Festival
Sanremo e la parità (di genere) che non arriva: due vincitrici in 12 anni e nessuna direttrice artistica
Più artiste sul palco ma meno donne al comando: numeri impietosi su vincitrici, conduttrici e direttori artistici e un coro femminile che chiede parità e spazio
Negli ultimi dodici anni a Sanremo sono salite sul gradino più alto del podio soltanto Arisa, nel 2014, e Angelina Mango, nel 2024. In questa edizione rappresentano un terzo del cast dei Big in gara. «Mi dispiace che quest’anno ci sia una presenza minore, ma le Bambole di Pezza sono cinque e aumentano il numero», osserva con un sorriso il direttore artistico Carlo Conti. «Mi auguro che la presenza delle donne sia sempre più numerosa anche sul palco, non posso dire dove», aggiunge, alludendo a una possibile direzione artistica al femminile per i prossimi anni.
I numeri parlano chiaro. Nell’arco di 76 edizioni, soltanto sei donne hanno avuto il ruolo di conduttrici principali: Lilli Lembo, sul palco nel 1961 insieme con l’attrice Giuliana Calandra; Maria Giovanna Elmi nel 1978, Loretta Goggi nel 1986, Raffaella Carrà nel 2001, Simona Ventura nel 2004 e Antonella Clerici, ultima «donna sola al comando», nel 2010. Ancora più impietose le statistiche relative alla direzione artistica, ruolo centrale che definisce l’identità del festival, mai affidato a una donna, fatta eccezione per la co-direzione di Carla Vistarini insieme con Pino Donaggio e Giorgio Moroder, nel 1997.
«C'è tanto materiale quest’anno a Sanremo e potrebbe svettare una donna, ne sarei contentissima», commenta Ditonellapiaga, nella top five provvisoria della prima serata con Arisa e Serena Brancale. «Ho amato moltissimo i pezzi delle altre concorrenti: Levante, Malika, Arisa e Serena Brancale hanno dimostrato una vocalità incredibile».
Non si tirano indietro le Bambole di Pezza, prima rock band al femminile all’Ariston: «La parola "femminista" ci piace molto, la usiamo ed è sempre importante in una società in cui ancora non è stata raggiunta la parità». «Non siamo contro il sistema maschile, non è andare contro ma lavorare per andare verso la parità», spiegano le componenti della band. E alla provocazione di chi cita gli stereotipi secondo i quali «dietro un grande uomo c'è sempre una grande donna» e «in casa comandano le donne», ribattono pronte: «Non vogliamo avere potere in casa, ma fuori. Le donne non possono essere uccise e stuprate. Ci sono dati soggettivi e altri oggettivi, la parità di stipendio non c'è. Qui si parla di un problema sistemico e non di singoli episodi».
Arisa vedrebbe «bene Elisa come prima direttrice artistica». "Mi piacerebbe tantissimo che al festival ci fossero più donne, mi incuriosisce il fatto che ce ne siano sempre meno», riflette l'artista. «Certamente siamo in un mondo che privilegia il maschile, ma le cose cambieranno, me lo sento: siamo in cammino verso il cambiamento e l’affermazione, ma dobbiamo essere forti, essere dalla nostra parte. In questi ultimi anni vedo sempre più complicità e voglia di starci vicine, di portare avanti con purezza e responsabilità questo sentimento di sorellanza», sottolinea Arisa, che all’Ariston è stata co-conduttrice nel 2015 (con Emma Marrone e Rocio Munoz Morales, sempre con Conti). "Valletta», precisa con candore. «La co-conduttrice sta sempre al fianco del conduttore. Io andavo e venivo, andavo e venivo, ero una piccola parte del festival». Per la serata cover ha scelto il brano manifesto di Fiorella Mannoia, Quello che le donne non dicono, «letto però in una accezione più angelica, come celebrazione della bellezza e della magia del femminile, non solo delle donne».
E se la stessa Mannoia nelle scorse settimane si è detta "disponibile" al ruolo di direttrice artistica, Fiorello ha candidato Giorgia alla guida del festival come padrona di casa. Il futuro delle donne all’Ariston è ancora tutto da scrivere.