IL FESTIVAL
Miss Italia contro Ditonellapiaga: dal palco dell’Ariston all’aula di tribunale? La battaglia su un nome che pesa come un marchio
La prima polemica di Sanremo 2026 accende i riflettori sull’uso di “Miss Italia” nel titolo del nuovo album e di un brano della cantautrice romana
Ditonellapiaga
Una sala stampa affollata, il brusio che si spegne di colpo, e una domanda spiazzante mentre l’eco della prima esibizione all’Ariston vibra ancora nell’aria: “Le hanno detto che Miss Italia vuole farle causa?”. L’espressione di Ditonellapiaga si incrina appena, ma la risposta è ferma: il disco “parla di me”, non “insulta nessuno”. È l’innesco della prima, clamorosa controversia di Sanremo 2026: il concorso di bellezza contesta l’uso della denominazione “Miss Italia” come titolo di un album e di un brano dell’artista e annuncia di aver dato mandato agli avvocati per inibirne l’impiego e chiedere i danni. Sullo sfondo, un terreno minato in cui si intrecciano tutela dei marchi rinomati, limiti e tutele dell’espressione artistica, percezione pubblica e reputazione di un brand storico.
Cosa è successo, in breve
L’organizzazione di Miss Italia ha diffuso una nota oggi: “uso indebito” della denominazione “Miss Italia” nel titolo di un brano e dell’album di Ditonellapiaga; nel testo sarebbero presenti “espressioni e giudizi” ritenuti lesivi “della dignità e dell’onore” delle partecipanti. Conferito mandato agli avvocati Pieremilio Sammarco e Vincenzo Larocca per azioni volte a inibire l’uso del nome e a ottenere il risarcimento dei danni.
Ditonellapiaga replica: il brano omonimo non è stato ancora pubblicato, il progetto discografico ruota attorno al tema dei canoni di bellezza e della perfezione, con spirito di autoironia; “non parlo male del concorso”.
L’album “Miss Italia” è atteso per il 10 aprile 2026; l’artista è in gara a Sanremo 2026 con “Che fastidio!”.
Il comunicato di Miss Italia: tra marchio, reputazione e tutela delle concorrenti
Il cuore della contestazione è nella nota diffusa a Sanremo oggi: il Concorso Miss Italia parla esplicitamente di uso “indebito” della denominazione “Miss Italia” da parte di Ditonellapiaga, che l’ha scelta come titolo di un brano e dell’album che lo conterrà. A questo si aggiunge un passaggio dirimente: nel testo della canzone — sempre secondo l’organizzazione — comparirebbero “espressioni e giudizi” ritenuti lesivi “della dignità e dell’onore” delle concorrenti. La condotta è definita “gravemente pregiudizievole” dei diritti esclusivi connessi alla denominazione, oltre che dell’immagine e della reputazione del concorso e delle sue partecipanti. Per questo motivo l’ente ha conferito mandato agli avvocati Pieremilio Sammarco e Vincenzo Larocca per “le più opportune azioni giudiziarie” dirette a ottenere l’inibitoria dell’uso del nome e il risarcimento dei danni “subiti e subendi”. Le parole sono chiare e ricalcano la cornice giuridica che tutela i marchi rinomati e la loro immagine. (ANSA; HuffPost; Vanity Fair; All Music Italia; Libero Quotidiano)
Un dettaglio non secondario: la struttura organizzativa storica di Miss Italia fa capo alla Miren srl (ai diversi rami societari collegati negli anni), soggetto che negli anni ha tutelato il proprio patrimonio immateriale — nome, logo, format — con diffide e iniziative legali contro usi ritenuti abusivi del marchio. Un precedente di tono diverso, ma utile per capire la sensibilità del soggetto sulla materia, è la diffida contro un’iniziativa locale che sfruttava impropriamente la denominazione del concorso. (Sito Miss Italia/Miren; ANSA Foggia su diffida 2024)
La posizione di Ditonellapiaga: “Parlo di me e dei canoni di bellezza. La canzone non è ancora uscita”
Sul fronte opposto, Ditonellapiaga — nome d’arte di Margherita Carducci — ha mantenuto una linea di prudenza. Di fronte alle domande in conferenza stampa, l’artista ha ricordato che né il brano né l’album omonimo sono ancora stati pubblicati, quindi “non è chiaro se abbiano potuto ascoltare il testo”. E ha riassunto il senso del progetto: una riflessione personale sul rapporto con la perfezione, i canoni estetici, l’auto-percezione e le maschere sociali. “Speravamo in un po’ di autoironia: questo è lo spirito del disco”, ha detto, negando qualunque intenzione denigratoria verso il concorso o le partecipanti. Ha inoltre puntualizzato un passaggio che ha alimentato la miccia: la parola “disperate”, finita al centro del fuoco incrociato, non sarebbe riferita alle concorrenti, ma a una condizione emotiva che può riguardare chiunque, anche “una donna bellissima”.
Nello stesso perimetro comunicativo, la cantautrice ha continuato il proprio percorso sanremese con “Che fastidio!”, brano-manifesto che gioca sulla frizione tra regole implicite, aspettative sociali e idiosincrasie quotidiane. L’uscita dell’album “Miss Italia” è calendarizzata per il 10 aprile 2026.
Il nodo giuridico: quando un nome “rinomato” entra in un titolo artistico
Il caso mette a fuoco un equilibrio delicato: l’uso di una denominazione registrata e riconoscibile — “Miss Italia” — nel titolo di un’opera musicale. In Italia, l’articolo 20 del Codice della Proprietà Industriale (CPI) tutela i marchi registrati e, per i marchi di rinomanza, consente di vietare usi non autorizzati anche “per fini diversi” dalla contraddistizione di prodotti o servizi, quando tali usi traggano indebito vantaggio dalla notorietà o rechino pregiudizio al carattere distintivo o alla reputazione del marchio. È la norma cardine invocata quando un marchio famoso ritiene che il proprio nome sia sfruttato come “agganciamento” promozionale o che ne risulti una diluizione o un discredito. (RPLT – analisi art. 20 CPI; RPLT – tutela marchi rinomati)
Accanto a questo, l’articolo 21 del CPI prevede limitazioni al diritto di marchio: non tutto l’uso del segno è vietato. È ammesso l’uso “conforme ai principi della correttezza professionale”, comprendendo tra gli esempi la referenza al marchio altrui per identificare prodotti o servizi del titolare quando necessario. La giurisprudenza e la dottrina hanno inoltre valorizzato, nel solco europeo, gli usi per finalità di espressione artistica, purché non ingannevoli e rispettosi delle consuetudini di lealtà commerciale. È un confine mobile, che i tribunali tracciano caso per caso, valutando contesto, modalità e impatto sull’immagine del marchio.
Perché proprio adesso: la finestra perfetta (o imperfetta) del Festival
Che la questione deflagri durante Sanremo non è casuale. L’attenzione mediatica, l’impatto promozionale di un titolo forte, la tempistica dell’annuncio dell’album (uscita il 10 aprile 2026) e l’eco della prima serata — con Ditonellapiaga citata tra le più apprezzate — creano il terreno ideale perché un contenzioso di branding si trasformi in caso nazionale. L’organizzazione di Miss Italia si muove per impedire che la denominazione entri nel mercato discografico come titolo, consolidando un’associazione che ritiene indebita; l’artista, viceversa, richiama il significato simbolico del titolo all’interno di un racconto personale sulla bellezza, i canoni, la perfezione apparente e la pressione sociale.