi sfruttando il peso del suo cognome. Al contrario, ha saputo rimodulare questa enorme eredità con grande ironia e profonda umiltà, ritagliandosi uno spazio da artigiano del cinema. Il suo esordio arriva nel 1972 accanto a John Wayne nel western polveroso The Cowboys, seguito da preziose apparizioni nella New Hollywood, come il cameo in Mean Streets di Martin Scorsese (1973) e ruoli in pellicole dal respiro civile come Coming Home (1978). Un momento emblematico giunge nel 1980 con The Long Riders diretto da Walter Hill, dove recita insieme ai suoi veri fratelli interpretando la celebre banda degli Younger, in un grande e affascinante esperimento corale.
Il colpo di genio capace di cambiare per sempre la grammatica della risata arriva però nel 1984 con la commedia Revenge of the Nerds. Nei panni dell'iconico Lewis Skolnick, Carradine non si limita a far ridere il pubblico: trasforma il "secchione" in un eroe e protagonista, anticipando il concetto di "nerd power" e dimostrando che la diversità può diventare un linguaggio vincente e comune. Con una recitazione sempre mite e misurata, l'attore regala una maschera-simbolo che genererà svariati sequel e un successo intergenerazionale tale da portarlo a condurre, anni dopo, il reality King of the Nerds.
Tra il 2001 e il 2004, Carradine vive una straordinaria seconda giovinezza televisiva conquistando il pubblico delle famiglie. Diventa Sam McGuire nella fortunatissima serie Lizzie McGuire su Disney Channel, portando in salotto l'ideal-tipo del genitore imperfetto ma profondamente affettuoso. Come padre della protagonista Hilary Duff, costruisce la figura di un adulto fallibile, capace di sbagliare e di sdrammatizzare, diventando un raro attore ponte tra vecchie e nuove generazioni.
Tuttavia, dietro la proverbiale affidabilità sul set, c'era un uomo profondamente vulnerabile. La sua esistenza è stata segnata da drammi privati e ostacoli, come il gravissimo incidente d'auto frontale in Colorado nel 2015 con l'allora moglie Edith Mani, a cui sono seguiti un difficile e doloroso divorzio e molte ombre sulla sua gestione della salute mentale. Nonostante queste dure battaglie interiori, i colleghi e gli affetti lo ricordano con un amore immenso: Jamie Lee Curtis lo ha definito il suo "primo amore", e la nipote Martha Plimpton lo ha salutato affettuosamente come "lo zio preferito di tutti".
Di lui resta la memoria di un professionista impeccabile, mai arrogante, sempre in grado di risolvere i problemi sul set invece di crearne. La sua risata genuina non cancellava la sofferenza psichica, ma insegnava al pubblico a sopportarla e a darle le giuste parole. In una Hollywood che troppo spesso confonde la rumorosità con il reale talento, Robert Carradine ha scelto di incidere con discrezione ed empatia, lasciando dietro di sé un vuoto incolmabile e un silenzio oggi assordante.