25 febbraio 2026 - Aggiornato alle 01:40
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IL FESTIVAL

Sanremo, si chiude la prima serata: l'omaggio a Baudo e le cinque canzoni più votate dalla giuria

Carlo Conti rispetta perfettamente la scaletta: chi ha avuto successo, chi più applausi

25 Febbraio 2026, 01:41

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Sanremo, si chiude la prima serata: quali sono le cinque canzoni più votate dalla  giuria

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Arisa, Fulminacci, Serena Brancale, Ditonellapiaga, Fedez e Masini compongono la prima graduatoria provvisoria, senza ordine di piazzamento, di Sanremo 2026, esito del voto della Giuria della Sala Stampa, Tv e Web.

Per il suo quinto festival, Carlo Conti affida l’avvio al nume tutelare Pippo Baudo: è la sua voce – «Buonasera, benvenuti al festival della canzone italiana, benvenuti al festival di Sanremo» – ad aprire una serata scandita dalle esibizioni dei 30 Big, dall’ovazione per il maestro Peppe Vessicchio, dal set trascinante di Tiziano Ferro, dalla reunion dei due Sandokan e dalla celebrazione degli 80 anni della Repubblica, macchiata però da un clamoroso refuso in grafica. «Pippo, Pippo», intona l’Ariston, mentre Conti, visibilmente emozionato, rende il «doveroso» omaggio a Baudo, a cui ha voluto dedicare l’edizione.

Nel tradizionale passaggio di testimone, torna sul palco Olly, trionfatore del 2025 con Balorda Nostalgia. «È bello cominciare da dove eravamo rimasti», sorride il direttore artistico, e in sala scatta un karaoke corale. Ancora Baudo introduce idealmente Laura Pausini, con le immagini del 1993 quando la lanciò, appena diciottenne, con La solitudine. «Sono molto felice, grazie per questo sogno», sottolinea la co-conduttrice. Ricorda che, quando Conti le ha proposto di affiancarlo, ha telefonato proprio a Baudo: «Laura sei pronta, non aver paura, vai, mi ha detto. E allora eccoci qua». E se ogni tanto affiora una zeta romagnola, lei ammette: «Ho paura di sbagliare, ma mi sento tranquilla, sono a casa, sono con voi». L’effetto nostalgia si compie quando risuona «dirige l’orchestra il maestro Peppe Vessicchio»: sullo schermo scorrono Mike Bongiorno, Fabio Fazio, Raffaella Carrà, ancora Baudo, Gianni Morandi, Amadeus e lo stesso Conti, in una carrellata nella storia del festival.

«È arrivato nelle nostre case con la forza del talento, ma Peppe è stato anche un uomo, un marito, un padre, un amico meraviglioso», dice Pausini. Conti ricorda anche altri protagonisti scomparsi: Angela Luce, Tony Dallara, Sandro Giacobbe, Gianni Pettenati e Maurizio Costanzo, morto esattamente tre anni fa. E poi un pensiero a Ornella Vanoni: «Domani – annuncia – sarà qui con noi Camilla Ardenzi, la nipote, a regalarci una sua versione di Eternità». Il co-conduttore Can Yaman si mette in gioco e fa cantare Pausini in turco sulle note di Kuzu Kuzu del connazionale Tarkan. Ma «l’ospite d’onore di questo festival», annuncia Conti, è una signora di 105 anni, Gianna Pratesi, di Chiavari, che 80 anni fa fu chiamata, come tutte le donne italiane, per la prima volta alle urne: «In casa mia erano tutti di sinistra, ho votato per la Repubblica, finalmente votavano le donne!», esclama. Conti invita all’applauso: «La sua testimonianza deve essere un esempio per i più giovani, perché quello che abbiamo oggi è la conquista di tante persone, che hanno perso anche la vita per noi». Peccato che sul ledwall, a corredo delle immagini d’epoca in bianco e nero, il risultato del referendum del 2 giugno 1946 diventi per errore «il 54 per cento alla Repupplica».

Tiziano Ferro celebra 25 anni di carriera con un set esplosivo: inizia a cappella con Ti scatterò una foto, poi inanella La differenza tra me e te, Lo stadio e Xdono. Quindi presenta il nuovo brano, Sono un grande: «Finalmente anche io posso dirmi bravo per quello che ho fatto e che non ho fatto, anche contro gli hater». E scherza con Pausini: «Il prossimo anno io e te insieme, se Carlo se ne va, vengo io». La carrambata è l’arrivo di Kabir Bedi, storico Sandokan di Sergio Sollima, che abbraccia Can Yaman e lo benedice: «Se il mio degno successore». Si balla con le hit di Max Pezzali, ospite fisso sul palco galleggiante, e con Voilà di Elettra Lamborghini, mentre il teatro accoglie Sal da Vinci che intona Rossetto e caffè e poi infiamma con il brano in gara, Per sempre sì. L’amore lungo trent’anni è anche quello cantato da Raf in Ora e per sempre, dedicata alla moglie Gabriella Labate.

Tra le esibizioni più convincenti spicca Fulminacci con Stupida sfortuna. Da brivido la prova di Serena Brancale, che chiude con gli occhi lucidi la sua Qui con me, dedicata alla madre scomparsa. Ermal Meta presenta la struggente ninna nanna Stella Stellina e porta cucito sulla camicia il nome di Amal, piccola vittima di Gaza. Conti, consegnandogli il bouquet, chiosa: «Che i fiori siano solo per far festa e non sulle tombe dei bambini che non c’entrano niente con le follie degli uomini».