Il festival
Sanremo, sul palco i due Sandokan e Kabir Bedi "benedice" Camal Yaman: «Sei un degno successore»
Il "duetto" sul palco dell'Ariston e torna la scena cult dell'uccisione della tigre
Sul palco del Teatro Ariston, tra le luci scintillanti del Festival di Sanremo, si è consumato un momento di pura emozione cinematografica. Accompagnati dalla mitica sigla degli Oliver Onions – quel ritmo incalzante che ha fatto sognare generazioni – Kabir Bedi, l’icona indiana del Sandokan originale, è salito tra gli applausi scroscianti del pubblico. Sono passati esattamente 50 anni dalla leggendaria serie tv firmata Sergio Sollima, tratta dai romanzi avventurosi di Emilio Salgari, che trasformarono il pirata della Malesia in un eroe immortale del piccolo schermo.
Ad accoglierlo, Can Yaman, l’attore turco che ha recentemente reinterpretato lo stesso personaggio in una nuova produzione, riportando in vita le gesta del Tigrotto di Mompracem. In un gesto di profonda riverenza e rispetto, Yaman si è inginocchiato leggermente, ha baciato la mano destra di Bedi e se l’è portata sulla fronte, un omaggio che richiama le tradizioni orientali e il legame spirituale tra i due interpreti. Il pubblico, rapito, ha trattenuto il fiato in un silenzio carico di nostalgia.
«Cinquant’anni fa non avrei mai immaginato di essere qui per festeggiare i 50 anni di Sandokan», ha esclamato Kabir Bedi con voce commossa, gli occhi lucidi. «Grazie per aver reso leggendario il mio Sandokan, un personaggio che ha conquistato il mondo con il suo coraggio indomabile e il suo cuore ribelle». Le sue parole hanno scatenato un’ovazione, un ponte tra passato e presente che ha unito generazioni di fan.
A sigillare l’incontro, un confronto imperdibile: le due scene cult dell’uccisione della tigre, simbolo di forza primordiale. Da un lato, il Sandokan di Bedi, atletico e selvaggio negli anni ’70, che trafigge la belva con un balzo felino; dall’altro, la versione moderna di Yaman, dinamica e spettacolare grazie agli effetti contemporanei. Un montaggio video ha riavvolto il tempo, evocando le avventure tra mari tempestosi, duelli all’ultimo sangue e amori impossibili narrati da Salgari.
Un abbraccio fraterno ha chiuso la scena, mentre la sigla riecheggiava ancora: un tributo perfetto a un mito che resiste al tempo, dalla Malesia all’Ariston.